24 NOVEMBRE 2007 - ITALIA

Finalmente si parte!! Dopo due anni e mezzo di preparativi siamo pronti per partire. Ritrovo a Ponteranica alle 7:30; ci sono tutti: i genitori, gli amici; vengono a salutarci, qualcuno si commuove ma le lacrime si confondono con le gocce di pioggia. Dopo due foto e qualche saluto partiamo alla volta di Genova dove ci imbarchiamo per Tunisi. Viaggio tranquillo sotto la pioggia; pranzo in trattoria a Genova dove ci raggiungono altri amici. Per le tre andiamo all'imbarco e aspettiamo il nostro turno; cominciano già i primi problemi. Avevamo solo la prenotazione del biglietto e dopo alcune telefonate tutto è andato a posto, ma al momento di imbarcarci vengono a dirci che dobbiamo avere il timbro delle polizia; di corsa compiliamo un tagliando e saliamo quasi per ultimi sulla nave. Ci dirigiamo alle nostre cabine, spartane ma simpatiche. La nave salpa alle 18:15; viaggio tranquillo, si chiacchiera, si mangia e poi stanchi morti per la notte passata a lavorare alla macchina ci dirigiamo nei letti. Buona notte a tutti!!     P.S.: al gruppo si è aggiunto un componente: lo GNOMO, nostro protettore e porta fortuna.

 
25 NOVEMBRE 2007 - TUNISIA
Ci svegliamo senza fretta, notte tranquilla con dormita ristoratrice; il mare si fa leggermente mosso, non piove più ma c'è ancora nuvoloso. Attracchiamo a Tunisi intorno alle 15:00; pratiche doganali veloci, senza nessun intoppo. Ci dirigiamo subito verso al città e la superiamo senza problemi; il nostro viaggio ha veramente inizio. Primo campo in un piccolo autogril lungo l'unica autostrada del paese, direzione Sousse. L'IMPATTO CON LA TUNISIA E' STATO PIACEVOLE: LA GENTE E' CORDIALE, TI SALUTANO TUTTI, SIAMO I BENVENUTI. LE STRADE SONO BELLE E LE CARATTERISTICHE CASE BIANCHE, BASSE E SQUADRATE PUNTEGGIANO LE COLLINE BRULLE.
 

26 NOVEMBRE 2007 - TUNISIA

Oggi dobbiamo "galoppare", domani mattina dobbiamo essere alla frontiera con la Libia dove ci aspettano giuda e poliziotto. Raggiungiamo Kairouan dove ci fermiamo per una piccola spesa, ma al nostro rientro alle macchine troviamo una sorpresa: abbiamo forato, di già??!! Siamo proprio sfortunati; poco dopo troviamo un gommista che ci aggiusta le foratura e ripartiamo alla grande. Fermata tecnica per un piccolo spuntino e poi torniamo alla guida. Primo campo in mezzo alla natura, fermi in una distesa di ulivi. La giornata è stata un po' pesante; comincia a far caldo e per fortuna il sole si nasconde ancora dietro le nuvole. LE PERSONE SI CONFERMANO OSPITALI, GENTILI, MOLTO CORDIALI E DISPONIBILI. IL PAESAGGIO COMINCIA A ESSERE DESERTICO; OGGI SIAMO PASSATI DA COLTIVAZIONI IMMENSE DI ENORMI ULIVI, A COLLINE DI SABBIA NEL GIRO DI SOLI 400 km ; LA VERA AFRICA COMINCIA A FARSI SENTIRE E VEDERE, AVVISTIAMO I PRIMI DROMEDARI.

PER QUANTO RIGUARDA NOI, TUTTI BENE; NON CI SIAMO ABITUATI ANCORA ALLA TRANQUILLITA' AFRICANA; STIAMO ANCORA CORRENDO ABITUATI ALLA VITA FRENETICA DELL'ITALIA.

 

27 NOVEMBRE 2007 - TUNISIA-LIBIA

Puntuali siamo alla frontiera; poco più di mezz'ora per quella tunisina, tutto ok; fra le due incontriamo Kaliffa, la nostra guida che ci seguirà fino alla frontiera con l'Egitto. Pratiche doganali veloci, attacchiamo le targhe libiche sui mezzi e ci avviamo verso Tripoli che raggiungiamo intorno alle 15:30; oggi ci fermiamo qui perchè dobbiamo fare i visti per l'Egitto. Ci accampiamo nella tenuta di campagna del titolare dell'agenzia di viaggi a cui ci siamo appoggiati; un luogo piacevole con piante di frutta a volontà e acqua. Ne approfittiamo per riempire i serbatoi, per lavare i panni e soprattutto per fare una doccia veloce: le nostre invenzioni funzionano alla grande, sono una bomba; stasera spaghetti aglio-olio e peperoncino (della Tunisia): che fiamme ragazzi!!    LA CORDIALITA' DELLA GENTE LA RITROVIAMO ANCHE IN LIBIA, LA GUIDA E' SIMPATICA PARLIAMO UN PO' IN INGLESE E UN PO' IN FRANCESE; NON SIAMO UN GRAN CHE' MA CE LA CAVIAMO.

I PAESAGGI SONO DELUDENTI: NON SALVAGUARDANO LA NATURA; C'E' IMMONDIZIA AI LATI DELLA STRADA CHE TIENE COMPAGNIA PER TANTI km INSIEME A ROTTAMI DI MACCHINE BRUCIATE. LA GUIDA DEI LIBICI FA' VERAMENTE PAURA, NON SUONA NESSUNO MA TUTTI VANNO DOVE VOGLIONO: CHI TI SUPERA A DESTRA, CHI ZIGZAGA FRA LE MACCHINE, CHI GIRA ALL'IMPROVVISO E CHI SI IMMETTE SENZA PREOCCUPARSI DEGLI ALTRI; UN VERO CASINO!!

 

28 NOVEMBRE 2007 - LIBIA

Oggi ci inoltriamo di nuovo nel pazzo traffico di Tripoli; in poco più di mezz'ora abbiamo i visti per l'Egitto; passiamo in banca e ne usciamo con una mazzetta enorme di soldi. Imboschiamo il tutto e partiamo alla volta della dogana; in compagnia di Lele passo un viaggio tranquillo. Ci fermiamo per il pranzo che ormai sono le tre del pomeriggio e poi di nuovo in macchina; questa volta guidano le donne, io e Francesca prendiamo in mano le redini delle auto e le lanciamo tutta birra su una strada in mezzo al deserto. Campo non molto distante dalla città di Sirte; noi nelle nostre tende, il poliziotto in una delle nostre tende che utilizzeremo sul Kili e la guida... per terra, esagerato!!!     OGGI ABBIAMO COMINCIATO A CHIACCHIERARE UN PO' DI PIU' CON LA NOSTRA GUIDA, PARLANDO DEL PIU' E DEL MENO SIAMO ARRIVATI A CAPIRE COME ORIENTARCI CON LE STELLE, O PER LO MENO PENSIAMO DI ESSERCI ARRIVATI. DURANTE LA GIORNATA ABBIAMO SCOPERTO CHE NOI ITALIANI SIAMO I BENVENUTI, MA TUTTI GLI ALTRI AFRICANI, DAGLI ALGERINI AI NERI, NON SEMBRANO VADANO MOLTO A GENIO AI LIBICI; SE IL TE' E' FATTO DA

EGIZIANI O MAROCCHINI NON LO BEVONO NEMMENO. NONOSTANTE QUESTA DISCRIMINAZIONE, PER IL MOMENTO TUTTO BENE. IL PAESAGGIO COMINCIA A CAMBIARE NUOVAMENTE ORA E' SOLAMENTE DESERTO, PIATTO MA DESERTO, DI UNA SABBIA QUASI ROSSA NEL QUALE FAI QUASI FATICA A SCORGERE LE PRIME MANDRIE DI DROMEDARI. GIORNATA FATICOSA, MA DOMANI CE NE ASPETTA UNA ANCORA PEGGIO DI SOLA AUTOMOBILE, PER AVVICINARCI IL PIU' POSSIBILE ALLA FRONTIERA CON L'EGITTO.

 

29 NOVEMBRE 2007 - LIBIA

Come preannunciato oggi guidiamo per ben 680 km, tutto deserto, non ce la facciamo più, una stanchezza!! Peggio che fare il muratore a casa. Ci fermiamo in una città di petrolieri, per apporre sul passaporto un altro timbro, dove "perdiamo" un'ora. La sosta per il pranzo, alle due e mezza, ci vede impegnati con della buona carne di pecora alla griglia; nelle bancarelle di fronte compriamo, invece, della carne di cammello da fare stasera con gli spaghetti. Ripartiamo e ci fermiamo in mezzo al deserto che sono ormai le nove e mezza. Pensavamo ad un a caffè veloce e poi tutti a nanna, invece, Kaliffa accende il fuoco, ci chiede pentole e mestoli e si mette a cucinare il cammello; all'alba di mezzanotte mangiamo dei buonissimi spaghetti con sugo di cammello.

 

30 NOVEMBRE 2007 - LIBIA-EGITTO

Ci sveglia il toc-toc sulla tenda di Kaliffa: sono le 7:00; così presto?? Voglio ancora dormire. Un caffè veloce con due Pandistelle e via, di nuovo sulle macchine attraverso una monotona strada dritta in mezzo al deserto tutto piatto, nemmeno una piccola duna. Sosta caffè e riempimento taniche e serbatoi; siamo pieni e strapieni e pian pianino raggiungiamo la frontiera con l'Egitto. Kaliffa sbriga le pratiche doganali, salutiamo lui e Fati, il poliziotto; con il sorriso sulle labbra e armati di santa pazienza cerchiamo di passare la frontiera egiziana. Corri di là, corri di qua, cambia i dollari, manca un timbro, finalmente dopo tre ore ce la facciamo; con le targhe egiziane ci incamminiamo in questo nuovo paese. Cerchiamo un posto per il campo; ci imbattiamo inizialmente in un'area militare: non facciamo in tempo a scendere dalle auto, che quattro militari si fanno avanti. Dopo circa dieci minuti di trattative e indecisioni ce ne andiamo e sostiamo poco più avanti in una fermata del pullman. Una deliziosa zuppa ai fagioli, una fumata col narghilè alla mela verde e poi tutti a nanna, è stata una giornata faticosa.   

L'IMPATTO CON L'EGITTO PER IL MOMENTO E' STATO POSITIVO; ANCHE QUI CI HANNO DATO UNA MANO E TUTTO SOMMATO I MILITARI, ANCHE SE UN PO' FISCALI, SONO GENTILI. TUTTI SALUTANO ANCHE SE SOTTO SOTTO PENSIAMO CHE CI PRENDANO UN PO' IN GIRO: TI GUARDANO, PARLANO IN ARABO E SI METTONO A RIDERE, BO!!!  p.s. DAMY HA FUMATO PER LA PRIMA VOLTA NELLA SUA VITA.

 

1 DICEMBRE 2007 - EGITTO

Siamo in partenza per Il Cairo, dobbiamo andare in città per fare i visti per il Sudan; lungo il tragitto sentiamo l'ambasciata italiana ad Alexandria e ci dicono che domani lavorano e che è meglio rivolgersi a quella del Cairo. Continuiamo quindi il viaggio lungo una strada larga in mezzo al deserto; sulla sinistra scorgiamo sempre il mare che ci tiene compagnia. Cerchiamo un villaggio per prendere del pane; non lo troviamo, ma alla fine ci fermiamo in mezzo a quattro case, da una di queste esce un uomo a cui chiediamo se vende del pane, manda un bambino a una casa vicino e questo torna con un sacchetto e due pani. Ricambiamo con una scatola di caffè, quattro chiacchiere, in inglese noi in arabo loro e i nostri indirizzi (cosa se ne faranno??) Ripartiamo e ci fermiamo poco più avanti alla fermata del pullman per uno spuntino; stiamo per ripartire quando arriva una macchina: la polizia. Ci chiedono i documenti, fanno una telefonata e... stiamo ancora aspettando (sono le 15:15). Ora ci hanno parcheggiato dietro bloccandoci, il capo è in cammino nel deserto e... aspettiamo; finalmente è di ritorno, si siede in macchina e... per fortuna Tiziano chiede se possiamo andare e loro... sì, sì; un po' basiti saliamo in macchina e partiamo, veniamo scortati per qualche chilometro, poi spariscono; ci sa tanto di presa in giro. Sconfortati per il cambiamento di programma decidiamo di fermarci poco dopo, se riusciamo puntiamo al mare; vediamo una larga strada sterrata la percorriamo interamente con passaggi quasi da vero deserto e raggiungiamo la spiaggia. Tutti felici prepariamo i salviettoni e via, un tuffo nel mare; ma la nostra felicità si tramuta presto in preoccupazione e poi delusione; dalla cresta della duna appare.... un militare!! Ancora??!! Ci dice che non possiamo stare lì che ci avrebbero portato via; ci rivestiamo in fretta e furia e ritorniamo sui nostri passi. Ci accampiamo, questa volta chiedendo il permesso, vicino ad un

gommista poco a lato della strada principale. Al campo c'è chi si lava i capelli, chi se li fa tagliare e chi, fortunatamente, prepara anche da mangiare; un buon risotto, un narghilè, due chiacchiere e poi a nanna. Domani destinazione Il Cairo.L'EGITTO PER IL MOMENTO E' STATO BELLO, I PAESAGGI VANNO DAL DESERTO AL MARE IN POCHE CENTINAIA DI METRI; SEMBRA NON ESISTANO PAESI, OGNI TANTO APPAIONO ALCUNE CASE, MA UN PAESE VERO E PROPRIO SEMBRA NON ESSERCI. SULLA STRADA INCONTRIAMO UNA QUANTITA' ESAGERATA DI CARRETTI TRAINATI DA ASINELLI, MA DEI PADRONI NON SI VEDE L'OMBRA. LA GENTE IN CITTA' SEMBRA GUARDARTI STORTO, MA APPENA ESCI, TUTTI SALUTANO, CHIEDONO UN PASSAGGIO, TI SORRIDONO, SE CHIEDI LORO UN FAVORE SONO MOLTO CORDIALI E OSPITALI. AL CONTRARIO LA POLIZIA SEMBRA PRENDERTI IN GIRO, NON PARLANO INGLESE QUINDI NON TI CAPISCONO, NON RIESCI A FARTI CAPIRE E SOPRATTUTTO SEMBRANO PROPRIO FARTI PERDERE TEMPO E PRENDERE IN GIRO (COME E' SUCCESSO OGGI). TUTTO SOMMATO NON CI TROVIAMO MALE, ANCHE SE NON POSSIAMO FARE SEMPRE TUTTO CIO' CHE VOGLIAMO, MA SOPRATTUTTO ADESSO CI SENTIAMO PROPRIO IN FERIE, NON DOBBIAMO PIU' CORRERE DA NESSUNA PARTE E LA STIAMO PRENDENDO UN PO' PIU' CON CALMA. IL TEMPO PER IL MOMENTO RESTA DALLA NOSTRA, IL SOLE SPLENDE ALTO NEL CIELO E SCOTTA, LA SERA SI FA PIU' FRESCA, MA SOPPORTABILE (CON IL PIUMINO)!!

 

2 DICEMBRE 2007 - EGITTO

Ci svegliamo con calma verso le otto, una colazione veloce, ritiriamo i panni asciutti e via verso Il Cairo con la speranza di non incontrare ancora la polizia. Ci inoltriamo in un piccolo paese turistico dove facciamo la spesa, prendiamo il pane e una sosta tè; proseguiamo e imbocchiamo la "Desert Road", all'inizio però ci sembrava di essere all'autodromo tanti cartelli pubblicitari c'erano. Per qualche chilometro ci accompagna il solito paesaggio desertico, punteggiato qua e là da antenne e brulicante di militari. Poi raggiungiamo l'autostrada che collega Alexandria a Il Cairo, da adesso comincia un traffico che si fa sempre più concentrato e frenetico con l'avvicinarsi della città. Decidiamo di pernottare in un hotel per una doccia sana, lo cerchiamo vicino all'ambasciata e per caso non molto lontano dal Museo Egizio; per raggiungerlo un traffico spaventoso: strade a due corsie che diventano a quattro o cinque da quante macchine c'erano, chi ti sorpassa a destra, chi ti taglia la strada. Un complimento ai nostri autisti che dopo un breve periodo di prova, si sono ambientati ottimamente a colpi di clacson, inchignolate e slalom fra le macchine.

Hotel spartano, ma piacevole; la cena la consumiamo in uno dei loro fast-food con cibo locale ottimo. Ritorniamo in albergo verso mezzanotte, una doccia veloce e a nanna. L'IMPATTO CON IL CAIRO E' STATO QUASI TRAUMATICO: AVETE PRESENTE IL TRAFFICO DESCRITTO QUALCHE GIORNO FA' A TRIPOLI?? MOLTIPLICATELO PER ALMENO CINQUE VOLTE; LA GENTE E' VERAMENTE PAZZA, MA A QUANTO PARE CON BUONI RIFLESSI, NESSUN INCIDENTE VISTO. IN CITTA' TUTTI TI GUARDANO E, NON ABBIAMO ANCORA CAPITO COME, MA RICONOSCONO CHE SEI ITALIANO E TI SALUTANO, SCAMBIANO DUE CHIACCHIERE E POI SE NE VANNO; ALCUNI, INVECE, TI GUARDANO E SI METTONO A RIDERE, SOPRATTUTTO I RAGAZZINI, COSA AVREMO DI COSI' DIVERTENTE. LA GENTE RESTA SEMPRE CORDIALE E OSPITALE; IL CENTRO DELLA CITTA', ANCHE SE MOLTO CAOTICO, RESTA PULITO, SI VEDONO POCHE CARTACCE IN GIRO; LA GENTE NON INSISTE A VENDERTI LA MERCE CHE POSSIEDE; PER LA STRADA, IN MEZZO AL TRAFFICO, PASSANO RAGAZZINI CON VASSOI CARICHI DI SPUNTINI.

 

3 DICEMBRE 2007 - EGITTO

Oggi lo dedichiamo alla visita delle Piramidi di Giza. Passiamo prima in ambasciata italiana per questione visti Sudan; poi contrattiamo il prezzo con un tassista e ci facciamo portare all'entrata del famoso sito archeologico. Appena arrivati uno spettacolo meraviglioso si apre davanti ai nostri occhi; come montagne si innalzano sopra i palazzi della città queste enormi costruzioni. Prendiamo i biglietti e iniziamo la nostra visita; entriamo nel Tempio della Piramide di Chefren, accareziamo quasi la Sfinge che fotografiamo da qualsiasi lato. Passiamo a circumnavigare la Piramide di Cheope, la più grande alta 146 mt; poi visitiamo la seconda Piramide, quella di Chefren, alta 136 mt; questa volta però, io e Damy, decidiamo di entrare nel suo interno. Attraverso uno stretto e basso cunicolo in discesa raggiungiamo una zona di transito in piano che porta ad un secondo cunicolo, questa volta in salita, con il quale raggiungiamo la sala principale, spoglia, con nessun disegno ne geroglifico, c'è semplicemente il sarcofago del faraone. Comunque emozionati per essere entrati in una piramide, ne usciamo felici e continuiamo la visita tutti insieme.

Dopo circa quattro ore, un po' stanchi e affamati, decidiamo di uscire e di fermarci per uno spuntino con vista piramidi. Concludiamo la giornata con il rientro in albergo e una piccola cena.      LA VISITA ALLE PIRAMIDI E' STATA VERAMENTE SPETTACOLARE, TI PONI E TI PORRAI ETERNAMENTE, SEMPRE LA STESSA DOMANDA: COME AVRANNO FATTO A COSTRUIRE DELLE STRUTTURE DEL GENERE?? FORMATE DA ENORMI BLOCCHI DI PIETRA E POI RIVESTITE INTERAMENTE DI GRANITO PER RENDERE LA SUPERFICIE LISCIA E RESISTENTE (ULTIMO PEZZO RIMASTO, LA CIMA DELLA PIRAMIDE DI CHEFREN); NON  SI NOTA NEMMENO L'ENTRATA DI QUESTI EDIFICI, COSTRUITI SOLAMENTE PER ESSERE UTILIZZATI COME TOMBE PER I FARAONI. E POI LA SFINGE ANCORA PIU' MISTERIOSA E VISTA DA VICINO ANCORA PIU' AFFASCINANTE CON IL CORPO DA LEONE E IL MUSO DI FARAONE. CARATTERISTICI I CAMMELLI CON IL MANTO CHIARO QUASI GRIGIO E BARDATI CON PENDENTI IN LANA TUTTI COLORATI, SUI QUALI PUOI FARE IL GIRO DEL SITO ARCHEOLOGICO. L'UNICA PECCA DI QUESTO MERAVIGLIOSO LUOGO, E' LA GENTE INSISTENTE CHE TI RINCORRE PER VENDERTI DEI BIGLIETTI GIA' USATI O PER PORTARTI COL SUO CAMMELLO QUANDO SENZA NESSUN PROBLEMA I TAXI ARRIVANO ALL'ENTRATA PRINCIPALE. COMUNQUE LA VISITA DI QUESTE IMPONENTI PIRAMIDI MI LASCERA' SEMPRE QUALCOSA NEL CUORE, MA SOPRATTUTTO LASCERA' LA CURIOSITA' DI CAPIRE E SAPERNE SEMPRE UN PO' DI PIU'; UNO SPETTACOLO MERAVIGLIOSO, DA NON PERDERE.

 

4 DICEMBRE 2007 - EGITTO

Questa mattina andiamo a ritirare la lettera necessaria per i visti del Sudan e successivamente puntiamo al Museo egizio. Stranamente e fortunatamente non c'è molta gente e non facciamo nessuna fila per entrare. Passeggiamo tranquillamente per un paio d'ore tra gli interessanti ritrovamenti archeologici conservati in questa struttura; mi colpisce soprattutto la zona riservata a Tutankamen con i suoi possedimenti tutti in oro massiccio o laccati d'oro, la sua maschera funeraria pesante 11 kg, i suoi gioielli e tutto ciò che gli apparteneva. Ci perdiamo a contemplare i papiri con le scritte in geroglifici e le rappresentazioni della vita quotidiana, ci meravigliamo di fronte alle perfette mummie di animali (coccodrilli, cani, scimmie,...). Il tempo passa in fretta, decidiamo di andare a mangiare un boccone e poi, io e Damy cerchiamo un internet-caffè per spedire due righe agli amici, mentre gli altri raggiungono le macchine e riempiono i serbatoi con l'acqua. Cerchiamo di partire prima che il traffico della città ci blocchi e, più o meno tranquillamente, con alcune inversioni, riusciamo finalmente a salire sulla tangenziale; veloce sosta al supermercato per rifornimento frutta e verdura; ci fermiamo poco fuori Il Cairo in una piazzola di sosta per la notte.

LA GIORNATA E' STATA PIACEVOLE, IL MUSEO MOLTO INTERESSANTE, AVREBBE MERITATO UNA VISITA DI ALMENO DUE GIORNI CON GUIDA; NONOSTANTE CIO' ABBIAMO POTUTO AMMIRARE LE MERAVIGLIE EGIZIANE ANCHE SE LA LORO DISPOSIZIONE E SPIEGAZIONE LASCIA UN PO' A DESIDERARE, SEMBRA PROPRIO CHE NON CI TENGANO ALLA LORO CULTURA. QUESTA SERA E' PASSATA ANCORA LA POLIZIA E, DA QUANTO ABBIAMO CAPITO, PASSERA' PER TUTTA LA NOTTE PER CONTROLLARE SE TUTTO VA BENE.

 

5 DICEMBRE 2007 - EGITTO

La meta di oggi è imprecisa, dovremmo fermarci per sistemare le macchine; a mezzogiorno troviamo un posticino tranquillo alle porte di un monastero arroccato tra le montagne. Ognuno si dedica a qualcosa: io e Francy facciamo il bucato; Damy e Lele scrutano il motore della Land 90 e scoprono che un iniettore perde, mentre il serbatoio supplementare sembra non avere problemi, una pulita e tutto ok. Si passa poi agli sponsor e a una sana lettura; Tiziano, improvvisatosi cuoco, ci prepara una buonissima cena a base di wuster e melanzane alla griglia pronta per le sei; intorno al fuoco passiamo una piacevole serata.     ABBIAMO RAGGIUNTO LA COSTA DEL MAR ROSSO E IL PAESAGGIO E' CAMBIATO, MA NON RIESCO A CAPIRE  SE IN MEGLIO O IN PEGGIO; VILLAGGI TURISTICI IN COSTRUZIONE SI ALTERNANO A SPAZI APERTI DESERTICI. GLI EUROPEI STANNO PORTANDO MOLTO TURISMO IN QUESTA ZONA, IN COMPENSO, PERO', LE TRADIZIONI DEL LUOGO SPARISCONO NEL NULLA. FRA POCHI ANNI LA GENTE VERRA' SUL MAR ROSSO PER PASSARE LE VACANZE TRANQUILLI, AL CALDO, SERVITI E RIVERITI,

CON TUTTO CIO' CHE GLI OCCORRE ALL'INTERNO DI QUESTI ENORMI COMPLESSI. NONOSTANTE CIO' LA POCA GENTE CHE RIESCE A VIVERE IN QUESTI LUOGHI RESTA COMUNQUE CORDIALE E OSPITALE DANDOCI IL PERMESSO DI METTERE CAMPO ALLE PORTE DEL MONASTERO IN TRANQUILLITA'; IL CIELO E' PIENO DI STELLE E L'UNICO RUMORE CHE SI SENTE E' IL BORBOTTIO DELL'ACQUA DEL NOSTRO NARGHILE'. OGGI FINALMENTE CI RILASSIAMO E STIAMO PRENDENDO IL VIAGGIO CON UN PO' PIU' DI CALMA GODENDOCI I PAESAGGI E LA CULTURA DEL POSTO.

 

6 DICEMBRE 2007 - EGITTO

Trasferimento verso Hurghada per confermare il convoglio che ci porterà domani a Luxor; all'ufficio informazioni ci dicono che possiamo andare anche senza convoglio e con decisione rapida continuiamo il viaggio. Percorriamo una strada che si snoda fra valli e pianure desertiche in mezzo alle montagne con paesaggio vario e decisamente interessante. Raggiungiamo senza particolari problemi la Valle del Nilo che seguiremo fino ad Aswan. Qui il paesaggio cambia decisamente: il fiume, le coltivazioni, le palme e gli alberi, i fiori vivaci caratterizzano le sponde del Nilo. Arriviamo a Luxor verso le sei, troviamo il campeggio e andiamo a mangiare fuori; domani prendiamo il convoglio che ci accompagnerà al Aswan.     LA ZONA DELLA VALLE DEL NILO E' MOLTO CARATTERISTICA: DA UN PAESAGGIO DESERTICO PASSI, IN MEN CHE NON SI DICA, A DISTESE INFINITE DI ALBERI VERDI; QUI LA GENTE E' MOLTO PIU' POVERA CHE NEL RESTO DEL PAESE, LE CASE SONO FATTE DI FANGO E PAGLIA, TUTTI VANNO IN GIRO CON IL LORO ASINELLO ATTACCATO AL CARRETTO STRACOLMO DI RACCOLTO DEI CAMPI. QUESTA STRADA

E' MOLTO SORVEGLIATA: OGNI POCHI CHILOMETRI C'E' UN POSTO DI BLOCCO E A TUTTI I PONTI E INCROCI CHE PORTANO AI VILLAGGI CI SONO SEMPRE DELLE GUARDIE ARMATE, QUASI COME SE FOSSERO IN STATO DI ASSEDIO; NONOSTANTE CIO' TI SALUTANO TUTTI.

 

7 DICEMBRE 2007 - EGITTO

Trasferimento super veloce a Aswan: abbiamo dovuto prendere il convoglio ma andava troppo veloce per la nostra auto tanto che alla fine siamo rimasti noi due con la pola in fondo. Lungo il tragitto, inoltre, ci si è rotta la marmitta, un'aggiustata veloce e per domani speriamo di trovare un fabbro che ce la sistemi. arrivati ad Aswan cerchiamo il campeggio Adam's Home consigliatoci dal proprietario di quello a Luxor; finalmente, dopo vari chilometri e disturbato un po' di gente lo troviamo. Questa sera spaghettata al sugo e peperoncino.     QUI IL POSTO E' FAVOLOSO, UN MURO DI CINTA COLOR AZZURRO, ALL'INTERNO, SUI LATI, DELLE STANZE DOVE POTERSI RITROVARE A CHIACCHIERARE E FUMARE NARGHILE', ALTRE DOVE SI PUO' DORMIRE; C'E' IL BAGNO CON LE DOCCE, LA CUCINA, UNA STANZA DOVE SI POSSONO LAVARE I PIATTI E DOVE C'E' ADDIRITTURA UNA LAVATRICE. IL PROPRIETARIO DI QUESTO CAMPEGGIO E' MOLTO CORDIALE E OSPITALE; PARLANDO CON LUI ABBIAMO SCOPERTO CHE QUI LAVORA TUTTA LA FAMIGLIA DAI FRATELLI AI CUGINI; ACCOGLIE TUTTI COME

FRATELLI. UN GRAZIE PARTICOLARE ANCHE A TUTTA LA GENTE CHE GENTILMENTE E PAZIENTEMENTE CI HA SPIEGATO E INDICATO DOVE POTER TROVARE QUESTO MAGNIFICO E SIMPATICO CAMPEGGIO.

 

8 DICEMBRE 2007 - EGITTO

Un taxi ci aspetta fuori le tende, sono le nove e andiamo in città per sbrigare quattro pratiche; i visti per il Sudan non ce li fanno perchè il console è in vacanza e dobbiamo tornare al Cairo. Un po' sconsolati, decidiamo di andare con il treno, meno costoso dell'aereo; il traghetto per Wadi-Halfa parte lunedì prossimo e ci riservano due posti auto per quel giorno da confermagli entro venerdì, quindi passeremo una decina di giorni a rilassarci e a goderci un po' di riposo. troviamo un fabbro che ci salda la marmitta, speriamo bene; facciamo rientro in campeggio e... prepariamo la polenta. Da veri bergamaschi accendiamo il fuoco, montiamo il treppiede e attacchiamo il paiolo; ne esce un pranzo perfetto con arrosto e un po' di sugo; offriamo il pranzo anche a Yahya che sembra gradire. Ora siamo in una delle stanze di Adam's Home a scrivere e parlare, seduti per terra a rilassarci e passare un tranquillo pomeriggio.     YAHYA E' UNA PERSONA SPECIALE, CON LUI CI TROVIAMO VERAMENTE BENE; LA GENTE DELLA NUBIA E' SEMPLICE VIVE VERAMENTE CON POCO E NON PRETENDE. LA MAGGIOR

PARTE POSSIEDE UN PEZZO DI TERRA CHE COLTIVA, IL RACCOLTO LO PORTA AL MERCATO, CARICATO SU UN PICCOLO CARRETTO IN LEGNO TRAINATO DA UN ASINELLO, PER RIUSCIRE A GUADAGNARE QUEI POCHI SOLDI CHE GLI PERMETTONO DI SOPRAVVIVERE. LE DONNE SEMBRANO ESSERE SOTTOMESSE AGLI ORDINI DEGLI UOMINI, INDOSSANO I TIPICI VESTITI A TUNICA E UN VELO CHE LASCIA LORO LIBERO TUTTO IL BEL VISO.

 

9 DICEMBRE 2007 - EGITTO

Altra giornata di relax, stamattina non c'è  sveglia e ognuno si alza quando più gli pare, i ritardatari tirano le dieci. Lungo la mattinata c'è chi va a correre, Tiziano e Lele, ma tornano non molto tempo dopo carichi di legna; chi si dedica di nuovo al bucato; chi legge; chi si diletta all'uncinetto. La giornata passa via veloce, tra un sonnellino e due partite a carte arrivano presto le sei; Yahya ci ha preparato la cena a base di pesce e verdure, cucina tipica nubiana. Mangiamo gustandoci ogni piccola prelibatezza e alle sei e mezza, io, Damy e Lele, prendiamo il taxi che ci porta al traghetto, attraversiamo il Nilo e ci precipitiamo in stazione per prendere il treno che in ben 12 ore ci porterà al Cairo dove dovremo fare i visti per il Sudan.

 

10 DICEMBRE 2007 - EGITTO

Viaggio a dir poco devastante; cominciò bene con a disposizione tre sedili a testa, che pacchia, ma la nostra allegria svanisce a Luxor quando, nel giro di pochi minuti, il treno si riempie e restiamo relegati nei nostri tre posti a sedere. Non abbiamo la più pallida idea di come siamo riusciti a tirare mattina; gira di qua, gira di là, allunga le gambe, no meglio rannicchiate. Alla fine scendiamo al Cairo che sono le nove passate, ci dirigiamo subito al consolato sudanese tutti felici; ma dura poco, nel momento di consegnare tutte le carte ci dicono che verranno pronti fra sette-dieci giorni perchè è entrata in vigore una nuova legge. Incazzati neri chiediamo spiegazioni più chiare senza ricevere risposta; dopo quattro ore lasciamo il consolato con l'appuntamento giovedì per ricevere i visti; purtroppo ci tocca di tornare. Andiamo a mangiare un boccone; passiamo a scrivere agli amici due righe via internet e poi decidiamo di andare a visitare in quartiere islamico; veramente esagerato. Girovagando fra le viuzze il tempo passa veloce, puntiamo alla stazione nella speranza che ci cambino il biglietto, ma nulla da fare; altro veloce spuntino e ora (1:30), in stazione,

stiamo aspettando il nostro treno delle 7:40 che ci riporta ad Aswan.     COSA DIRE DEL QUARTIERE ISLAMICO, VERAMENTE BELLO; LA GENTE TI SALUTA CHIEDENDOTI DI DOVE SEI E POI TI INVITA AD ENTRARE, DARE UN'OCCHIATA E SE PER CASO GLI DICI DI NO, NON SE LA PRENDONO E TI SALUTANO SORRIDENDO. ABBIAMO CAMMINATO ATTRAVERSO LE VIUZZE PIENE DI BOTTEGHE DI TUTTI I TIPI: DAI VESTITI AI PROFUMI, AGLI ELETTRODOMESTICI PER LA CASA, A CIANFRUSAGLIE DI OGNI TIPO. COLORI E SUONI HANNO RIEMPITO QUESTE NOSTRE ORE DI MERAVIGLIA E SORPRESA; UN FIUME DI PERSONE CHE CONTRATTANO E COMPRANO DAL MIGLIORE OFFERENTE. NELLE STRETTE VIE I MERCANTI UTILIZZANO CARRETTI STRACARICHI TRAINATI DA CAVALLI; SFRECCIANO DI CORSA CON LE LORO VESPE O CORRONO SPINGENDO A MANO DEI PICCOLI AGGEGGI CON LE RUOTE. OGNI VIA E' CARATTERISTICA PER LE BOTTEGHE TUTTE UGUALI: C'E' QUELLA DEI VESTITI, QUELLA DELLE COSE DI CASA, QUELLA DEI SOUVENIR, QUELLA VERAMENTE COLORATE DELLE STOFFE, E C'E' PERFINO QUELLA CON IL PROFUMO DI LEGNO DEI FALEGNAMI. E' STATA VERAMENTE UN'ESPERIENZA BELLISSIMA, ASSOLUTAMENTE DA NON PERDERE.

 

11 DICEMBRE 2007 - EGITTO

Finalmente sono le 7:40, il treno parte puntuale; oggi siamo in seconda classe ed è molto più comoda della prima, sedili inclinabili, ampio spazio. viaggio lungo e infinito; si sgranocchia qualcosina, si dormicchia, si guarda fuori dal finestrino. Scendiamo dal treno che sono le 22:00; arriviamo in campeggio, Francy e Tiziano ci hanno preparato gli spaghetti, mangiamo e poi... finalmente dopo due giorni riusciamo a sdraiarci.

 

12 DICEMBRE 2007 - EGITTO

Oggi andiamo a fare un giretto con la feluca, imbarcazione a vela tipica del Nilo. Ci incontriamo con Orabi, il boss della città, al traghetto, saliamo su una delle feluche attraccate e ce la godiamo tutto il pomeriggio. Si chiacchiera, si suona la chitarra, impariamo un po' di arabo, coccolati dalle onde del Nilo; il sole alto nel cielo, una fresca brezza e la compagnia, rendono la giornata indimenticabile. Al tramonto sbarchiamo di nuovo sulla terra ferma e ci dirigiamo a casa di Orabi, dove beviamo un buon te allo zenzero e cannella.     GIORNATA RILASSANTE E PIACEVOLE; CONFERMIAMO L'OSPITALITA' DELLA GENTE NUBIANA; OVUNQUE SI VADA TI OFFRONO IL TE' O IL CAFFE', A LORO PIACE PARLARE E CONOSCERE MOLTO DELLA NOSTRA CULTURA IN CAMBIO, TI RACCONTANO DELLA LORO. I NUBIANI SONO VERAMENTE GENTE SPECIALE E MOLTO SIMPATICA; E' PIACEVOLE STARE IN LORO COMPAGNIA, CI TROVIAMO VERAMENTE BENE. GRAZIE DI TUTTO.

 
13-14 DICEMBRE 2007 - EGITTO

Giornata passata all'Adam's Home. Ci svegliamo verso le otto e mezza; passiamo a dare una controllata a Tiziano che da ieri sera non sta molto bene e poi, affrontiamo una piccola passeggiata nel deserto dietro il campeggio. Risaliamo la piccola montagna lì vicino per ammirare il paesaggio e poi ci rilassiamo seduti all'ombra. Lele fa da maestro a me a Damy alla chitarra, mentre Francy si diletta all'uncinetto. Sgranocchiamo qualcosina di veloce e... arriva presto il buio senza che ce ne accorgiamo. Oggi pomeriggio è stato qui Orabi, abbiamo chiacchierato, gli abbiamo offerto il caffè e ci ha confermato che avremo i visti per sabato e il lunedì prenderemo il traghetto che ci porterà finalmente in Sudan.         Oggi, venerdì, Tiziano sta molto meglio, ma per non strapazzarlo passiamo un'altra giornata in campeggio. Orabi arriva verso sera con una mega torta che dividiamo con tutti quanti.

 

15 DICEMBRE 2007 - EGITTO

Ci incontriamo con Yahya in centro ad Aswan e ci dirigiamo al consolato sudanese per i visti che... non abbiamo ancora; dicono che ce li avremo lunedì. Passiamo alla Nile Navigation e... il traghetto ce lo danno per il giorno 30; sono tutti pazzi da queste parti, mi arrabbio un po' ma Orabi sembra aver messo le cose a posto e il traghetto lo prendiamo lunedì. Mah!!! non siamo tanto convinti, ma continuano a dirci di fidarsi di loro; speriamo bene. Facciamo una veloce spesa e poi il pieno alle macchine e, infine, rientriamo in campeggio un po' sconsolati. Oggi non abbiamo concluso nulla

 

16 DICEMBRE 2007 - EGITTO

Oggi ci aspetta una cammellata nel deserto. La mattina "svaligiamo" una banca e poi... tutti sul cammello. Un cuscino come sella ci accompagna in giro per il deserto per ben quattro ore; alla fine il caratteristico dondolio del cammello risulta piacevole. Sotto un sole cocente, con calma e tranquillità, i nostri animali ci trasportano passando fra stretti passaggi, sulla sabbia o in mezzo a sassi taglienti. Ci fermiamo una decina di minuti seduti sulla sabbia per far riposare Oscar, Jimmy, Luna, Monice e Az... (non ci ricordiamo più il nome) il più "rogna", continua a urlare non gli va bene nulla. Ripartiamo, ma questa volta salgono anche i ragazzi che fino ad ora ci hanno accompagnato a piedi; cominciamo tutti ad avere un mal di sedere che mi sa tanti che ce lo porteremo addosso per qualche giorno. Raggiungiamo il villaggio nubiano e appena i cammelli vedono gli alberi si mettono a correre, quando hanno fame non li ferma più nessuno; andiamo a casa di Hasma, che ci ha invitato stamattina per un te e poi di corsa al campeggio.     GIORNATA INUSUALE E DIVERTENTE, UN PO' COSTOSA, MA NON IMPORTA, SIAMO

IN VACANZA. QUESTE BESTIE SONO PARTICOLARI, MOLTO CALME E PACIFICHE, DOCILI E FACILI DA GESTIRE; HANNO LA FACCIA SIMPATICA E QUELLE LORO ZAMPE ENORMI E MOLLEGGIATE SONO LA FINE DEL MONDO.

 

17 DICEMBRE 2007 - EGITTO

Sveglia alle sei, oggi dobbiamo fare un sacco di cose; c'è da andare al consolato per i visti, e poi di corsa al traghetto: oggi si parte per il Sudan, non vediamo l'ora. Siamo i primi al consolato, poco dopo arriva la prima notizia negativa: i sudanesi, ma alla fine tutti gli islamici, da domani per quattro giorni sono in festa, quindi il traghetto non parte. Siamo tutti delusi e un po' arrabbiati ma non ci arrendiamo, vogliamo almeno i visti per riuscire a partire lunedì prossimo. Piantoniamo il consolato tutta mattina, verso le due ecco la seconda notizia negativa: i visti sembrano non arrivare. Sempre più delusi ce ne andiamo, dobbiamo trovare un posto dove caricano le bombole, la nostra è quasi finita, ma non lo troviamo. Arriva la telefonata di conferma: i visti non ci sono, ci consigliano di andare al Cairo, ma anche là sono in festa e non sono aperti. Torniamo in campeggio delusi e distrutti, senza avere idee chiare su cosa fare e senza aver concluso nulla nemmeno oggi. Più o meno prendiamola decisione di aspettare sabato quando riapre il consolato qui ad Aswan, sperare che ci facciano i visti e prendere la nave lunedì.

 

18 DICEMBRE 2007 - EGITTO

Colazione nubiana a casa di Orabi a base di melanzane, patatine, uova, tonno, tè, pane e yogurt; veramente esagerata. Puntata veloce ad un iternet-caffè per scrivere agli amici e per cercare un'eventuale idea di prendere la nave che dall'Egitto ci porti direttamente in Kenya, ma non abbiamo trovato nulla. Il resto della giornata la passiamo sul motor-boat che ci porta in giro fra le varie isolette in mezzo al Nilo; avvistiamo tanti tipi diversi di uccelli e ci rilassiamo. Scendiamo su una delle isole e visitiamo un museo all'aperto di geroglifici; poi cerchiamo una spiaggia, c'è chi vuole fare il bagno nel Nilo e alla fine si tuffano Damy, Francy e Lele. Verso sera andiamo a trovare ancora la Casa dei Coccodrilli, un altro tè, due chiacchiere, due regalini e facciamo ritorno in campeggio.

 

 

19-20-21 DICEMBRE 2007 - EGITTO

Relax, relax e ancora relax. Giornate passate a far niente, cominciamo un po' ad annoiarci, non sappiamo più cosa fare; scriviamo, leggiamo, facciamo due passi sulla montagna qui vicino. Unica distrazione sono gli inviti a pranzo o a cena che la gente di qui ci propone. Essendo festa ci hanno spiegato che a casa preparano del cibo di cui una parte la consumano loro, un'altra la danno alla gente povera e la terza è per gli invitati, che siano parenti o amici. Mercoledì siamo stati invitati da Hakim, giovedì da Hasma e venerdì da Haida. Il pranzo tipico è composto da carne di pecora bollita, insalata (pomodori e cetrioli), riso, patate-piselli con sugo, una parte del brodo con del pane dentro e una al naturale. Come tavolo e sedie due tappeti distesi sulla sabbia, i piatti al centro e noi intorno; mangiamo tutti insieme con le mani "rubando" e mischiando le pietanze dai piatti comuni. Oggi, giovedì, è arrivata una buona notizia: per sabato abbiamo i visti e i biglietti del traghetto! finalmente si va in Sudan. Speriamo bene.

 

22 DICEMBRE 2007 - EGITTO

Oggi andiamo ad Aswan a fare un giro e una piccola spesa; il consolato è chiuso, i visti ce li faranno domani. Camminiamo nella via del centro, visitiamo alcuni negozietti; contrattiamo per la spesa e poi facciamo ritorno al campeggio, stasera cuciniamo noi per tutta l'Adam's Family. Francy prepara della peperonata e un'esagerata carne di pecora, offertaci da Arafat, con le verdure; gli uomini si dedicano al fuoco per la polenta e il pollo alla griglia; io preparo della pasta. Ci ritroviamo tutti tutti quanti nella nostra saletta e facciamo festa tutti insieme per la seconda volta. I saluti di tutti quasi ci commuovono e ci dispiace quasi andare ma il Sudan ci aspetta.

 

23 DICEMBRE 2007 - EGITTO

Sveglia all'alba, oggi vogliamo ottenere i visti per l'agognato Sudan e se ce la facciamo anche il traghetto. In compagnia di Yahya andiamo prima a far colazione a casa sua; verso le 10:30 raggiungiamo il consolato sudanese e aspettiamo, aspettiamo che arrivi il console per firmare i visti. Finalmente verso mezzogiorno abbiamo in mano visti e passaporti pronti per partire; andiamo da Mr. Salas ma il traghetto parte domani solo se riesce a riempirlo. Ancora col dubbio se partiamo o se dobbiamo fermarci ancora una settimana, torniamo al campeggio mezzi felici; almeno una cosa l'abbiamo ottenuta. Una doccia veloce, ultimo bucato egiziano (speriamo) e poi relax in attesa del Ministro dell'Arabia Saudita che stasera ha organizzato un party nel villaggio nubiano. Un via vai di gente mostruoso: i tavoli con le sedie ricoperte di lenzuola bianche; tavoli di pentole con cibo a volontà; uno spiedo per una povera pecora. Arriva anche un gruppo di canti e danze locali per rallegrare la serata; peccato che il ministro si fa aspettare per ben tre ore e arriva alle 22:00. Yahya ci ha invitato per la cena, ma possiamo mangiare solo quando tutti se ne sono andati e ciò avviane all'una di notte; con una fame che non ci vediamo più, mangiamo quel poco che è rimasto e pure tutta roba fredda. Finalmente si va a letto; speriamo per domani.    LA SERATA E' STATA PARTICOLARE; NONOSTANTE IL RITARDO DEL MINISTRO E' STATA PIACEVOLE E INTERESSANTE. E' PARTICOLARE VEDERE CON QUALE IMPEGNO CERCANO DI ORGANIZZARE UNA FESTA. TUTTO L'ALLESTIMENTO E IL CIBO SONO ARRIVATI DA FUORI; DECINE DI PERSONE SONO INTENTE NEI PREPARATIVI PER ESSERE AL TOP AL MOMENTO GIUSTO. I BALLI TIPICI SONO STATI PIACEVOLI; MOLTI STRUMENTI A PERCUSSIONE (TAMBURELLI E TAMBURI) DAVANO IL RITMO AI BALLERINI IN COSTUMI LOCALI COLORATI DI GIALLO, VERDE E ARANCIONE.

 

24 DICEMBRE 2007 - EGITTO

Appuntamento, dopo telefonata, per le 10:00 al porto. Siamo tutti pronti nella speranza di una risposta positiva alla nostra partenza; poco dopo le 9:00 ecco la notizia... positiva! EVVIVA, siamo tutti al settimo cielo, finalmente partiamo, destinazione Sudan. Nuovamente rilassati e col cuore pieno di felicità, raggiungiamo il porto alle 11:00; sbrighiamo tutte le pratiche doganali personali e per le auto e alle 14:00 siamo pronti per imbarcare i mezzi su una chiatta a parte e noi sul traghetto. Osserviamo il carico della merce, scatoloni enormi ammonticchiati su questa chiatta, continuano ad arrivare camion stracarichi che vengono scaricati a mano. Finalmente è il turno delle nostre auto; sale Tiziano senza problemi, l'austriaco quasi finisce nel lago e deve fare alcune manovre per sistemare l'auto, Damy, invece, schiacciato come una sardina si piazza senza troppi problemi. Aspettiamo ancora circa un'ora (17:00), quando qualcosa comincia a muoversi, parte per prima la chiatta con merci e auto e poco dopo anche il traghetto muove i primi metri; bye bye Egitto!! Assistiamo ad uno spettacolare tramonto e ad un altrettanto esagerato sorgere di una luna piena quasi da

toccare. Poco dopo la partenza superiamo la nostra chiatta che mi sa tanto che arriverà fra due giorni, ma non importa ora siamo in Sudan e la nostra avventura può continuare.     IL TRAGHETTO FA UN PO' SCHIFO, E' VECCHIO E STRAVECCHIO E A DIR LA VERITA' NON E' PER NIENTE PULITO; ABBIAMO PRESO LA SECONDA CLASSE E ALL'UNANIMITA' ABBIAMO DECISO DI DORMIRE SUL PONTE ALL'APERTO, PER LO MENO NON MORIREMO ASFISSIATI DA ODORI NAUSEABONDI ED E' MOLTO PIU' PULITO DELL'INTERNO (ANCHE CHI HA PRESO LA PRIMA CLASSE CON LE CABINE HA DETTO CHE FANNO PAURA). SPERIAMO DI PASSARE UNA NOTTE TRANQUILLA E MAGARI NEL CIELO STELLATO ILLUMINATO DALLO SPLENDORE DELLA LUNA PIENO VEDREMO PASSARE BABBO NATALE COI SUOI CAMMELLI. I REGALI PER NOI SONO ARRIVATI QUALCHE GIORNO IN ANTICIPO, E SPERIAMO CHE STASERA CE NE LASCI QUALCUN'ALTRO. BUON NATALE A TUTTI.

 

25 DICEMBRE 2007 - EGITTO-SUDAN

Buon Natale!!!     Notte tranquilla passata, fortunatamente, sulle panche della sala mensa. Attracchiamo al porto di Wadi Halfa verso le dodici e mezza, passiamo la prima ora ancora sul traghetto per effettuare le pratiche doganali; ci riconsegnano il passaporto con il timbro di entrata e compiliamo un altro foglio con sempre le stesse cose. Finalmente poggiamo piede su terra sudanese, siamo molto felici e cominciano le telefonate per gli auguri di Natale. Incontriamo Mazar che ci aiuterà nelle pratiche doganali anche domani; ci controllano più o meno i bagagli e poi sul taxi che ci accompagna in hotel. Un corridoio con ai lati delle piccole stanze a due o tre posti con semplici brandine; in fondo i bagni senza acqua, ma molto meglio di quelli della nave; il posto in sè non è comunque male, tranquillo e abbastanza pulito. In compagnia di Werner e Susy andiamo a mangiare in un ristorante tipico: una stanzetta con "cucina", sui banconi dei pentoloni in alluminio pieni di carne o zuppe, diamo un'occhiata veloce e decidiamo per le zuppe che tutto sommato non sono per niente male. Facciamo due passi lungo le strade polverose della città; incontriamo tutto il resto del gruppo appostato in un altro ristorante diciamo un po' più turistico; quattro chiacchiere in compagnia e poi di ritorno all'hotel. Ci riuniamo nel corridoio fuori le stanze; si chiacchiera, si canta, facciamo il cenone di Natale a base di biscotti al cioccolato e coca-cola. Ora siamo in stanza, domani mattina andiamo a registrarci alla polizia turistica e a ritirare le macchine che dovrebbero arrivare in mattinata. Speriamo bene, buona notte.    L'IMPATTO COI SUDANESI E' STATO PER IL MOMENTO PIACEVOLE; NON SONO COSI' INSISTENTI COME GLI EGIZIANI E SEMBRA NON CERCHINO DI FREGARTI IN OGNI MOMENTO. LA CITTADINA E' UN PO' POVERA, STRADE NON ASFALTATE, PICCOLI

NEGOZIETTI UNO IN FILA ALL'ALTRO, CASE COSTRUITE DI SOLI MATTONI NON FINITE; ANCHE QUI CI SONO I SOLITI CARRETTI CON GLI ASINELLI; LE MACCHINE, QUASI TUTTE LAND 88, NON SO COME FANNO AD ANDARE AVANTI E I PULLMAN SEMBRANO CADERE A PEZZI DA UN MOMENTO ALL'ALTRO. NONOSTANTE TUTTO CI STIAMO GIA' ADATTANDO ALLA NUOVA VITA, SPERIAMO BENE!!

 

26 DICEMBRE 2007 - SUDAN

Ci ritroviamo tutti insieme all'ufficio immigrazione per la registrazione della nostra entrata in Sudan; la mattinata passa veloce, di corsa da un ufficio all'altro, metti una firma, un timbro, poi le marche da bollo, un altro timbro e per finire... una firma; ora si è liberi. In compagnia di Werner e Susy andiamo al "nostro" ristorante per il pranzo in attesa che arrivi il sandalo con le nostre auto. Arriva poco dopo mezzogiorno e andiamo tutti felici al porto a ritirare i mezzi; stanno già scaricando il sandalo dalla merce di cui era stracarico. Svuotano la barca per riempire dei furgoni, il tutto a mano; gli "oh issa" si susseguono veloci, seguiti da altrettanto veloci catene umane utili per scaricare scatole di brioches. Guardiamo un po' ammirati e meravigliati e un po' dubbiosi il lavoro che va avanti, ma soprattutto non ci convincono le pedane in legno che flettono al passaggio di una sola persona. Il tempo passa e il capitano, ad un certo punto, arriva da noi e ci dice che le macchine verranno scaricate domani. Ci impuntiamo quel tanto che basta per riuscire, dopo circa due ore, ad avere finalmente le nostre auto sulla terra

ferma. Andiamo a riprendere il resto della truppa, salutiamo, con la speranza di rivederci, Werner e Susy e partiamo per la prossima avventura. Poco prima di partire incontriamo due americani, Daniel e Damian; vanno anche loro a Khartum e Tiziano chiede loro se vogliono un passaggio fino in città. Partiamo tutti insieme; la strada che costeggia la ferrovia, diventa subito una pista nel deserto, a tratti battuta a tratti con sabbia così soffice da rischiare di restare insabbiati. Viene buio presto e decidiamo di fare campo in mezzo al deserto; spaghetti polenta e lardo sono la nostra cena. Buona notte!!

 

27 DICEMBRE 2007 - SUDAN

Finalmente deserto, la pista segue la ferrovia che collega Wadi Halfa ad Abu Hamed. Partiamo carichi e felici di provare le macchine nel loro habitat naturale; zone di sabbia dura si alternano a quelle con sabbia molle dove la macchina si impianta per poi ripartire alla grande. Il primo ad insabbiarsi è Tiziano; ci fermiamo alla Stazione 3 per rifornimento carburante e Tiziano ci casca un'altra volta; usiamo il verricello e una spinta e ripartiamo. Poco dopo la Land 90 va in crisi; la frizione scotta così tanto che potremmo quasi cuocerci sopra delle uova, è come se non attaccasse più, il motore va su di giri, ma la macchina resta ferma. Andiamo un po' tutti in crisi, facciamo raffreddare la frizione e decidiamo di ripartire viaggiando sulle rotaie come fossimo dei treni; da adesso in poi riusciamo a mettere solo la terza, con la quarta slitta e non si muove. Sperando di non incontrare il treno viaggiamo più o meno tranquilli; qualche volta sbandiamo e... Tiziano è riuscito anche a deragliare col rischio di essere tamponato da noi e di terminare il viaggio in mezzo al nulla; tutto si è risolto con tanta paura e una

piccola insabbiatura. Riprendiamo il cammino e... davanti a noi il treno; ci spostiamo poco più a lato e salutiamo il macchinista a suono di clacson; risaliamo sulle rotaie, ma comincia ad essere un po' troppo pericoloso. Sono rialzate di circa due metri e a lato non c'è molto spazio; appena riusciamo scendiamo, ora la pista sembra più battuta e la Land 90 viaggia abbastanza bene. Poco prima del tramonto raggiungiamo la Stazione 8 dove facciamo campo, cambio e frizione scottano così tanto da non riuscire a tener su la mano. Non abbiamo capito cosa possa essere successo, speriamo bene per domani e per i prossimi giorni; per il momento buona notte.     FERMANDOCI ALLA STAZIONE 5 INCONTRIAMO DELLA GENTE NUBIANA CHE CI OFFRE DEL TE' E DEI DATTERI; ANCHE IN MEZZO AL NULLA DEL DESERTO QUESTA GENTE OFFRE GENTILMENTE LA SUA OSPITALITA' E QUEL POCO CHE HA; ANCHE QUI, ALLA STAZIONE 8, CI HANNO ACCOLTO CON CORDIALITA' E FELICITA' OFFRENDOCI UN POSTO AL RIPARO DAL VENTO.

 

28 DICEMBRE 2007 - SUDAN

Il sole è alto nel cielo e noi siamo un po' preoccupati per la macchina, cerchiamo di arrivare al primo paese e poi... vediamo coma và. La pista oggi è molto più battuta e si viaggia abbastanza velocemente, frizione permettendo; finiamo in un buco enorme con annessa cunetta che... quasi ci fa perdere il cestello posteriore. Resto appeso con due fissaggi e con la scaletta, la nostra ancora di salvezza; ci fermiamo demoralizzati a sistemare il tutto, alleggeriamo il cestello legando la binda alla scaletta e utilizzando il differenziale come poggia piedi; speriamo bene. Raggiungiamo la cittadina, la strada diventa asfaltata e decidiamo di continuare il viaggio, la Land 90 non va a più di 50-60 km/h, non riusciamo a mettere la quarta, la frizione slitta. Con l'andare dei chilometri la situazione sembra migliorare; la strada è sempre asfaltata e la velocità è aumentata a 70 km/h. Passiamo velocemente i piccoli paesi con case di mattoni di terra e le porte tutte colorate di blu, giallo, bianco; alcuni vivono in tipiche tende a cupola costruite con legni e teli; i vestiti delle donne adesso sono molto colorati e vivaci,

mentre gli uomini vestono di bianco. Il paesaggio è esagerato: colline di sabbia e sassi rosse, nere, bianche e biege punteggiate di acacie verdi e cespugli grigi, ogni tanto qualche cammello e gli asini coi carretti stracarichi. Visto che la Land 90 sembra non mollare, decidiamo di raggiungere Khartum stasera. Facciamo tappa a Shendi per la cena; in una strada polverosa dei tavoli con delle sedie, un bancone con la carne tagliata a pezzetti, delle uova e la solita zuppa di fagioli; cena esagerata quasi da far paura ai locali, mangiamo con le mani e non lasciamo indietro nulla. Raggiungiamo stanchi morti Khartum e il campeggio che è ormai mezzanotte, finalmente una doccia e poi a nanna.    GIORNATA STRESSANTE, VISTO CHE LA MACCHINA FA' I CAPRICCI SIAMO STATI IN TENSIONE TUTTO IL GIORNO CON QUATTRO OCCHI SULLA STRADA E ALTRETTANTE ORECCHIE PER STARE A SENTIRE IL MOTORE; OGGI ABBIAMO VIAGGIATO PER BEN 15 ORE E ABBIAMO RAGGIUNTO LA TEMPERATURA ESTERNA DI 40°, COMINCIA A FAR CALDO.

 

29 DICEMBRE 2007 - SUDAN

Usciamo dal campeggio sicuri di andarcene oggi con i visti dell'Etiopia, ma non abbiamo calcolato che gli uffici sono chiusi, dobbiamo tornare domani. Nel frattempo facciamo la spesa al centro commerciale; qualche telefonata in Italia per avere consigli su come sistemare la Land 90. Cerchiamo l'officina Land Rover che avevo trovato su internet; ci ritroviamo nei sobborghi di Khartum, zona tutta di meccanici, alla fine la troviamo; due serrande, all'interno i magazzini con i pezzi di ricambio, fuori un 110 smontato. Damy chiede informazioni, nel frattempo ci offrono del tè; compriamo dell'olio del cambio, sembra che il problema sia solo il tipo di olio sbagliato, speriamo bene. Facciamo ritorno in campeggio, c'è chi fa il meccanico, chi la lavandaia e chi invece cucina per la truppa che anche oggi ha saltato il pranzo. Domani andremo all'Ambasciata etiope e ci avvicineremo al confine, buona notte!!

 

30 DICEMBRE 2007 - SUDAN

Ci dirigiamo all'Ambasciata etiope per avere i visti che ci consegnano verso le tre del pomeriggio. Nel frattempo un giro veloce nel centro di Khartum, una pizza quasi all'italiana e poi via direzione Etiopia. Viaggiamo, viaggiamo e viaggiamo; la strada non è per niente male, i sorpassi di infiniti camion rendono il percorso ancora più adrenalinico di quello che è già. In compagnia di Uwe e moglie viaggiamo spediti dritti lungo la strada; verso mezzanotte raggiungiamo l'ultima grande città prima del confine dove facciamo campo a lato di un distributore. Un panino veloce e poi via a nanna, domani ci aspetta l'Etiopia.

 

31 DICEMBRE 2007 - SUDAN-ETIOPIA

Oggi partiamo presto la mattina, la strada corre in mezzo alla savana; passiamo piccoli villaggi di case fatte di paglia e terra e incontriamo mandrie di mucche e tori condotte da pastori "armati" di un solo bastone. Raggiungiamo la frontiera verso le undici, pratiche doganali abbastanza veloci e per l'una siamo di nuovo in viaggio; in un altro paese, l'Etiopia. Già notiamo la differenza fra i due paesi: la strada diventa sterrata. le case costruite tutte in legno, paglia e terra, la gente molto più povera. I più forti sono i bambini che appena ti vedono, corrono fuori di casa e ti salutano felici; sono solo un po' insistenti se ti fermi e dai la caramella a uno, allora sei finito, intorno a te si forma un nugolo di bambini e poi... come fai a dir di no!! Anche il paesaggio è molto più interessante: la strada è un continuo su e giù dalle colline, ogni tanto quattro case indicano che lì c'è un paesello, acacie fino ai 1000 mt di altezza, poi eucalipti svettanti da terra rossa. Sugli altipiani, che oggi hanno raggiunto 2250 mt, campi coltivati che vanno dal giallo al verde, mucche e pecore al pascolo. Raggiungiamo la strada asfaltata che ormai è buio, cerchiamo un ristorante; ci raggiunge Uwe che avendo il camper va più piano, beviamo una birra insieme, ci facciamo gli auguri di buon anno nuovo ed ora tutti a nanna. Buona notte e buon anno.

 

1 GENNAIO 2008 - ETIOPIA

Felice anno nuovo dall'Etiopia. Ci svegliamo alla luce del sole e... fuori le tende un gruppo di bambini ci dà il buongiorno; una colazione veloce veloce e poi sulla strada, direzione Addis Ababa. Il percorso è tutto un su e giù dalle colline, passiamo in mezzo a spettacolari campi color giallo, verde, rosso e marrone, quasi tutti coltivati. Ogni tanto delle mandrie attraversano la strada; i muli carichi di sacchi ci accompagnano lungo il viaggio. Nei campi la gente lavora separando i chicchi dal resto della pianta aiutati dai buoi che camminano in cerchio e poi, aiutati dal vento, separano i chicchi dalla pula che crea nuvole gialle che svaniscono piano piano. Nei paesi il solito casino, i bambini continuano a salutare felici al nostro passaggio; le donne piegate sotto i pesi della loro merce accennano un sorriso; i ragazzi usciti da scuola percorrono la strada in gruppo vestiti delle loro divise tutte colorate di viola, di verde e giallo, di azzurro, di verde acqua. La giornata passa via veloce, attraverso queste dolci colline etiopi; ci fermiamo quando ormai è buio da un paio d'ore vicino a un campo. Buona notte!!

 

2 GENNAIO 2008 - ETIOPIA

Ci svegliamo all'alba e in un batter d'occhio veniamo circondati; avvistano i miei sandali e li fermiamo appena in tempo; decidiamo allora di smontare il campo e di fermarci più avanti per la colazione. Raggiungiamo quota 3100 mt, la temperatura è intorno ai 10°, un buon caffè caldo e poi via, riprendiamo il nostro su e giù dalle colline etiopi. Arriviamo ad Addis Ababa intorno alle undici e mezza, conduco il gruppo all'Ambasciata del Kenya; chiediamo informazioni sulla situazione interna ma ci dicono che non c'è nessun problema; Uwe presenta le carte per avere i visti. Verso le due partiamo di nuovo alla ricerca di un campeggio per una doccia, percorriamo chilometri e chilometri, andiamo in giù poi torniamo indietro; alla fine Uwe si ferma, noi continuiamo lungo la strada per quasi 200 km. Troviamo il Langano Lodge dove finalmente, dopo l'ennesima giornata passata in auto, buttiamo le ancore e fermiamo i mezzi. Una doccia fredda con dell'acqua color rosso e oleosa ci dà l'illusione di esserci lavati; ci mangiamo un meritato risotto all'alba di mezzanotte e riusciamo a trovare due  metri orizzontali solo verso l'una e mezza.

 

3 GENNAIO 2008 - ETIOPIA

Sveglia quasi all'alba, la prendiamo però abbastanza con calma; io aggiorno la pagina web, gli uomini si fanno la barba, facciamo un giretto sulla spiaggia in riva al Lago Langano e poi partiamo. Attraversiamo il primo paese, Shashemene, dove ci fermiamo per mandare due e-mail; verso le tre raggiungiamo Awasa. Qui puntiamo ad un ristorantino con prodotti locali, molto carino e buono; ripartiamo dopo essere passati in pasticceria. La strada si rifà stretta, con buchi che sembrano voragini; il solito su e giù ma questa volta sembra di essere in una foresta tropicale. Piante enormi, banani, acacie; le case, molto più tenute e curate, non si notano, nascoste dalla vegetazione. Sorpassiamo camion e facciamo lo slalom fra tante di quella gente che non immaginavamo; questa strada sembra un unico paese brulicante di gente che va e viene carica della propria merce. Raggiungiamo Yabelo e il campeggio che sono, anche oggi, le undici. Buona notte!!

 

4 GENNAIO 2008 - ETIOPIA-KENYA

Oggi sveglia facoltativa; sentiamo gli amici dall'Italia che ci dicono che partono fra una settimana, sono riusciti a cambiare il volo, così passano un po' di casini e noi possiamo prenderla con più calma. Partiamo per raggiungere la frontiera; la strada si snoda in mezzo alla savana, con terra rossa e acacie; ogni tanto dei termitai svettano alti nel cielo. Il paesaggio è proprio africano, le tipiche capanne di paglia, l'odore della gente nell'aria, i termitai che sembrano delle sculture, all'ombra delle acacie a ombrello greggi e mandrie trovano refrigerio. Lungo la strada i primi avvistamenti: strani uccelli, aquile bianche, delle piccole antilopi, scoiattoli. Raggiungiamo la frontiera, pratiche doganali molto veloci (non più di un'ora); dobbiamo abituarci alla guida a sinistra, ma c'è chi, dopo solo qualche centinaia di metri si trova già contromano, fortunatamente il traffico non è quello del Cairo. Troviamo posto al campeggio di Moyale, una meritata pasta e delle ottime patate sono la nostra cena. Finalmente siamo in Kenya.

 

5 GENNAIO 2008 - KENYA

Sveglia all'alba, dobbiamo aggregarci ad un convoglio per raggiungere il primo paese, Marsabit, ma una volta arrivati dalla polizia fanno un controllo veloce e poi ci dicono che possiamo andare, che non c'è nessun problema. Felici accendiamo i mezzi e partiamo alla scoperta del Kenya; dopo 3-4 km ecco un posto di blocco, questi ci dicono invece che non possiamo andare in giro senza scorta, hanno cercato di spillarci un po' di soldi, ma alla fine hanno ceduto loro. Ora possiamo correre liberi nella savana alla scoperta di nuovi animali. Il primo non si fa aspettare molto, si tratta di un rapace di colore blu; lungo il percorso abbiamo avvistato anche dei dik-dik, degli impala, degli avvoltoi su una carcassa, un gruppo di struzzi e pure dei babbuini che ora ci tengono compagnia in campeggio. Dopo ore di strada sterrata che ci ha visto impegnati duramente, raggiungiamo Marsabit, andiamo alla ricerca del campeggio che si trova poco dentro l'omonimo parco; qui ci ha accolto un branco di babbuini che ha cominciato subito a farci gli scherzi. Ci hanno portato via fulmineamente una patata e hanno cominciato a buttare giù dalle piante i residui del cibo. Ora sembrano andati a dormire, speriamo non vengano a svegliarci troppo presto.    DICIAMOLO, IL KENYA E' PROPRIO BELLO: IL PAESAGGIO, LA NATURA, GLI ANIMALI, LA GENTE. STIAMO AVVISTANDO I PRIMI ANIMALI E SEMBRIAMO DEI BAMBINI QUANDO RICEVONO UN REGALO; LA GENTE TI SALUTA, I MANDRIANI VESTITI DI GIALLO, ROSSO O ARANCIONE SPICCANO NEL ROSSO E VERDE DELLA NATURA. SEMBRA DI ESSERE ARRIVATI IN UN ALTRO MONDO TUTTO COSI'... NATURALE E MOLTO MOLTO BELLO.

 

6 GENNAIO 2008 - KENYA

Oggi aggiungiamo ai già percorsi 250 km di sterrato, altrettanti km per raggiungere il paese di Isiolo. Partiamo sulla tarda in cerca di una banca, ma qui è domenica e le feste funzionano come da noi; siamo rimasti ancora con il tempo arabo. Va be, non importa; percorriamo abbastanza rapidamente la molto più carrabile strada di oggi senza avvistamenti particolari. Tutto un leggero su e giù fra la savana, boschi di acacie, terra rossa e poi bianca, pinnacoli di roccia che sorgono dal nulla. Raggiungiamo Isiolo verso le sei, andiamo alla ricerca del Mocharo Lodge, troviamo un'indicazione poi più nulla; ci fermiamo un una piazza e... veniamo circondati. Tutti ci chiedono dove vogliamo andare, non sappiamo più a chi dar retta; alla fine ci portano davanti all'entrata; gli uomini vanno a contrattare, io vengo circondata. i bambini mi chiedono da mangiare, delle penne, le scarpe e i soldi; quasi mi prendono in giro. Finisce la trattativa e parcheggiamo le auto all'interno dello stabile che presenta delle camere su tre piani e al centro un cortile dove, dopo una breve manovra di abbassamento Land 90 con sgonfiaggio gomme, possiamo lasciare le auto al sicuro. Ci ritiriamo nelle camere,

una doccia fredda ristoratrice e poi a cena nel ristorante del Lodge. Il Land 90 presenta nuovi problemi: ieri abbiamo perso un faro supplementare, con le vibrazioni si è rotto il supporto e poi...; oggi, invece, fortunatamente quando eravamo quasi arrivati, se ne è andato il cilindretto dei freni posteriori, speriamo sia una cosa veloce da sistemare.    LA STRADA STERRATA CI HA UN PO' DEMOLITO E STANCATO, MA TUTTO SOMMATO E' STATO PIACEVOLE; IL PAESAGGIO E' VARIATO SPESSO. ARRIVATI IN PAESE, PERO', LA GIORNATA E' STATA ROVINATA DA UNO CHE ACCOMPAGNATOCI AL LODGE, CI HA CHIESTO DEI SOLDI PER IL DISTURBO. CI HA LASCIATI UN PO' SPIAZZATI E DELUSI: CHE INSEGNAMENTO DA' AI RAGAZZINI, AVREMMO DATO MOLTO PIU' VOLENTIERI QUALCOSA AI BAMBINI CHE AD UN ADULTO CHE OLTRETUTTO HA INSISTITO. A PARTE QUESTO, LA SISTEMAZIONE CHE ABBIAMO TROVATO NON E' PER NULLA MALE. BUONA BEFANA A TUTTE!!!

 

7 GENNAIO 2008 - KENYA

Sveglia presto, colazione all'inglese e poi in banca, di nuovo al Lodge per saldare il conto, una pompata alle gomme per rimettere in carreggiata il Land 90, una puntata al distributore e poi, Damy e Lele si avviano per fare i meccanici e cercare di sistemare i freni al Land 90, io, Tiziano e Francy ci dedichiamo alla spesa. Ci ritroviamo tutti insieme poco fuori il paese, il Land 90 sembra non avere nulla di particolarmente difficile da sistemare; alle 11:30 partiamo per Nairobi, abbiamo un mezzo appuntamento con Ivano e Simayiai che sono in città per delle commissioni. Percorriamo più che velocemente la strada, ora tutta asfaltata, che circumnaviga il Monte Kenya; in mezzo a campi coltivati e boschi di eucalipto raggiungiamo la linea dell'Equatore, foto di rito, e poi di nuovo di corsa lungo la strada. Verso le tre raggiungiamo Nairobi, oggi ci dicono, è molto più tranquillo dei giorni passati e la gente comincia a gironzolare nuovamente. Ci incontriamo con i nostri amici e decidiamo di restare con loro una notte in città; troviamo sistemazione in albergo, abbiamo la guardia personale che tiene d'occhio la

macchina. Usciamo tutti in compagnia per la cena a base di carne mista alla piastra, patate, verdure, riso e polenta locale; una mangiata infinita e molto buona. Ora in camera vi do la buona notte per un riposo meritato, buona notte a tutti!!
 

8 GENNAIO 2008 - KENYA

Siamo a Nairobi per fare compere. Noi ci dedichiamo alla tessera telefonica, poi passiamo in banca; ora siamo al centro commerciale e poco dopo andiamo a comprare lettore DVD e VHS. Ivano vuole creare un piccolo cinema per i bambini maasai, dall'Italia abbiamo portato un generatore e il video proiettore, mancano l'impianto, i lettori e un telo su cui vedere i film e cartoni. Entro sera riusciamo a trovare tutto compresa la lista dei farmaci da portare al dispensario. Finalmente, verso le sei, partiamo da Nairobi per raggiungere il villaggio di Merueshi; carichiamo il tutto sulla macchina e viaggiano in 3 nella Land 90 e in 6 sul Toyota; la strada è asfaltata con qualche deviazione di sterrato; poi si addentra nella savana e dopo circa 4 ore siamo alla meta. Ci hanno aspettato tutti in piedi per darci il benvenuto, sono molto felici per il nostro viaggio andato bene, ci dedicano una preghiera di accoglienza, beviamo un tè in compagnia e poi tutti a nanna. Prima di raggiungere il villaggio abbiamo avvistato nel buio delle zebre, due giraffe e delle gazzelle.

 
9 GENNAIO 2008 - KENYA

Ci svegliamo al canto del gallo, il sole è già alto; qualche nuvola rinfresca la mattinata. Colazione e poi organizziamo il "nostro" campo; scarichiamo tutto dalle auto e lo posizioniamo sotto una mega tenda auto costruita, quanta roba ragazzi, siamo proprio stati bravi a caricare il tutto il giorno della partenza. Mentre il pranzo viene pronto, si comincia a montare l'impianto, una pasta veloce e poi... la musica scozzese nella savana, esagerato. L'impianto è una bomba, i ragazzini cominciano a ballare, sono felicissimi e non credono alle loro orecchie. Ci spostiamo ora al dispensario per vedere di organizzare i farmaci già presenti all'interno; montiamo gli scaffali e poi ordiniamo il tutto dividendo ogni singolo prodotto. Nel frattempo Damy e Johnatan passano a prendere l'acqua al pozzo e la portano al villaggio. Viene presto buio, facciamo ritorno al villaggio tutti sul Land 90 (in quattro siamo sul cestello, uno è attaccato alla scaletta di fuori), mentre Tiziano porta a Emali una donna con un bimbo di sei mesi malato; al ritorno veniamo a sapere che si è preso la malaria. Montiamo di nuovo l'impianto, ma questa volta per i film

e i bambini sono ancora più felici di prima, si posizionano in prima fila e, attratti dalla tecnologia, non si schiodano un secondo; ci raggiunge anche il capo villaggio felice della situazione. Cena locale a base di ciapati (simile alla piadina), fagioli e carne con verze; un caffè all'italiana; una "doccia" (mastello con acqua scaldata sul fuoco) e ora tutti a nanna.   PRIMA GIORNATA DI LAVORO, UN PO' FATICOSA MA SODDISFACENTE. LA SISTEMAZIONE DEL DISPENSARIO PER RENDERLO USUFRUIBILE E DI FACILE ORGANIZZAZIONE. LA COSA PIU' BELLA DI OGGI E' STATO VEDERE I BAMBINI FELICI DELLA TECNOLOGIA; NEL POMERIGGIO ERA BASTATO LORO SENTIRE DUE NOTE CHE GIA' SALTAVANO E BALLAVANO; LA SERA POI, DAVANTI AL CARTONE ANIMATO NON LI SENTIVI PROPRIO PIU' ATTRATTI, QUASI STUPITI, DELLA SITUAZIONE. SONO BAMBINI MOLTO UMILI, CIO' CHE HANNO GLI BASTA, MA NEL MOMENTO IN CUI VEDONO NUOVE COSE DIVENTANO DI UN CURIOSO, SONO BASTATE LE LAMPADE FRONTALI PER FARLI IMPAZZIRE. NEL MOMENTO IN CUI, PERO', GLI DICI BASTA, GENTILMENTE TI RIPORTANO LE COSE CHE HAI PRESTATO LORO; ANCHE QUANDO E' FINITO IL FILM, SENZA DIR NULLA OGNUNO HA RIPORTATO AL SUO POSTO LA SEDIA, SONO PASSATI A SALUTARE TUTTI QUANTI E SONO ANDATI DRITTI A DORMIRE.

 

10 GENNAIO 2008 - KENYA

Oggi Ivano e Simayiai ci portano nella savana. Partiamo di buon ora, ci dicono già troppo tardi per vedere gli animali, ma noi siamo pieni di speranza. Appena fuori dal villaggio un gruppo di giraffe si aggira fra le spinose acacie; subito dopo passano al galoppo altre giraffe, seguite da un branco di zebre e da uno di gnù, veramente spettacolare. Come dei bambini non stiamo più nella pelle, ad ogni piccolo movimento o ad un avvistamento lontano, scendiamo dalle auto e armati di macchina fotografica e videocamera partiamo all'inseguimento; nascosti dietro i cespugli riusciamo ad avvicinarci abbastanza ad un enorme branco misto di zebre e gnù. In circa un'ora siamo riusciti a fare due chilometri in tutto; allunghiamo il passo, ci dirigiamo verso un pozzo dove carichiamo l'acqua; poi continuiamo la perlustrazione con avvistamento anche di struzzi e veloci antilopi. Ora il paesaggio cambia, dalle acacie passiamo alla savana vera e propria: erba alta dai 50 ai 60 cm, qua e là qualche acacia sotto la cui ombra trovano refrigerio zebre, gnù, antilopi, delle specie di cervi. Fra una fermata e l'altra, raggiungiamo la montagna dove porta il bestiame la famiglia di Simayiai; la risaliamo e... uno spettacolo meraviglioso. Ci troviamo al centro della savana, sotto di noi praterie che si perdono nell'orizzonte; tanti verdi diversi in base alla quantità di acqua presente; i raggi del sole che filtrano fra le nuvole rendono il tutto ancora più magico. Ora scendiamo e ci spostiamo sotto un'acacia enorme dove facciamo campo; mangiamo verso le quattro; nel frattempo vengono a farci visita gli abitanti della zona, noi, invece, andiamo a far visita alla cugina di Simayiai. Assistiamo a un tramonto spettacolare, vediamo il Kilimangiaro e un gruppo di giraffe al pascolo.

 

11 GENNAIO 2008 - KENYA

Sveglia presto, colazione con tè e biscotti e poi di nuovo in partenza per la savana. Ci portano a vedere come in questi luoghi che sembrano desertici riescono a trovare l'acqua per loro e per il bestiame. In parte al letto del fiume scavano creando un bacino fin quando l'acqua affiora, a lato creano uno spazio dove arrivano gli animali, sul fondo un fossetto che riempiono con l'acqua da bere. Per gli uomini, invece, scavano un buco, l'acqua affiora, e con una piccola tanica riempiono quelle più grandi che poi caricano sugli asini e portano al villaggio. Continuiamo il viaggio, raggiungiamo la strada principale e successivamente Emali; un pranzo a base di pollo e poi... fa troppo caldo per vedere il mercato, allora ci dedichiamo a giocare a biliardo. Spesa di acqua, frutta e verdura e poi di ritorno al villaggio.

 

12 GENNAIO 2008 - KENYA

Stamattina c'è chi si dedica la bucato e chi a chiacchierare con i maasai, ovviamente in swahili!! Poi, all'alba di mezzogiorno, partiamo per Loitokitok dove dovremmo trovare qualcuno per organizzare la nostra salita sul Kili. Raggiungiamo il paese dopo due ore e mezza di strada sterrata; troviamo un posto di guide, ma non c'è nessuno; con l'aiuto di un tizio, sconfiniamo in Tanzania clandestinamente, ci porta alla partenza del sentiero, chiamiamo il capo dell'agenzia e... dobbiamo tornare al paese. Ci incontriamo in un bar, chiediamo tutte le informazioni necessarie e poi facciamo rientro a Merueshi. Appena arrivati siamo già di partenza, stasera c'è la prima serata di cinema nella savana; raggiungiamo la chiesa, montiamo tutto l'impianto e proiettiamo prima un filmato sull'AIDS e poi un cartone animato per i  più piccoli. Facciamo rientro in villaggio che sono già le 11:30, fra poco dobbiamo partire per raggiungere l'aeroporto di Nairobi per andare a prendere il resto della combricola che dovrebbe arrivare domani alle 4:00. Una piccola dormita di tre ore e poi di partenza per Emali; da qui Damy prende un matatu e parte per Nairobi.

 

13 GENNAIO 2008 - KENYA

In attesa di Sergio, Ada, Andrea, Claudio e Michele, al campo base ci si dedica ad una sana dormita, a una colazione, alla doccia e al bucato. Verso l'una cominciamo a preparare il pranzo; finalmente nel villaggio appare un matatu, sono loro, un abbraccio a tutti e  poi diamo una mano a scaricare i bagagli. Nel frattempo viene pronto il pranzo a base di casoncelli fatti in casa dalla mitica Elsa, grazie di cuore. Nel pomeriggio i nuovi arrivati organizzano le loro tende; facciamo due chiacchiere e poi... via, seconda serata cinematografica nel villaggio di David; montiamo il tutto nella chiesa e poi ci dirigiamo a casa sua, ci ha invitato per un tè. Veniamo accolti calorosamente da tutta la famiglia, dal più piccolo al capo villaggio; ci fanno sedere attorno a due tavoli che verranno poi imbanditi con termos di tè e latte, coca-cola, pane, biscotti, burro, tutto questo per noi. Prima di ritornare in chiesa ci ringraziano per aver accettato l'invito, noi ricambiamo affettuosamente; in cambio loro avevano preparato degli oggetti artigianali tipici maasai che ci hanno distribuito uno per uno. Alla fine ci dedicano una preghiera e poi... tutti al cinema; stasera c'è il pienone e tutti si sono divertiti a vedere "Il Re Leone". Soddisfatti della serata, torniamo al villaggio un po' tutti stanchi, ci meritiamo proprio una bella dormita.    QUESTA SERA E' STATA PROPRIO INDIMENTICABILE. L'OSPITALITA' DI DAVID E FAMIGLIA CI HA PROPRIO SBALORDITO; CI HANNO OFFERTO IL TE' COME FOSSIMO GLI AMICI PIU' CARI, MA CIO' CHE CI HA LASCIATO VERAMENTE MERAVIGLIATI E UN PO' SPIAZZATI SONO STATI I DONI CHE CI HANNO DISTRIBUITO, PROPRIO NON CE LO ASPETTAVAMO. ASHE' OLE' DAVID.

 

14 GENNAIO 2008 - KENYA

Oggi giornata "umanitaria"; ci si sveglia ognuno all'ora desiderata, molto probabilmente ci si alza per il troppo caldo nella tenda; colazione con pane e nutella, un po' di tè o caffè, una lezione di swahili, quattro chiacchiere. La mattina passa veloce e verso le undici ci spostiamo tutti al dispensario per dare una mano a sistemare i farmaci arrivati da Nairobi. Con le macchine cariche di gente (sui cestelli, dentro la macchina) partiamo; svuotiamo il dispensario dagli scatoloni e uno alla volta controlliamo i farmaci e li sistemiamo sugli scaffali montati qualche giorno fa. Ci sono tutti fortunatamente; una macchina fa ritorno al villaggio un po' prima per preparare il pranzo; il resto del gruppo rientra che ormai sono le tre e anche oggi facciamo pranzo-cena che ormai sono le quattro. Un caffè e poi... svelti, dobbiamo prepararci per la terza serata; il villaggio di stasera è lontano, circa un'ora di strada. C'è chi fa la doccia e poi il bucato, ma alla fine ce la facciamo; si parte poco prima che faccia buio, buona serata a tutti.

 

15 GENNAIO 2008 - KENYA

Oggi relax; siamo andati a prendere l'acqua al pozzo, c'è chi ha fatto il bucato; chi ha aggiornato il diario. Mangiamo un buon risotto e piselli, salutiamo Ivano e Simayiai che oggi tornano in Italia e poi alcuni di noi raggiungono Emali per organizzare insieme a Mike la nostra salita al Kili. Il pomeriggio passa veloce, fra una passeggiata e una chiacchierata arriva presto buio; andiamo a far legna, stasera polenta, salame e formaggio. Buona notte a tutti.

 

16 GENNAIO 2008 - KENYA

Ci sveglia un mega temporale che sono le 5:30 e continua a piovere per quasi tutta la mattina. Passiamo il tempo sotto il nostro tendone che perde acqua; giochiamo a carte, intagliamo il legno per cucchiai e forchette; raccogliamo l'acqua piovana nelle taniche. Finalmente smette di piovere, mangiamo tutti insieme (noi e i maasai) una zuppa di fagioli e frittata. Nel pomeriggio ci dedichiamo alla preparazione dell'attrezzatura per la salita della montagna. Verso sera prepariamo noi la cena per tutti: spaghetti, verze e ciapati ci vedono impegnati tutti insieme anche stasera. I ragazzi maasai poi ci intrattengono con canti tipici; allo stesso modo ricambiamo con nostri canti, ma facciamo veramente un po' pietà; nonostante ciò, abbiamo passato una bella serata in compagnia.

 

17 GENNAIO 2008 - KENYA

Anche stamattina un bel temporale ci dà la sveglia; anzi tuoni, lampi e scrolloni di acqua è da quando siamo a letto che ci tengono compagnia. Fortunatamente per le otto smette di piovere e siamo tutti in piedi; un po' perplessi per le nuvole nere che ancora girano sopra le nostre teste e per le condizioni delle strade, chiediamo informazioni a Mike che ci dice che sembra tutto ok. Mangiamo intorno alle 11:30 e per l'1:30 è tutto pronto; le macchine cariche, un saluto alla famiglia maasai, una preghiera di buona fortuna e poi via si parte per il Kilimanjaro. La strada sembra in buone condizioni, ogni tanto qualche guado di enormi pozzanghere che passiamo senza problemi. Ad un certo punto, a lato della strada un camion carico di pomodori semi ribaltato; ci fermiamo per dargli una mano e... ce l'abbiamo fatta, con l'aiuto del verricello (è una bomba); l'autista ci ringrazia dell'aiuto e riprendiamo l'avvicinamento. Raggiungiamo Loitokitok che sono le 16:30, passiamo all'ufficio dogana per i  passaporti e appena di là incontriamo Mike. Chiediamo se c'è un posto per mettere le tende dove passare la notte e ora ci troviamo in un Cottages esagerato ai piedi del Monte

Kilimanjaro. Verso sera c'è un problema, torniamo all'ufficio immigrazione appena passato; vedendoci tornare e non essendo passati in Tanzania siamo diventati "figli di nessuno", è come se non esistessimo più; ci dicono però di tornare domani mattina che si mette tutto a posto; per fortuna nulla di grave. Torniamo al cottages e ci facciamo una mega mangiata, due chiacchiere in giardino e ora a nanna, domani si comincia l'avventura.    SIAMO UN PO' TUTTI PREOCCUPATI E UN PO' EUFORICI PER LA PARTENZA VERSO LA VETTA; AVREMO PRESO TUTTO!!?? CE LA FAREMO A TOCCARE LA CIMA?? PER IL MOMENTO IL TEMPO CI ASSISTE E IL MORALE E' A BUON LIVELLO. BUONA FORTUNA RAGAZZI.

 

18 GENNAIO 2008 - TANZANIA

Si parte; colazione per le otto e... pronti via. Raggiungiamo la frontiera con la Tanzania, pratiche per i visti abbastanza veloci e poi ci avviciniamo alla Rongai Gate da dove parte il sentiero per la cima del Kilimanjaro. Il tempo non è dei migliori, scappa qualche goccia di pioggia, ma non ci fa paura nulla. I nostri portatori organizzano i loro carichi (20 kg a testa) e noi organizziamo i nostri; partiamo che sono le 12:30 da una quota di circa 2000 mt. Il sentiero si inoltra attraverso piantagioni di pini e coltivazioni di mais e patate, ogni tanto qualche casa costruita con assi di pino; i bambini ci salutano e ci chiedono della cioccolata; il Kili per il momento non si fa vedere nascosto dietro le nuvole. Ci addentriamo nella foresta, l'umidità aumenta e le enormi piante vengono ricoperte di licheni, muschi e liane; alcune scimmie ci guardano indisturbate dall'alto dei rami. Il bel sentiero di terra e ghiaia racchiuso in cordoli di legno ora lascia la foresta e continua in una zona di alberelli e arbusti non più alti di due metri. Ora riusciamo ad intravedere il Kili imbiancato di fresco; qualche fiore tipico del luogo (Protea kilimanjarica) fa capolino dai cespugli. Ci fermiamo in una piccola area di sosta con tavoli e panche a fare lo spuntino, all'orizzonte la pianura keniota ci saluta. Riprendiamo il cammino tranquillamente, guardandoci intorno e chiacchierando con la nostra guida; poco dopo, fra gli alberi, svetta un'antenna, è il nostro primo campo (quota 2.645 mt). Diamo una mano a montare le tende, ci registriamo sul giornale del campo e ora ci rilassiamo in attesa della cena. Il tempo di scaldare l'acqua e i nostri "amici" ci portano delle bacinelle con acqua calda per lavarci, esagerato. Ora ci chiamano: è pronto il tè. Ci dirigiamo verso la "nostra" tenda mensa e troviamo il tavolo imbandito di ogni cosa: thermos con acqua calda, tè, caffè, latte, cioccolata, pop-corn; una merenda coi fiocchi. Il tempo sembra tenere, le nuvole se ne vanno e ci lasciano ammirare la bellezza del Mawenzi e del Kilimanjaro. Passiamo il tempo scrivendo e giocando a carte. Sono le sei e ci richiamano all'appello: è pronta la cena, e che cena; zuppa, carne con verdure, patate, insalata russa e per finire un bel tè caldo. Usciamo dalla tenda mensa che c'è già buio, facciamo due passi sotto la luna per digerire, una chiacchierata, qualche stronzata e ora buona notte a tutti. Le nuvole stanno tornando, speriamo che se ne vadano senza lasciare brutti ricordi.

 

19 GENNAIO 2008 - TANZANIA

Questa notte un piccolo temporale ci ha fatto compagnia, ma nulla di preoccupante. Ci svegliamo tutti che sono le 6:30; prepariamo i sacconi, facciamo colazione, smontiamo le tende; il sole fa capolino da dietro le nuvole che corrono veloci nel cielo. Partiamo intorno alle 8:20 lungo un sentiero largo e contornato da eriche alte due metri; camminiamo piano piano, oggi abbiamo mille metri di dislivello e 6-7 ore di cammino. Il primo tratto è una leggera salita diretta sopra il campo; passiamo ora in una zona di arbusti più bassi con grossi massi color nero. Il Kili si intravede tra le nuvole sempre più bianco e sempre più vicino. Raggiungiamo un posto dove alcuni gruppi fanno campo, noi ci fermiamo solo per lo spuntino. Ci riposiamo per circa un'ora, poi riprendiamo il cammino, ora tutto un su e giù in quota fra massi e arbusti bruciati; ogni tanto, nel nero del paesaggio, un fiore rosso appare all'improvviso a dar bella mostra di sè. Finalmente ecco il campo, le tende sono già montate, sempre in discesa, ma va bene lo stesso, ci adattiamo a tutto. Sistemiamo le nostre cose e poi... è pronto il tè; tutti nella tenda mensa, accompagniamo il beveraggio con delle noccioline; io, Damy e Sergio abbiamo i primi sintomi per la quota, un leggero mal di testa ci accompagna da circa mezza giornata, ci curiamo con un pastiglione magico e ci gustiamo la cena in compagnia. Dopo cena un giretto, una chiacchierata, una bisca con le sexy card e poi una sana dormita.

 

20 GENNAIO 2008 - TANZANIA

La pioggia ci accompagna da circa mezzanotte, ci ha lasciato una tregua solo per smontaggio campo e preparazione sacconi. Una mega colazione all'inglese e poi partenza; facciamo poche centinaia di metri che comincia a piovere. Ci copriamo adeguatamente e continuiamo nella speranza che smetta e che esca un sole splendente. Ma ciò non accade e andiamo avanti sotto un'acqua che poi diventa mista a neve; l'ultimo tratto è stato veramente massacrante, non tanto per la fatica, ma perchè insieme all'acqua si è unito un vento gelido. Tutti fradici e intirizziti, le mani gelate, raggiungiamo il campo 3 (Mawenzi Turn Hut); ci ripariamo inizialmente all'interno del piccolo rifugio. Nel frattempo i nostri portatori montano le tende; appena è possibile ci rintaniamo in tenda; ci cambiamo i vestiti tutti bagnati fino alle mutande. Ci infiliamo nel sacco a pelo per riscaldarci un po'; poco dopo ci chiamano, è pronto il pranzo; una zuppa veloce e poi di nuovo in tenda. La pioggia non ci dà proprio tregua, ora c'è anche il vento, speriamo che porti via queste nuvolacce. Il pomeriggio passa via veloce fra una dormita e l'altra; arrivano presto le sei, ora di cena, per il momento sembra che abbia

smesso di piovere; dalla valle sale la nebbia, le nuvole coprono la cima del Mawenzi coperto di neve fresca fino alla base. Un'ottima cena e poi tutti a nanna, domani ultimo trasferimento prima della salita.

 

21 GENNAIO 2008 - TANZANIA

Stamattina ci svegliano le piccole occhiate di sole che cerca di farsi vedere da dietro la vetta della montagna. Sono le 6:30, siamo un po' tutti umidi della giornata di ieri; una sana colazione, sistemiamo  tende e sacconi e ci incamminiamo verso il Kibo Hut. Un leggero sali e scendi e raggiungiamo una spianata desertica disseminata di enormi lapilli vulcanici, ottimi per ripararsi dal vento gelido che sta piano piano  riportando delle nuvole poco promettenti. iniziamo la leggera salita che ci porterà al nostro campo e poco dopo, qualche goccia ci annuncia che anche oggi non ci lascerà in pace; infiliamo giacca a vento e copri-zaino e riprendiamo il cammino sperando nel tempo. E' stato abbastanza clemente, facciamo appena in tempo a raggiungere le tende, fortunatamente già montate, che comincia a nevicare. Sistemiamo le cose intanto che sono asciutte e... il richiamo del tè si fa presto sentire; facciamo due chiacchiere davanti ad una tazza di tè caldo e ai pop-corn. Una corsa al bagno ed ora al caldino in tenda sotto i sacchi a pelo in attesa della cena. Continua a nevicare, facciamo un riposino e poi di nuovo a mangiare; non sappiamo bene se questa notte partire o no anche se nevica. Alla fine decidiamo di svegliarci ugualmente e di vedere un po' come si mette; nel frattempo smette di nevicare, il cielo sembra aprirsi, ma la vetta non si fa vedere. Andiamo a letto nella speranza di alzarci al chiaro di luna.

 

22 GENNAIO 2008 - TANZANIA

Il nostro desiderio si avvera; alle 23:30 ci chiamano e ci portano la colazione in tenda; la tenda mensa è occupata dai portatori che dormono. Ci vestiamo ben bene e usciamo dalla tenda: uno spettacolo meraviglioso, la luna piena illumina a giorno l'intera montagna, le stelle ci fanno compagnia e con il cuore pieno di felicità iniziamo la salita (sono le 00:30). Siamo tutti in fila, lo stesso passo accompagna la salita di tutti e nove (la mamma non se la sentiva), piano piano raggiungiamo i primi gruppi e li superiamo senza problemi. La luna ci fa da luce e accompagna il nostro cammino; saliamo, saliamo e saliamo, fa sempre più freddo e respiriamo a fatica. il passo è sempre più lento, la quota si fa sentire; ci sono i primi problemi per Damy e Andrea, ma con forza e coraggio continuano. Raggiungiamo il primo punto, il Gilman Point (5.681 mt); il paesaggio che ci si para davanti è meraviglioso, il cratere del Kili illuminato a giorno dalla luna ci accompagna per l'ultima parte della salita. La traccia ora segue il bordo del cratere; incontriamo della gente che saliva dalla Machame Route e, poco prima della vetta, il sole fa capolino da oriente. Lo spettacolo si moltiplica all'infinito, i colori di giallo, rosso, arancione dell'alba colorano di rosa e giallo le nevi della cima; i seracchi del poco ghiacciaio perenne si illuminano al nostro passaggio; la vista di tutto questo ci emoziona così tanto che c'è chi mette a piangere. Arriviamo tutti quanti in vetta, ci abbracciamo, ci complimentiamo a vicenda, c'è chi piange dalla felicità per aver raggiunto la cima più alta dell'Africa. Sotto il cartello che indica l'Uhuru Pick (5.895 mt) si scattano le foto ricordo di gruppo e singole e poi via di corsa, il vento si fa gelido e stare a quelle quote ci congela mani e piedi. Sulla strada del ritorno ammiriamo in tutto e per tutto il paesaggio che penso non dimenticheremo mai. Ci fermiamo al Gilman Point per uno spuntino a base di grana e poi via, in linea retta, giù per il versante fino a raggiungere la Kibo Hut. Un bicchiere di acqua e sali minerali ci rigenera, un pranzo a base di zuppa e patate e poi smontiamo tende e rimontiamo i sacconi. Dobbiamo raggiungere il campo più basso; partiamo poco prima che comincia a nevicare e, come al solito, neve e acqua ci accompagnano fino al nostro arrivo. Ci facciamo una meritata birra fresca e poi... un riposino prima "dell'ultima cena"; si chiacchiera un po' con Jospad e di nuovo in tenda, la giornata è stata proprio faticosa.

 

23 GENNAIO 2008 - TANZANIA-KENYA

Oggi ci incamminiamo che sono ormai le 8:30; il bel sentiero largo si inoltra nella steppa di piccoli arbusti; in lontananza vediamo le pianure e le colline tanzanesi. Sul sentiero incontriamo molti turisti che percorrono la Marangu Route per raggiungere il Kili, insieme a loro i portatori carichi piegati sotto il peso di enormi sacconi. Passiamo paesaggi diversi dal versante risalito qualche giorno fa: da arbusti bassi e colorati di giallo, passiamo direttamente ad un bosco di eriche alte quattro metri. Arriviamo ora nella foresta formata da enormi alberi le cui fronde dondolano al vento; barbe di licheni spenzolano dai rami e ai piedi fiori equatoriali colorano il sottobosco di rosso, rosa e bianco. Raggiungiamo l'ultimo lodge dove facciamo un veloce spuntino; riprendiamo il cammino logicamente sotto la pioggia, fortunatamente il sentiero corre ancora nella foresta che ci ripara fin quasi al nostro arrivo alla Marangu Gate. Finalmente un po' di riposo; riceviamo i complimenti di Mike che ci aspettava; salutiamo i nostri 34 fra portatori, cuochi, guide e assistenti e montiamo sul matatu che ci riporta alla Rongai Gate dove ritroviamo le macchine. Attraversiamo la frontiera e ci fermiamo al Cottages dell'andata; festeggiamo la conquista del Kili con del vino rosso fantastico e con la consegna dei certificati in compagnia di Mike e Jospad.

 

24 GENNAIO 2008 - KENYA

Il canto di allegri uccellini ci svegliano, sono quasi le nove; Mike e Jospad vengono a salutarci; facciamo una mega colazione e poi partiamo per la via di casa. Puntata al benzinaio e al "supermercato" per prendere quel poco che manca e poi... via, si ritorna sullo sterrato. L'odore della polvere ci fa sentire quasi a casa; la strada corre veloce sotto le ruote, il Kili ci saluta da lontano mostrandosi senza nubi per tutto il giorno. Raggiungiamo Merueshi poco dopo l'una; l'accoglienza, come al solito è stata calorosa; carichiamo i bagagli e cominciamo il nostro "mercatino". Prima tendiamo altri fili, poi prendiamo tutti i vestiti e il resto e li stendiamo al sole per farli asciugare; verso sera ritiriamo il tutto e rimontiamo sacconi, bidoni e zaini. Ceniano tutti in compagnia, quattro chiacchiere, un narghilè e ora tutti a nanna. Buona notte!!

 

25 GENNAIO 2008 - KENYA

Oggi giorno di preparativi; risaliamo fino a Nairobi per poi spostarci al Maasai Mara NP per ammirare la bellezza degli animali africani. La mattinata passa via veloce; gli uomini sistemano le macchine per il ritorno in Italia; noi donne ci dedichiamo al bucato, al cucito e al pranzo che consumiamo in compagnia dei fratelli e delle sorelle maasai. Il pomeriggio invece, viene dedicato all'organizzazione dell'auto; mentre Tiziano sale a Emali per comperare la vacca da regalare alla famiglia di Simayiai, io, con l'aiuto della mamma, pulisco i nostri bagagli e carico il tutto sulla vettura, pronta per la prossima avventura. Fanno rientro poco prima del buio; ceniamo sempre tutti in compagnia, facciamo vedere le foto fatte sul Kilimanjaro e poi tutti a nanna.

 

26 GENNAIO 2008 - KENYA

E' il giorno degli addii o, speriamo, degli arrivederci. Si preparano le ultime cose e poi... il mercatino dell'artigianato organizzato apposta per noi. Svaligiamo quasi tutto, per la felicità di tutti loro; un regalo da portare agli amici, o un ricordo da tenere in casa per non dimenticare questa gente speciale. Ritorniamo alle nostre faccende e... il pranzo è pronto; ci hanno preparato da mangiare; ne approfittiamo e subito dopo ecco il matatu per gli amici. Carichiamo i loro bagagli; nel frattempo arrivano tutti a salutarci, noi distribuiamo le magliette del gruppo ai più piccoli e agli amici più cari. Cominciano i saluti: David, Faith, Charity, anche il turbolento Steven è venuto a salutarci, e poi Nicholas e tutti gli altri. Ci abbracciamo, ci salutiamo, scappano alcune lacrime di commozione, ma ci lasciamo tutti con la speranza di rivederci presto. Ora tutti in cerchio, ringraziamo tutti quanti per l'ospitalità e l'amicizia offertaci; il capo villaggio prega per noi e poi... partenza!! Mentre usciamo dal villaggio c'è chi si nasconde per la commozione, chi ci rincorre, chi ci saluta e sorride al nostro passaggio. Raggiungiamo il pastore che sta portando il nostro regalo al villaggio; ne siamo fieri e anche "papà" sembra essere felice del pensiero che abbiamo avuto. Ripartiamo salutando per l'ultima volta; poco dopo una telefonata ci fa tornare indietro, il Toyota della famiglia ha un problema. Io e Damy facciamo retro front e andiamo a dare una mano, per fortuna riusciamo a sistemare il problema. Raggiungiamo il resto del gruppo, che ha continuato il viaggio ormai in vista di Nairobi; incontriamo Mike che ci porta in hotel, una bella doccia calda e poi a mangiare ed ora buona notte.    QUESTA GENTE E' VERAMENTE SPECIALE, NELLA SUA SEMPLICITA', E' COMPLICATA E ORGANIZZATA; UN PAPA', TANTE MOGLI E CINQUANTA FIGLI CHE AL SUO PASSAGGIO SI INCHINANO PER SALUTARLO E LUI A SUA VOLTA PONE UNA MANO SULLA LORO TESTA. C'E' MOLTO RISPETTO FRA LE PERSONE E TUTTI HANNO IL LORO COMPITO; QUESTO POPOLO CI HA LASCIATO MOLTO NELLO SPIRITO E NEL CUORE E SPERIAMO DI AVER LASCIATO ALTRETTANTO.

 

27 GENNAIO 2008 - KENYA

Tantissimi auguri Damy!! Per festeggiare partiamo da Nairobi con destinazione Maasai Mara NP dove speriamo di avvistare molti animali. Viaggiamo tranquilli lungo le strade più o meno asfaltate e con tante buche da schivare; arriviamo al campeggio che è l'una, ci portano alle nostre tende. Ogni tenda contiene letti in legno, una cassapanca o un armadio, poi c'è un antibagno e nel retro il bagno con al centro il lavandino e ai lati wc e doccia separati; all'esterno una piccola veranda che guarda il vialetto ricco di fiori colorati. Uno spuntino veloce e poi comincia il safari; entriamo nel parco e poco dopo ecco un magnifico branco di impala, zebre e tòpi, sulla destra la mamma facocero con tre facocerini che scappano via veloci con la loro coda dritta verso il cielo. Il tempo non è dei migliori, ma continuiamo la ricerca; fortunatamente sul matatu c'è anche Mike "occhi di falco". Da lontano vede tutti gli animali, chiede il binocolo e poi dirige l'autista fino a pochi metri dagli animali. Abbiamo potuto quasi toccare una splendida famiglia di elefanti che brucava tranquillamente; ci siamo poi trovati in mezzo ad una mandria di bufali che indisturbati hanno continuato a mangiare. Lungo queste piste sterrate in mezzo alla savana, avvistamenti di impala, tòpi, gazzelle, un enorme elefante maschio, uccelli di ogni tipo, si susseguono quasi all'infinito. Sulla via del ritorno, lungo la strada, si vedono le impronte di un leone, forse di qualche giorno fa; decidiamo di seguirle, ma... ecco quelle fresche di recentissimo passaggio, peccato però che vadano in direzione opposta a noi. Un po' demoralizzati facciamo ritorno al campeggio, comincia a far freddo e buio; un'ottima cena con zuppa, carne e tante verdure e ora tutti a nanna. Domani sarà una giornata piena: speriamo di avvistare leoni, leopardi, ippopotami e chi più ne ha più ne metta; buona fortuna.

 

28 GENNAIO 2008 - KENYA

Stamattina sveglia presto, dobbiamo andare a caccia; speriamo di avvistare i grandi felini e vedremo gli ippopotami. Entriamo nel parco e poco dopo alla radio, ci avvisano che ci sono dei leoni poco distanti; prendiamo una pista in mezzo alla savana e... proprio sulla strada un maschio e una femmina sonnecchianti ci guardano, poco lontano altre femmine e la spensieratezza di tre cuccioli giocherelloni ci fanno felici del ritrovamento. Li contempliamo per qualche minuto alla distanza di pochi metri, poi continuiamo il safari. Un'aquila sull'albero punta il piccolo di poche ore non ancora in grado di alzarsi di un'antilope di Thomson; poco più in là un enorme branco di zebre, e ancora impala, tòpi e antilopi di ogni genere. Fra gli uccelli, la gru coronata, il serpentario e il maestoso struzzo; in lontananza mandrie di bufali e gruppi di elefanti che vagano nella bassa vegetazione. Siamo alla ricerca del rinoceronte, ma al suo posto... un bel esemplare di ghepardo appare da dietro un cespuglio; ci avviciniamo così tanto, quasi riusciamo a  toccarlo. Continuiamo la giornata e poco prima del pranzo ci fermiamo dagli ippopotami; annoiati sulla spiaggia del Fiume Mara sonnecchiano al sole o immersi per metà nell'acqua, oppure si immergono del tutto per apparire qualche metro più in là; ogni tanto qualche lento movimento ci fa ammirare la maestosità di questo animale. Pausa pranzo in compagnia di tantissimi uccellini ruba briciole, una scimmia dispettosa ruba banana e di lucertole "Spiderman" color rosso e blu. Riprendiamo la ricerca del timido rino nella speranza di trovare, nel frattempo, un bel gruppo di elefanti e il leopardo. I nostri desideri si avverano: un bel gruppo di elefanti è stanziato sulla collina di fronte a noi, ma sono irraggiungibili; in compenso, poco a lato della strada, un enorme maschio è in avvicinamento. Lungo la rotta incontri ravvicinati con altri leoni e poi... un matatu fermo dalla parte opposta della valle; prendiamo il binocolo e poi... veloci dall'altra parte. Su di un rami di un'acacia poco distante spenzolano le zampe e la coda di un sonnecchioso leopardo. Nonostante non siamo riusciti a trovare il rinoceronte, la giornata è stata veramente entusiasmante, piena di emozioni, ci ha lasciato veramente col fiato sospeso, nella speranza, domani, di avvistare altrettanti animali.

 

29 GENNAIO 2008 - KENYA

Giorno di trasferimento, ci spostiamo dal Maasai Mara al Lake Nakuru NP dove potremo vedere i fenicotteri e forse molto più facilmente i rinoceronti. Partiamo tranquillamente verso le nove; lungo la strada ci fermiamo in un negozio di souvenir per comprare alcuni regali agli amici e per cominciare ad indagare sui prezzi che girano. Continuiamo il trasferimento, ci si ferma per il pranzo e finalmente, verso sera, raggiungiamo la città di Nakuru; una spesa veloce per la truppa e poi, dentro il parco. Già da fuori si vede la distesa di fenicotteri rosa che copre la superficie del lago; continuando lungo la strada zebre, gazzelle, bufali e un'antilope enorme pascolano libere nel bosco. Ecco il nostro lodge: due, tre camere con letti comodi, una sala da pranzo, una cucina dove il nostro cuoco ci prepara una splendida cena, il tutto immerso nella natura dove gli animali pascolano liberi e vengono a trovarci fuori la porta. Dopo una bella mangiata, una chiacchierata a lume di lampada e ora a nanna, domani svegli all'alba.

 

30 GENNAIO 2008 - KENYA

Il Lake Nakuru, cosa dire, veramente eccezionale. Partiamo prima dell'alba per vedere sorgere il sole e osservare il mare di fenicotteri farsi sempre più rosa, uno spettacolo meraviglioso; restiamo ad osservare questi uccelli per quasi un'ora; in loro compagnia i buffi pellicani spiccano il volo e planano poco più avanti, dei marabù ingobbiti sannecchiano con le zampe a mollo. Proseguiamo il tour ed ecco i primi enormi esemplari di rinoceronte bianco che pascolano pacifici insieme a bufali, zebre e gazzelle; saliamo ora la punto panoramico dove veniamo accolti da un gruppo di babbuini e da dei "toponi" che sembrano marmotte (boh!!). Un'occhiata allo splendido paesaggio e poi giù di nuovo in riva la lago; qui incontriamo una famigliola di rino e una iena solitaria che scappa via veloce; riprendiamo il giro e entriamo in un fitto bosco di acacie. Mike comincia a guardare sui rami, sta cercando qualcosa, ma solo verso al fine capiamo che cosa; prima però osserviamo un bel esemplare di rinoceronte nero e un gruppetto di scimmie bianche e nere. Ciò che cercava Mike, invece, lo scopriamo poco più avanti: gazzelle, impala e zebre guardano tutte verso una sola direzione; finalmente il predatore si fa vedere, ma non in azione, anzi piuttosto statico. Su di un ramo ad una decina di metri ecco un bel leopardo con le quattro zampe e la coda spenzoloni nel vuoto. Torniamo al nostro lodge dove James, il cuoco, ci ha preparato una mega colazione-pranzo che sbraniamo velocemente. Partiamo per far rientro a Nairobi; lungo la strada ci fermiamo a fare una foto alla Rift Valley, una merenda al sacco e per le quattro eccoci di ritorno all'albergo. Decidiamo di trasferirci al campeggio per risparmiare un po' di soldi, ci facciamo accompagnare da Mike, lo salutiamo con la speranza di rivederci e ci rilassiamo con una bella doccia calda.    FARE UN SAFARI E' STATO VERAMENTE EMOZIONANTE, RIUSCIRE A VEDERE LEONI, RINOCERONTI, ELEFANTI, LEOPARDI E GHEPARDI A POCA DISTANZA E' BELLISSIMO E MERAVIGLIOSO; NON PENSAVAMO DI POTER ASSISTERE AD UNO SPETTACOLO COSI'... INDESCRIVIBILE. GRAZIE A MIKE ABBIAMO POTUTO GODERCI OGNI MINUTO PASSATO A CERCARE ANIMALI NASCOSTI NELL'ERBA ALTA O SUI RAMI DEGLI ALBERI O DIETRO UN CESPUGLIO; VERAMENTE UN'AVVENTURA UNICA.

 

31 GENNAIO 2008 - KENYA

Per noi cinque delle auto è giornata di burocrazia; ci portiamo all'ambasciata del Sudan per i visti con la speranza che non ci facciano troppe storie. Manca la lettera della nostra ambasciata; decidiamo allora di passare all'ambasciata dell'Etiopia dove fortunatamente facciamo abbastanza velocemente, lasciamo documenti e passaporti in ufficio e ci incontriamo con il resto del gruppo in centro. Ora comincia l'odissea con le banche, oggi non vogliono cambiare i travel; sconsolati e un po' scocciati, andiamo ad affogare la rabbia a pranzo. Nel pomeriggio ci dividiamo: c'è chi va a ritirare i passaporti all'ambasciata etiope, chi torna in campeggio, chi fa un giro per il centro e fa la spesa; la sera al passiamo in campeggio, una bella pasta, quattro chiacchiere con due italiani incontrati in campeggio e poi tutti a nanna.

 

1 FEBBRAIO 2008 - KENYA

Anche questa mattina la dedichiamo alla burocrazia; torniamo in centro, riusciamo a cambiare in banca, passiamo all'ambasciata italiana per la lettera; prendiamo un taxi che ci porta a quella sudanese dove lasciamo documenti e passaporti che ci ritorneranno lunedì. Facciamo rientro in campeggio, dove mamma Ada ha già cucinato per la truppa; pranziamo tutti insieme, sistemiamo debiti e crediti, e poi ognuno è libero di fare ciò che più gli pare. Alcuni fanno un riposino, altri chiacchierano, due fanno i meccanici, io aggiorno il diario.

 

2 FEBBRAIO 2008 - KENYA

Giorno di shopping; partiamo prima per la posta per la bellezza di un'ottantina di francobolli; passiamo poi in banca, siamo un po' tutti a bolletta; finalmente, dopo un dolcetto speciale, riusciamo a prendere il matatu che ci porta al centro commerciale. Pranziamo con una pizza e  poi tutti in libreria dove compriamo regali e ricordi di questi luoghi; usciamo dal centro, attraversiamo la strada e entriamo in un grande mercato dell'artigianato. Veniamo assaliti, tutti ci chiedono di guardare, contrattiamo, compriamo e alla fine scappiamo perchè non ce la facciamo più. Torniamo in centro con un matatu tamarro: musica a manetta, video clip, tappezzeria nera e all'esterno cerchi in lega, colori sgargianti, minigonne, veramente esagerato. Una spesa per la truppa e poi facciamo rientro in campeggio; prepariamo la cena a base di ugali, ciapati, verdure e polpette, questa sera cinque tornano a casa e vogliamo festeggiare, ci raggiungono anche John, Jonathan e David. Verso le undici ecco il matatu con destinazione aeroporto, carichiamo i bagagli, una foto tutti insieme e... i saluti, gli abbracci e i baci non volevano smettere, non vogliono partire. Buon viaggio a chi deve partire e buna notte a chi resta.

 

3 FEBBRAIO 2008 - KENYA

Questa mattina si dorme fino a tardi, una colazione veloce con caffè e dolcetti e poi, io e Damy facciamo un giro in centro mentre gli altri restano in campeggio a riposare. Torniamo verso l'ora di pranzo, mangiamo i resti della serata e il pollo che abbiamo preso oggi; il pomeriggio passa veloce fra lo scrivere cartoline, un sonnellino e sistemare i bagagli. Spianiamo sul tavolo le cartine e pianifichiamo le tappe per il rientro; ci raggiunge in campeggio John e il suo amico, facciamo quattro chiacchiere davanti ad una birra e al caffè, ci salutiamo per l'ultima volta con dispiacere. Ora in compagnia di due pantere nere, stiamo aspettando la cena in attesa di una bella dormita, domani si parte per tornare a casa.

 

4 FEBBRAIO 2008 - KENYA

Speriamo bene, oggi dovremmo ritirare i passaporti con i visti del Sudan e cominciare "Berghem-Kili: il ritorno". Entriamo in ambasciata e la solita signora con la luna storta prima ci chiede i soldi e poi ci dice di tornare per le tre del pomeriggio; aspettiamo una mezz'ora, poi, visto che non si schioda dalla sua posizione, decidiamo di andare in centro. Facciamo una spesa, passiamo a un punto internet senza riuscire a mandare e-mail, scriviamo l'ultima cartolina e la spediamo insieme a tutte le altre ottanta, un pranzo a base di pollo e poi di nuovo in ambasciata. Aspettiamo lì fino alle quattro quando, sempre un po' scazzata, sbatte i nostri passaporti sul bancone; li prendiamo, li controlliamo e ce ne andiamo felici. Attraversiamo la città senza troppi problemi, ma appena fuori eccone uno: non troviamo più lo zainetto di Lele; cerca, pensa, pensa e cerca alla fine concludiamo che ce l'hanno rubato, non sappiamo come, ma è successo. Un po' dispiaciuti ripartiamo e verso le otto e mezza raggiungiamo Nanyuki; andiamo alla ricerca del campeggio che troviamo dopo mezz'ora di avanti e indietro, chiedi qui, chiedi là

e di un po' di intuito, peccato però che è chiuso. Montiamo il campo appena fuori il cancello del campeggio, un panino veloce e ora tutti a nanna, domani ricominciano le giornate dure di sterrato

 

5 FEBBRAIO 2008 - KENYA

Sveglia all'alba con lo spettacolo del Mt. Kenya che ci dà il buongiorno; colazione con caffè, pane e margarina e poi pronti via, oggi ci aspetta il primo tratto di sterrato. Percorriamo velocemente la parte in asfalto che ci separa da Isiolo passando fra campi coltivati, uno stop veloce in banca e di nuovo sulla strada, questa volta sterrata. I primi polveroni ci avvolgono, le prime buche mettono di nuovo a dura prova le auto, ma oggi non ci ferma nessuno. Fra paesaggi di acacie e rocce che appaiono all'improvviso, raggiungiamo velocemente Seredupi dove chiediamo alla gente locale se c'è un ristorante; ci portano di fronte a una baracca con un tavolo basso e quattro sedie. Ci sediamo e ci offrono della carne fritta e del ciapati; mangiamo di gusto, facciamo un giretto in un negozio dove compriamo altri souvenir e ripartiamo alla grande. Lungo la strada ci fermiamo a fare qualche foto, a osservare i paesaggi, a guardare la gente locale che porta al pascolo il bestiame; ad un certo punto, un uomo con quattro pecore sulla strada, ci chiede da bere, ci fermiamo e gli diamo una bottiglia, ci salutiamo e riprendiamo la rotta. Poco prima di arrivare in paese incontriamo degli uomini

Samburu vestiti tipici con i capelli impastati di ocra rossa, collane, orecchini, cicatrici varie su tutto il corpo; chiediamo se possiamo fare due foto, sembra ci dicano di sì e poi... andiamo via tranquilli, non hanno voluto nulla. Proseguiamo, ai bordi della strada gruppi di donne con vestiti colorati tornano a casa con la spesa, non vogliono che facciamo foto e ci tirano sassi; le macchine sono quasi a secco, ma ecco il paese e fortunatamente anche il gasolio. Facciamo il pieno, due chiacchiere in italiano con i benzinai e poi al campeggio, oggi però non ci accolgono i babbuini; vengono a trovarci più tardi, i piccoletti giocano sugli alberi, i grandi si spulciano; poco dopo appare una iena che fa un giro nel campeggio e poi sparisce di nuovo nella foresta. Cena in compagnia delle urla dei babbuini e ora a nanna, domani altra giornata dura.

 

6 FEBBRAIO 2008 - KENYA-ETIOPIA

Sveglia di nuovo all'alba; tempo da lupi, nella foresta dei babbuini la nebbia si fa avanti, qualche goccia di pioggia accompagna la nostra colazione. Partenza per Moyale-Etiopia verso le otto e mezza; percorriamo la strada che quasi distrusse un mese fa le macchine; i primi chilometri ci sembrano diversi, infatti la stanno sistemando. Pochi metri dopo il primo problema alla Land 90: di nuovo il frano posteriore, ma continuiamo imperterriti per il deserto keniota; il tempo torna soleggiato e caldo fino ai 40°C. Ci fermiamo per il pranzo a Turbi, più o meno a metà strada, carne con riso. Ripartiamo alla grande, ricordando che la strada fosse migliore; in alcuni punti però si sono formate delle voragini da paura, una ce la facciamo nostra con nuovo problema. Il cestello esce di nuovo dalla sede, lo sistemiamo e ripartiamo velocemente. Raggiungiamo la frontiera nel primo pomeriggio, pratiche abbastanza veloci; adesso cerchiamo un hotel che faccia anche da campeggio; lo troviamo, una bella birra fresca e poi... i meccanici. La macchina ha un serio problema: il freno posteriore sinistro non esiste più,

si è frantumato; lo sistemiamo in modo da poter continuare con tre su quattro freni. Buona fortuna e buon rientro.

 

7 FEBBRAIO 2008 - ETIOPIA

Il viaggio sembra proseguire bene; dopo una bella doccia, partiamo con destinazione Konso, paese di partenza per la bellissima Valle dell'Omo. La macchina regge bene, lungo la strada asfaltata incontriamo tanta gente, i bambini ci salutano da lontano, le ragazzine dapprima sembrano cupe poi diventano raggianti con i bei occhi scuri sbarrati e uno splendido sorriso. Tra paesaggi che cambiano dalla savana che si perde all'orizzonte, acacie in fiore, termitai bianchi e rossi che svettano verso il cielo, villaggi sparsi e campi coltivati, raggiungiamo Yabelo che sono le due e mezza. Ci fermiamo per il pranzo, ordiniamo una cosa e ce ne portano delle altre, ma ormai non ci facciamo più caso e mangiamo con gusto; poco prima di ripartire incontriamo un italiano, proprietario di un'agenzia a Milano, che, gentilmente, ci indica cosa è meglio andare a vedere nella Valle dell'Omo, quali mercati meritano e ci dà una veloce spolverata sulle tribù che potremmo incontrare. Sono le cinque e mezza e ci mettiamo in marcia per la città di Konso; lasciamo la strada asfaltata per una bella strada sterrata. Il paesaggio cambia nuovamente, ci inoltriamo in una valle con vegetazione quasi alpina; la strada poi scende nella savana con lo spettacolo meraviglioso di acacie giganti in fiore. Ora si fa buio e la strada sembra salire lungo una valle stretta fra montagne abitate, ogni tanto qualche persona sulla strada, in lontananza il fuoco delle casa fra i rami degli alberi. Finalmente dietro una curva, ecco la città; veniamo subito assaliti, chiediamo informazioni, riceviamo una sola piccola risposta; incominciamo la ricerca del King's Compound. Lungo la strada fermiamo altra gente, ci dicono di tornare indietro e di prendere una strada a sinistra; la imbocchiamo un po' perplessi. Stradina sterrata con affioramenti rocciosi, salite e discese da prima ridotta; continuiamo e continuiamo, troviamo un incrocio e prendiamo a destra; finalmente incontriamo qualcuno. Chiediamo e ci danno nuove indicazioni (speriamo siano quelle giuste!!); torniamo sui nostri passi, imbocchiamo l'ennesima stradina, peggiore della precedente. Ci inoltriamo nella foresta, la carreggiata si fa sempre più stretta, i rami sempre più bassi e fitti quando davanti a noi si apre una piazza. Tutt'attorno delle recinzioni in legno, all'interno delle capanne tipiche; fermiamo i mezzi in attesa che arrivi qualcuno, veniamo accontentati e... una buona notizia, abbiamo trovato il KING'S COMPOUND. Buona notte!!!

 

8 FEBBRAIO 2008 - ETIOPIA

Sveglia anarchica e... uno spettacolo, una radura in mezzo alla foresta, circondata da staccionate in legno; all'interno campi e in uno un piccolo villaggio: la casa del re. Viene a darci il buon giorno tutto il villaggio, offriamo loro del caffè; entriamo poi a visitare le abitazioni fatte in legno e "intonacate" con fango e paglia, il tetto in paglia. Una capanna vicino all'altra, piccoli vicoli per il passaggio, ogni capanna una funzione; ci portano poi a vedere i totem della famiglia; torniamo alle macchine e... possiamo vedere il re. Ci sediamo accanto a lui, facciamo due chiacchiere, ci racconta come funziona  la sua vita; alla fine due foto tutti in compagnia. Usciamo dal villaggio, accendiamo le auto e ci dirigiamo verso Konso; qui pranziamo, andiamo all'ufficio turistico per avere due informazioni sulla Valle dell'Omo, facciamo il pieno alle taniche e una piccola spesa. Per la notte torniamo al tranquillissimo King's Compound, buona notte!!     LA GENTE: DICIAMO LA VERITA', E' DAVVERO STRESSANTE, NON TI LASCIA UN ATTIMO LIBERO; APPENA VEDONO CHE SEI BIANCO, TI ASSALGONO,

VENGONO VICINO CON LA MANO APERTA E TI CHIEDONO SOLDI, ACQUA, PENNE O QUALSIASI COSA VEDONO IN MACCHINA INFILANDO LA TESA NEL FINESTRINO. LE GUIDE DI KONSO, POI, INSISTONO SULLA LORO IDEA CHE SERVE ESSERE ACCOMPAGNATI ALTRIMENTI NON VEDI NULLA E CONTINUANO A PARLARE, PARLARE, PARLARE FINCHE' TU NON TI STANCHI E ARRIVI AL PUNTO DI RISPONDERE MALE. SE POI TI FAI DARE UNA MANO PER UNA QUALSIASI STUPIDATA, PRIMA AUMENTANO I PREZZI COSI' SE NE TENGONO UNA PARTE E ALLA FINE TI CHIEDONO PURE LA MANCIA. L'UNICA GENTE CHA ABBIAMO TROVATO RISPETTOSA NEI NOSTRI CONFRONTI E' STATA QUELLA DEL VILLAGGIO DEL RE, UN'ALTRA COSA, UN'ALTRA VITA.

 

9 FEBBRAIO 2008 - ETIOPIA

Si parte per la stupenda Valle dell'Omo. Partiamo verso le otto e mezza con destinazione Fasha dove dovremmo vedere il mercato; percorriamo una strada di terra rossa che si snoda nelle colline coltivate a terrazze dalla tribù dei Konso. Ogni tanto delle donne con le loro gonnellone a righe colorate si nascondono dietro le coltivazioni; sulla strada, invece, incontriamo quelle cariche di legna o acqua o piante di mais, ci sorridono e ci salutano. Pian pianino raggiungiamo il villaggio, entriamo in piazza e un nugolo di ragazzini ci circonda felice; il mercato è questo pomeriggio, ci guardiamo, scoppiamo a ridere per la situazione creatasi nel giro di pochi secondi e decidiamo di proseguire il nostro viaggio. Giriamo le auto e... dietro, di corsa, ci inseguono i bambini, c'è chi si attacca alla scaletta e chi, imperterrito, corre in parte finchè non si stanca, ma che resistenza ragazzi!. Raggiungiamo la strada principale, molto più carrozzabile della precedente; il paesaggio si allarga nella valle, colline sterminate tutte coltivate, ogni tanto un piccolo villaggio di capanne di legno e paglia, la gente sulla porta che ci guarda passare. La strada ora scende nella savana ricca di acacie, la temperatura si fa pesante (quasi 50°C); troviamo un'acacia enorme sotto la cui ombra facciamo pranzo con un ottimo panino; poco dopo raggiungiamo Woyto. Andiamo alla ricerca di un posto tranquillo per la sera, non lo troviamo; proseguiamo lungo la strada, ai lati campi di cotone pronti per la raccolta, poco più in là il raccolto coperto da teloni. Lungo la strada ecco un primo villaggio, Erbore, dove vive la tribù degli Arbore; luogo spartano, quattro capanne, la gente quasi timida, ma... ci fermiamo, chiamiamo una donna per le foto e poi contrattiamo, anzi litighiamo, per il pagamento. Dopo quest'avventura proseguiamo, la strada si inoltra in una valle stretta, percorriamo il letto di un fiume, ne passiamo molti altri; fra la vegetazione quasi secca, ogni tanto dei fiori fucsia spiccano da lontano. Qualche incontro con la gente Hamer ci fa capire che il villaggio di Turmi è vicino; oltrepassiamo le montagne e ci troviamo in un nuovo altipiano, da lontano vediamo il paese. Appena entrati troviamo il campeggio, una bella doccia fresca, un risotto alle verdure e una lunga chiacchierata fino a mezzanotte.     LA TRIBU' CHE ABBIAMO INCONTRATO OGGI SONO STATE MOLTO PARTICOLARI; NELLA PRIMA PARTE DEL VIAGGIO, I KONSO SI SONO DIMOSTRATI SIMPATICI, ALLEGRI, TI SALUTANO TUTTI ANCHE SA A VOLTE, SOPRATTUTTO I RAGAZZINI, SONO UN PO' STRESSANTI. CON L'ANDARE AVANTI, LA GENTE HA COMINCIATO A ESSERE UN PO' PIU' CHIUSA, FATICANO A SALUTARE, SI LIMITANO A GUARDARE, MA NEL MOMENTO CHIEDI LORO DI POTER FARE UNA FOTO, DIVENTANO IMPOSSIBILI, VOGLIONO, VOGLIONO, VOGLIONO. NONOSTANTE CIO' NON SONO AGGRESSIVI O CATTIVI, ALLA FINE SIAMO NOI TURISTI CHE INVADIAMO IL LORO TERRITORIO, SE NON LI DISTURBI NON VENGONO A CERCARTI.

 

10 FEBBRAIO 2008 - ETIOPIA

Oggi la prendiamo con calma; ci alziamo verso le nove, nove e mezza, facciamo colazione e poi ci dedichiamo a varie attività: laviamo i panni, leggiamo, scriviamo il diario, suoniamo la chitarra, facciamo due passi in cerca di uccellini. Arriva presto l'ora di pranzo, due spaghi aglio, olio e peperoncino ci riempiono la pancia; durante il pomeriggio andiamo alla ricerca dell'ombra e speriamo in qualche folata di vento. Verso le quattro ci riuniamo per un caffè e decidiamo di fare un giro per il villaggio di Turmi; usciamo dal campeggio, attraversiamo il fiume e incontriamo le prime case; poco dopo, su un campo improvvisato e con una palla di stracci, un gruppo di bambini gioca a calcio, ma vengono distratti da noi uomini bianchi. Ci raggiungono di corsa, ci salutano e si appropriano delle nostre mani; tutti insieme passeggiamo per i viottoli del villaggio; chiacchieriamo con i bambini, ci portano in casa di una sorella; lungo la strada salutiamo tutti quanti, ci chiedono di dove siamo e cominciano a parlare italiano. I bambini non ci mollano nemmeno per un attimo, litigano fra di loro per appropriarsi un dito, sono fortissimi e hanno un viso molto particolare, veramente bello. Ci fermiamo a parlare con un gruppo di italiani motociclisti del nostro e del loro viaggio; ormai si fa buio salutiamo tutti i bambini, alcuni se ne vanno altri ci inseguono nella speranza di ricevere qualcosa, ma alla fine rimaniamo soli.

 

11 FEBBRAIO 2008 - ETIOPIA

Mercato!! Giorno di mercato a Turmi oggi; ci alziamo abbastanza presto, facciamo una scappata in paese a prendere il pane ancora caldo di forno; poi per le nove siamo tutti pronti per il mercato. Sulla strada incontriamo alcuni gruppi di donne Hamer con la loro merce che và dalla legna, al fieno, alle pelli di pecora che ci salutano e ci chiedono se vogliono fare una foto. Ritroviamo Emanuel, uno dei ragazzini di ieri, che ci accompagna per tutti il giorno; entriamo nelle viuzze fra le capanne e raggiungiamo il mercato. Tantissima gente, tutte donne Hamer coi loro capelli a treccine impregnati con l'ocra rossa tagliati a scodella con la frangetta, vestite di sola pelle di pecora decorata con perline gialle, rosse e blu; il petto al sole spalmato di ocra rossa, collane e braccialetti tanto stretti da lasciare il segno. Sedute vicino alla merce contrattano e alla vista dei turisti, saltano in piedi e ti chiedono di fare una foto per guadagnare un birr in più. Giriamo fra la merce e la gente osservando i particolari e gli odori sprigionati dai loro "vestiti" quasi nauseabondi; alla fine compriamo una collana e cinque braccialetti come ricordo della bella giornata. Passiamo la mattina al mercato; torniamo al campeggio fermandoci in un vicolo a compare le banane; avremmo dovuto andare a vedere il salto dei tori, ma ci dicono che non è interessante perchè lo fanno solo per i turisti, non è stagione; decidiamo allora di raggiungere Jinka. Partiamo che sono quasi le tre; percorriamo una strada che molto spesso sembra essere il greto di un fiume, tutta sgarrupata con cunette che fanno dondolare le auto un po' a destra e un po' a sinistra; passaggi strategici di attraversamento fiumi. La strada si snoda fra le acacie gialle e rosse e strani alberi dai bei fiori fucsia che sembrano bonsai giapponesi; passiamo qualche villaggio, la gente sulla strada ci saluta allegra, i ragazzini ci rincorrono chiedendo caramelle. Finalmente raggiungiamo quella che dovrebbe essere la strada principale, ma risulta essere un cantiere unico quindi continuiamo a passare la nuova strada un po' di qua e un po' di là. Verso le otto ecco le luci della cittadina di Jinka, la temperatura si fa più fresca; ci fermiamo casualmente e... ecco i primi rompiscatole, in questo paese (Etiopia) proprio non riesci ad avere un'informazione senza pagare. Alla fine, dopo aver mandato a quel paese un po' di gente, riusciamo ad avere due indicazioni per il campeggio; una "doccia" fredda per lavar via la polvere, una carbonara e ora tutti a letto.

 

12 FEBBRAIO 2008 - ETIOPIA

Assoldiamo uno dei ragazzi del campeggio per farci da guida; partiamo all'alba delle dieci, passiamo dal benzinaio ma non c'è corrente, poi in banca per recuperare qualche soldo. Finalmente ci mettiamo veramente in marcia; una buona strada sterrata percorre una foresta quasi tropicale, molti fiori strani, qualche scimmia ancora addormentata. La valle ora si apre, in fondo una grande pianura; le colline circostanti con tanta erba di un verde brillante, ogni tanto gli alberi neri bruciati dal fuoco; la strada scende veloce, davanti a noi scappano veloci antilopi della savana. Ma ecco le prime persone della tribù dei Murci; ci fermiamo e facciamo le prime foto;: riprendiamo il tragitto, con noi sale una guardia armata; raggiungiamo il villaggio Murci. Gli uomini chiacchierano sotto un enorme albero, poco distanti le capanne dalle quali escono donne e bambini; si comincia a contrattare per le foto. In mano portano tutte un cestino, all'interno i piattelli che usano sulle labbra e nelle orecchie; ne compriamo una quindicina scegliendoli da più donne; paghiamo e assistiamo divertiti alla divisione dei soldi. Nel frattempo, loro, cercano di appropriarsi delle collanine e dei bracciali che portiamo in cambio di una foto; finite le contrattazioni, risaliamo in macchina e ripartiamo. Passiamo per una strada in mezzo alla savana bruciata e raggiungiamo il quartier generale per Parco Nazionale del Mago; una chiacchierata davanti ad una birra, vediamo un serpente all'opera per il pranzo, osserviamo babbuini e aquile sulle acacie e poi facciamo ritorno in paese. Un giro per il gasolio, che speriamo di fare domani al mercato nero; passiamo per il mercato ma è troppo tardi; troviamo il pane e... una doccia fredda ci aspetta. Usciamo poi a mangiare insieme alla nostra guida in un locale tipico; un vassoio con una loro tipica "piadina", sopra ci rovesciano della carne e via, si mangia con le mani tutti dallo stesso piatto. Torniamo in campeggio, quattro chiacchiere al buio, due stronzate fra una tenda e l'altra e ora ci diamo la buona notte.

 

13 FEBBRAIO 2008 - ETIOPIA

Partiamo dalla Valle dell'Omo con la speranza che, nel mezzo della savana e della foresta siano rimasti dei piccoli villaggi ancora intatti, dove il turismo e i soldi siano ancora dei tabù. Andiamo alla ricerca di gasolio, siamo proprio a secco; passiamo al distributore ma non ne vogliono sentir dire, non c'è proprio nulla da fare non ce lo danno; lo cerchiamo al mercato nero ma essendo noi bianchi, lo paghiamo 15 birr/lt (di solito è sui 7 birr); decidiamo allora di partire ugualmente e di chiedere ai cantieri lungo la strada, speriamo bene. La strada è un sali e scendi continuo e per risparmiare, lungo le discese, mettiamo in folle; raggiungiamo il villaggio di Key A'fer e... ci fermiamo ad un incrocio, passa di là una jeep, chiediamo se può darci un 20 litri di gasolio; Damy sale sull'auto, sparisce per qualche minuto e torna vittorioso; svuotiamo subito le taniche e ripartiamo un po' più tranquilli. La strada scorre veloce sotto le ruote, la gente riposa nelle case nessuno sulle strade; arriviamo a Konso intorno alle due, ci fermiamo al distributore sperando ci sia gasolio e... qualcuno ci assiste da lassù in alto; facciamo quanto basta per raggiungere Arba Minch, la nostra meta, ad un prezzo di 8 birr/lt e riprendiamo il viaggio tutti felici. Lo sterrato è sempre ottimo, su e giù dai greti dei fiumi e finalmente l'asfalto dove riusciamo a viaggiare un po' più spediti; raggiungiamo la cittadina posta su una collina verso sera. Andiamo alla ricerca del ristorante Soma, lo troviamo, chiediamo informazioni, prenotiamo la cena a base di talapia, pesce locale alla griglia, e poi veniamo accompagnati al nuovo buisness di Mauro; un lodge nuovo di pacca, non ancora in funzione ma che ci dà ospitalità perfetta. Una doccia semi calda e poi di nuovo in paese per la cena; per cominciare una zuppa di verdure esagerata e poi... il piatto forte: la talapia. Ci viene servita su un vassoio e appoggiata ad un trespolo, con una pinza togliamo la carne e ne assaporiamo ogni piccolo pezzettino tanto che non ne lasciamo nemmeno annusare un po' ai gatti che ci chiamano insistenti, il tutto servito con verdure miste. Torniamo in "campeggio" abbastanza allegri e finiamo di corsa in tenda per un meritato riposo, domani tappona per Addis Abeba.

 

14 FEBBRAIO 2008 - ETIOPIA

Siamo pronti per le otto, ma... non ci danno gasolio; alla fine scopriamo che qui hanno un problema e serve un permesso per avere il carburante; gira di qua, gira di là, aspetta delle ore, finalmente, all'alba delle dieci, riusciamo a partire con il pieno fatto. Cerchiamo di correre il più possibile, ma la strada fa un po' tanto schifo; dobbiamo fare lo slalom fra buche che sembrano voragini, carretti carichi di merce e persone e pazzi camionisti che sfrecciano all'impazzata. Ci fermiamo alla prima città grande per il pranzo, ci facciamo fare dei panini e... via di nuovo sulla strada, sempre a buche, ma sembrano diminuire; raggiungiamo Shashemene, lo attraversiamo velocemente e... finalmente si corre. La strada appena rifatta ci permette di aumentare l'andatura intorno ai 90 km/h, ma bisogna stare attenti a vacche e pecore che attraversano senza guardare. Verso le otto siamo in Addis Ababa; andiamo alla ricerca del campeggio, ma si rivela una dura avventura; avanti, indietro, chiedi, ci fermiamo casualmente davanti all'Ambasciata israeliana e... veniamo circondati, ci chiedono i passaporti e alla fine si chiacchiera e scherza; ci consigliano di fermarci in un hotel poco lontano e di continuare la ricerca domani. Seguiamo il consiglio e finalmente, dopo le dieci, mettiamo l'acqua per la pasta sul fuoco; un'ottima pasta al tonno e poi a nanna, oggi giornata piuttosto pesante.

 

15 FEBBRAIO 2008 - ETIOPIA

Ci spostiamo dall'hotel in cerca del campeggio; ne approfittiamo prima per fare una mega spesa, il pieno ai mezzi di nuovo a secco e per passare in banca. Per mezzogiorno abbiamo finito e ora... alla ricerca del campeggio perduto; da quello che ci hanno detto i sudafricani un mese fa, la zona è quella dell'ambasciata del Kenya; ci dirigiamo là e chiediamo, ma nessuno conosce; finiamo in cima alla collina e torniamo ancora più spaesati di prima; ci fermiamo all'ambasciata italiana, ma non sanno nulla, nessuna indicazione. Siamo quasi disperati, ci viene la brillante idea di chiedere ad un taxista e... eccolo, finalmente riusciamo a parcheggiare le auto. Il pomeriggio passa velocemente fra uno sguardo ai vari acciacchi meccanici e una spolverata ai bagagli; verso sera facciamo un po' tutti i cuochi, Tiziano si dedica alle cosce di pollo, Damy alle patate fritte e Francy alle altre verdure e al ragù. Ceniamo verso le nove banchettando con due belle bottiglie di vino rosso.

 

16 FEBBRAIO 2008 - ETIOPIA

Ci alziamo verso le otto e mezza stanchi di sentire il muezin lagnarsi dalle cinque e mezza della mattina; una bella colazione con caffè e biscotti spalmati di nutella; poi c'è chi fa il bucato, chi aggiorna il diario. Partiamo per un giro in città che sono ormai quasi le dodici; raggiungiamo quella che dovrebbe essere la zona del centro a piedi, cerchiamo un posto dove poter mangiare qualcosa; passiamo poi ad un  punto internet per scrivere finalmente agli amici. Il resto del pomeriggio andiamo alla ricerca di negozi per l'artigianato e di librerie, ma nulla da fare, giriamo in lungo e in largo su e giù dalle colline, ma niente; finalmente ne troviamo una, troviamo anche il libro da portare a casa, ma questi stupidi librai non ce l'hanno dato perchè avremmo pagato in dollari. Ce ne siamo andati un po' arrabbiati e sempre più allibiti del comportamento di questa gente; facciamo un'altra piccola spesa e poi prendiamo un taxi e torniamo al campeggio. Cena fredda a base di pomodori, mais, tonno, wurstel e pane; quattro chiacchiere e a nanna sperando che domani mattina il muezin abbia il mal di gola.    QUESTA CITTA' E' STATA VERAMENTE DELUDENTE, NON SI

CAPISCE DOVE COMINCIA E DOVE FINISCE; IL CENTRO E' INDEFINITO, TANTE STRADE A QUATTRO-CINQUE CORSIE DOVE SI SFRECCIA ALL'IMPAZZATA. APPENA ESCI DA QUEL POCO DI CENTRO, SI COMINCIA A VEDERE LA DISPERAZIONE; GENTE CHE DORME UBRIACA SUI MARCIAPIEDI, BARACCHE FITTIZIE COSTRUITE CON STRACCI, LAMIERE E CARTONI; SOTTO I MURI DELLE STRADE, CASE DI LEGNO E LAMIERA ADDOSSATE DOVE BAMBINI GIOCANO E CORRONO FRA I VICOLI PIENI DI IMMONDIZIA.

 

17 FEBBRAIO 2008 - ETIOPIA

Dopo aver ritirato il tutto e sistemato le auto, partiamo con destinazione Bahar Dar a ben 550 km di distanza; passiamo a prendere le bombole caricate a nuovo e via di corsa su e giù dalle colline coltivate. Gli uomini nei campi a lavorare la terra con l'aratro trainato dai buoi, le donne a portare l'acqua in taniche o anfore, i bambini al pascolo con il gregge. Percorriamo la strada, fortunatamente asfaltata, abbastanza velocemente, guardandoci intorno e osservando il bel paesaggio etiope; i bambini ci salutano felici e continuano a chiederci l'acqua. Raggiungiamo la cittadina di Bahar Dar verso le dieci, troviamo il campeggio abbastanza velocemente, una pasta con ragù da veri italiani e poi a nanna.

 

18 FEBBRAIO 2008 - ETIOPIA

Sveglia presto, oggi abbiamo un programma lungo da completare; prima di tutto la banca, siamo di nuovo a bolletta, ma dove vanno sempre a finire tutti i soldi??!! Partiamo poi per raggiungere la Cascate del Nilo Blu, una bella strada sterrata e poi un sentiero ci conducono a questo meraviglioso luogo. Il fragore dell'acqua lo si sente da molto lontano e poi... eccole; enormi quantità di acqua cadono per una quarantina di metri creando nuvole di vapore che ti solleticano il viso; restiamo ad ammirare questo spettacolo ognuno immerso nei propri pensieri. Torniamo in città per il pranzo, troviamo un ottimo ristorante dove mangiamo un buonissimo pesce; insieme al cameriere molto gentile andiamo poi alla ricerca dei famosi libri che abbiamo cercato ad Addis Abeba, li troviamo ma oggi non c'è il commerciante, lo aspettiamo e poi partiamo si è fatto tardi e dobbiamo percorrere circa 200 km. Ci incamminiamo lungo la strada che percorre spettacolari pianure coltivate e valli ricche di pinnacoli rocciosi; uno splendido tramonto sul Lago Tana ci dà l'arrivederci. La giornata è stata positiva, ma verso sera cominciano i problemi al Land 90: la modifica al serbatoio che

stamattina perdeva gasolio non è perfetta, sembra che quando il motore sforza non arrivi abbastanza carburante; il secondo problema arriva non molto tempo dopo, superiamo un camion e nel bel mezzo del sorpasso... non accelera più, si è rotta la cordina. Ci fermiamo a lato della strada, subito ci circonda un gruppo di bambini che lascia poi posto a uno di adulti curiosi; sistemiamo il disastro e raggiungiamo Gondar dopo circa un'ora; troviamo l'hotel-campeggio facilmente, una birra in attesa del riso alle verdure e ora tutti a nanna, stasera verremo cullati dal rumore delle fronde mosse dal vento.

 

19 FEBBRAIO 2008 - ETIOPIA

Ci alziamo verso le nove, una veloce colazione, ci spostiamo in un altro parcheggio; Damy cerca di sistemare i problemi che sono saltati fuori ieri, andiamo a cercare il tubo per il gasolio, lo troviamo; torniamo in campeggio e si mette a posto tutto (speriamo bene!!). Nel frattempo si fanno le docce, il bucato, si legge e si scrive; arrivano presto le due del pomeriggio, decidiamo di mangiare fuori, cerchiamo un ristorante. Passiamo in libreria e compriamo lo stesso libro che avevamo trovato a Addis per meno dollari di quelli che ci avevano chiesto; facciamo poi due passi in paese e andiamo a visitare il bel Castello di Gondar. Passeggiamo tranquillamente per il parco immaginandoci come fosse la vita nei tempi lontani quando si andava ancora a cavallo e la notte si faceva luce con le fiaccole; ci perdiamo nelle rovine osservando i bei scorci, cercando di indovinare quali fossero le stalle, le cucine, le segrete o le prigioni. Usciamo soddisfatti della visita, ci sediamo in un bar lungo la strada a bere della birra locale e per fare due chiacchiere;  cerchiamo un punto internet, ma oggi non vuole saperne di funzionare. Prima di tornare in campeggio notiamo

uno scantinato con delle luci, guardiamo all'interno, stanno facendo arti marziali; ci fermiamo a dare un'occhiata e il maestro ci invita ad entrare; osserviamo i ragazzi impegnarsi fino alla fine. Raggiungiamo le macchine, ognuno si dedica a ciò che vuole nel frattempo viene pronta la cena; sempre con il vento che ci fa compagnia, passiamo la serata a giocare a carte.    LA GIORNATA E' STATA POSITIVA, LA VISITA AL CASTELLO CI FA' PENSARE A COME L'ETIOPIA SIA DIVISA; QUI AL NORD, O PER LO MENO NELLA CITTADINA DI GONDAR, LA VITA E LA STORIA SONO ANDATE AVANTI GRADUALMENTE, PASSO PER PASSO; AL CONTRARIO, AL SUD COME NELLA VALLE DELL'OMO, SONO PASSATI DAI TEMPI DELLA PIETRA ALLE TECNOLOGIE O ADDIRITTURA C'E' CHI ANCORA NON LE CONOSCE.

 

20 FEBBRAIO 2008 - ETIOPIA

Oggi completiamo il nostro soggiorno in Etiopia percorrendo gli ultimi chilometri su una strada sterrata che si snoda in vallate rocciose dove abita poca gente; passiamo piccoli villaggi, qualche allevatore con il proprio bestiame. Strada abbastanza trafficata anche perchè è l'unica via di comunicazione con il Sudan; sfrecciano camioncini carichi di persone che spesso finiscono fuori strada, incontriamo tanti "morti" ribaltati ai lati. Ci fermiamo per uno spuntino con spettatori all'ombra di un albero a lato della strada; pane, tonno e wurstel sono il nostro spuntino. Ripartiamo a tutta birra, ci fermiamo all'ufficio doganale per la pratica carnet; raggiungiamo Metema a metà pomeriggio, ma non possiamo passare il confine oggi altrimenti scatta il primo giorno di Sudan. Passiamo in un bar, davanti ad una birra rivediamo il programma per il Sudan; facciamo due passi per il paese, una piccola spesa e poi ci spostiamo per il campo libero. Ci imboschiamo dietro i mucchi di sabbia di una cava, nascosti dalla strada, speriamo non arrivi nessuno a rompere le scatole. Ci dedichiamo ora a cucinare: stasera patate fritte con frittata alle cipolle; sotto una splendente luna piena accompagnata da qualche stella ci godiamo la cena tranquillamente; buon appetito e buona notte a tutti. Ah, dimenticavo, prima di partire da Gondar siamo passati dal gommista: il Land 90 ha colpito ancora, che sfiga!!

 

21 FEBBRAIO 2008 - ETIOPIA-SUDAN

Sveglia presto, oggi dobbiamo raggiungere Khatoum e sarà uno dei tanti tapponi da 500 km e passa. Raggiungiamo di nuovo il paese, passiamo a prendere due magliette ricordo e cerchiamo di comprare delle birre, ma non vogliono darcele; entriamo nell'ufficio immigrazione per i passaporti e... percorriamo il ponte di confine con il Sudan. Eccoci di nuovo alle prese con le pratiche doganali, direi che omai siamo dei professionisti e le passiamo abbastanza velocemente e poi... via di corsa sulla strada asfaltata che ci porta a Gadaref. Qui cerchiamo una banca e poi il dipartimento dell'immigrazione per la registrazione, ma non vogliono lavorare oggi e ci mandano a Khartoum dove però l'ufficio  domani è chiuso. Un po' sconsolati e un po' smarriti cerchiamo un barettino per uno spuntino e poi di nuovo partenza per i successivi 400 km che ci separano dalla capitale. Percorriamo questa strada combattendo contro un forte vento laterale, per fortuna oggi è poco trafficata e viaggiamo abbastanza speditamente; ci fermiamo per la cena in un "ristorante" da camionisti. Una baracca, sotto e fuori sul piazzale

polveroso dei tavoli con sedie, nel mezzo quattro fuochi con le pentole borbottanti, poco a lato un trespolo con appeso pezzi di carne di pecora pronti da tagliare e cucinare al momento; ordiniamo un chilo di carne e una zuppa di... non sappiamo cosa e mangiamo con gusto. Prima di andar via scambiamo quattro chiacchiere con il cuoco-proprietario al quale non piacciono gli americani, gli israeliani e gli svedesi, mentre gli italiani sono ok; ci chiede se la fabbrica di chitarre in Italia è ancora aperta e ci dice che suona da circa trent'anni. Salutiamo e riprendiamo il viaggio, questa volta combattendo contro gli abbaglianti, ma siamo più forti noi accendendo i fari di profondità che montiamo in alto. Sono le undici e finalmente fermiamo i motori nel "nostro" campeggio di Khartoum; una bella doccia rigeneratrice e... buona notte, oggi siamo veramente cotti.

 

22 FEBBRAIO 2008 - SUDAN

Sveglia tardi, siamo tutti in piedi per la colazione intorno alle dieci; poi ognuno si dedica ai lavori casalinghi e a rilassarsi; verso mezzogiorno riusciamo a tirarci insieme e, tranne Francy, prendiamo la macchina e ci portiamo on centro alla ricerca dell'ufficio immigrazione. Prima però ci fermiamo per il pranzo al solito Steers e poi... gira, gira, gira e chiedi, chiedi, chiedi sembra di averlo trovato ma... è aperto dopodomani; demoralizzati e con il programma da cambiare di nuovo giriamo per le strade deserte della capitale e poi facciamo rientro in campeggio; prima però facciamo spesa di verdure e anguria all'angolo della strada. Seppelliamo l'anguria sotto terra per rinfrescarla un po', due partite a scala; viene a trovarci poi il proprietario del campeggio, gli spieghiamo la situazione e lampo di genio "Provate all'aeroporto, dovrebbe essere sempre aperto!!" Ci siamo guardati come per dirci "Potevamo pensarci prima no!!??" e poi via di nuovo in macchina direzione aeroporto; arriviamo là, troviamo l'ufficio e ne usciamo con pratica a posto dopo circa un'ora. Felici torniamo alla base, tagliamo l'anguria e ce la mangiamo tutta come cena; ci mettiamo a giocare a carte, il tempo passa e arriva presto l'una, è tardi, buona notte a tutti.

 

23 FEBBRAIO 2008 - SUDAN

Come da programma oggi dovremmo raggiungere alcuni paesi con siti archeologici da visitare; partiamo con calma, passiamo a cambiare dei soldi; attraversiamo la città abbastanza tranquillamente passando vicino alla zona del mercato e a quella che potrebbe essere la bidonville, ma direi molto più pulita e tecnologica di quella di Addis Ababa. Almeno qui le case sono state costruite con mattoni impastati a mano con terra e forse un po' di cemento, ma non sono di lamiera; lasciate le ultime case, un solo nastro di asfalto nero ci accompagna per i prossimi chilometri in mezzo al deserto. Dapprima con alcuni alberi, qualche acacia e dei cespugli di erba verde tendente molto al giallo; più andiamo avanti, più la vegetazione si dirada fino a lasciare posto al solo deserto di sabbia quasi arancione. Ogni tanto spuntano dal nulla alcune case e degli uomini col carretto trainato da asini che porta acqua; non distanti dalla strada ci sono dei pozzo per reperire acqua con muretto a secco e quattro pali per la carrucola e il secchio, a lato aspettano pacifici dei cammelli. Raggiungiamo le rive del fiume Nilo, la vegetazione si

fa più ricca per sole poche centinaia di metri dall'acqua, appaiono coltivazioni, palme e molti più villaggi; troviamo il villaggio di Merowe, chiediamo due informazioni e ci spostiamo al vicino villaggio di Nuri dove vediamo di sfuggita i primi siti archeologici. Cerchiamo un posto dove fare campo, ci spostiamo di pochi chilometri e ci nascondiamo dalla strada dietro a delle colline di sassi e sabbia; cuciniamo una perfetta pasta alle melanzane; due partite e carte e poi a letto.

 

24 FEBBRAIO 2008 - SUDAN

Questa mattina le prime visite; ci portiamo verso le piramidi viste il giorno prima, parcheggiamo le auto ai bordi della strada e ci incamminiamo tranquilli nel deserto; ci avviciniamo al sito archeologico, commentando le strutture e il fatto che non fosse recintato nulla e non chiedessero nessun biglietto d'entrata. Continuiamo il nostro giretto quando veniamo raggiunti da un signore sbraitante con in mano un quaderno che ci chiede dove avevamo il biglietto; cerca di spiegarsi dicendoci che dovevamo pagare 10 $ a testa e che aveva chiamato la polizia; ci dirigiamo tranquillamente alle auto scortati da questo tizio e poi da un poliziotto. Alle macchine, sempre sbraitando pretende i soldi, nel frattempo scrive i numeri di targa; alla fine paghiamo ma c'è una novità, in auto vedono il nostro GNOMO di legno, ci chiedono di averlo, lo prendono e dicono che lo abbiamo rubato da El Kurro, altro sito archeologico poco distante; vengono chiamati altri tre poliziotti per questa questione che svanisce nel nulla nel giro di pochi minuti, ci restituiscono il nostro GNOMO e ci lasciano andare. Un po' demoralizzati e sconcertati attraversiamo il Nilo e

raggiungiamo la cittadina di Karima; ci fermiamo per una passeggiatina e per il pranzo a base di pesce; ripartiamo alla grande per Dongola percorrendo una nuova e monotona strada asfaltata in mezzo al nulla del deserto. Raggiungiamo Dongola verso le quattro; un giretto fra il piccolo mercato, veniamo fotografati forse perchè gli unici turisti a essersi fermati, contrattiamo per un'anguria prima però ce ne fa provare una intera rompendola sulla sponda del carretto. Torniamo alle auto e un tizio cerca un passaggio per un villaggio lungo il Nilo, cerchiamo di fargli capire che non possiamo, non abbiamo posto, ci offre anche dei soldi e quanti!!, ma alla fine desiste lui; ci facciamo un buon tè caldo in mezzo alla piazza e poi rimontiamo in sella. Viaggiamo fin quando cala il sole, ci fermiamo a lato della strada, ma poi ecco una stradina, vediamo dove porta!? Raggiungiamo una specie di giardino, un uomo ci accoglie calorosamente e ci dice che la sua casa è anche la nostra e ci invita a passare la notte lì; accettiamo volentieri e mentre si prepara la cena, facciamo conoscenza con tutta la famiglia; ceniamo e poi passiamo qualche ora a chiacchierare e sorseggiare del tè in casa tutti insieme.

 

25 FEBBRAIO 2008 - SUDAN

Sveglia più o meno all'alba, facciamo una colazione veloce e poi veniamo invitati per un tè dal nostro amico; ancora quattro chiacchiere e poi i saluti oggi dobbiamo percorrere quasi 400 km su di una strada che non sappiamo com'è. La strada resta vicino al Nilo passando all'interno dei villaggi, case recintate con portoni colorati con disegni geometrici che spiccano da lontano, la gente ti saluta felice e ti invita a bere un tè in compagnia. Stiamo procedendo un po' troppo lentamente, decidiamo di cercare una strada più esterna, ma il primo tentativo si rivela un giro che ci riporta poi sulla strada di prima; continuiamo allora ad attraversare questi bellissimi villaggi con queste enormi case di color giallo, nero o naturali e i loro portoni multicolori; passando tra un villaggio e l'altro troviamo anche, sulle rocce in parte alla strada, delle incisioni rupestri. Finalmente la strada si allontana leggermente dal Nilo, passiamo da un ambiente ricco di palme e coltivazioni a uno desertico e roccioso; la strada si fa un po' più veloce, ma distruttiva per le nostre auto. Proseguiamo abbastanza veloci e alla fine della giornata raggiungiamo Wadi Halfa; andiamo alla ricerca del pane e di un posto dove poter far

campo; troviamo un distributore, chiediamo se gentilmente possiamo sostare nelle vicinanze e come al solito, l'ospitalità nubiana, non si fa attendere. Ci sistemiamo dietro l'edificio, montiamo il campo, una bella spaghettata e... buona notte.

 

26 FEBBRAIO 2008 - SUDAN

Oggi dobbiamo sistemare questione traghetto per Aswan; qua in Sudan non conoscono i travel e le carte di credito non le usano perchè tradizione americana e ce l'hanno a morte con loro, quindi non abbiamo soldi liquidi e dobbiamo trovare una soluzione. Per strada incontriamo Mazar, andiamo in ufficio e gli spieghiamo la situazione; lui ci dà una seconda batosta: questo lunedì il traghetto da Aswan non è partito quindi non c'è la possibilità di andare in Egitto. Sistemiamo una cosa alla volta: questione soldi; per nostra fortuna in Egitto deve andare anche un gruppo di inglesi con un grosso camion, quindi ci  mettiamo d'accordo con loro che li paghiamo una volta arrivati in Egitto dove sappiamo con certezza che accettano di tutto. Durante il pomeriggio, invece, veniamo a sapere che il sandalo con i mezzi dovrebbe partire domani da Wadi Halfa, mentre il traghetto con le persone è in programma per venerdì-sabato. A questo punto si pongono altri due problemi: entro domani dovremmo uscire dal Sudan perchè ci scade il visto e il giorno 28 scade quello dell'Egitto di cui dovremmo fare l'estensione; Mazar dice che per il Sudan non c'è nessun problema (mah! dobbiamo fidarci!!), mentre per quello dell'Egitto ci troviamo domani e facciamo la pratica, c'è un consolato anche qui a Wadi Halfa. Il pomeriggio passa via così, senza nessuna certezza e con tanti interrogativi che speriamo si sistemino alla meglio. Torniamo a fare campo al distributore che ci accoglie sempre più calorosamente, oggi ci offrono pure il bagno e la doccia che utilizziamo volentieri anche se è un po' troppo gelata; due uova strapazzate con pomodori sono la nostra cena. Andiamo a letto con la speranza in domani di ricevere delle buone notizie o per lo meno delle date certe, buona notte!

 

27 FEBBRAIO 2008 - SUDAN

Questa mattina riceviamo notizie certe: le macchine partono domani, mentre noi persone venerdì, il traghetto parte oggi da Aswan e arriva domani. Beh qualcosa di nuovo anche per noi ogni tanto succede; questa mattina andiamo all'ambasciata egiziana qui in città per l'estensione del visto che ci fanno nel giro di due ore; prepariamo un riso al pomodoro per pranzo, facciamo due chiacchiere e poi... c'è chi va a fare un pisolino in tenda, chi invece si appisola sulla sedia in una posizione così assurda... e chi fa per l'ennesima volta le polveri ai bagagli. Verso le tre e mezza io e Damy andiamo a fare un giretto sulla riva del fiume-lago in cerca di fenicotteri; fotografiamo vari trampolieri, osserviamo le oche in volo controvento e finalmente i fenicotteri. Ci avviciniamo quatti quatti come dei veri professionisti; facciamo due passi, le teste si alzano tutte guardinghe, si riabbassano, facciamo altri due passi; riusciamo ad avvicinarci quanto basta, alla fine ci alziamo e li facciamo volare in un trionfo di nero, bianco e rosa. Torniamo in città e incontriamo tre francesi, scambiamo due parole, passiamo a fotografare uno dei portoni multicolori e ora siamo in attesa di una bella spaghettata aglio-olio e peperoncino.

 

28 FEBBRAIO 2008 - SUDAN

Questa mattina ci svegliamo presto, prepariamo tutti i bagagli per il viaggio in traghetto; questa volta ci attrezziamo di materassini e sacchi a pelo. Passa al campo Mazar che ci chiede i passaporti, torna poco dopo con i biglietti del viaggio e ci assicura che i mezzi partono oggi, devono finire di scaricare la chiatta e poi... si parte!! Poco dopo mezzogiorno, gli autisti delle auto e del camion vengono chiamati all'ordine; insieme a Mazar raggiungono il porto, con il suo aiuto sbrigano tutte le pratiche; aspettano fino alle tre, ma finalmente riescono a passare. In tre stiamo aspettando che tornino vincitori; leggiamo, scriviamo, una passeggiatina, il tempo passa arrivano le sei, le sei e mezza e poi... eccoli, sono le sette, c'è quasi buio e tornano un po' distrutti. Ci raccontano i fatti: nel momento di caricare il camion sulla chiatta, questo fa manovra sulla banchina che cede sotto il suo peso, un casino; non riesce a muoversi, poco lontano sta lavorando una ruspa che potrebbe dare una mano, ma tutta la gente, compresa la polizia, presente sul posto non vogliono che si faccia nulla. Chiamano un'auto-gru, ma durante una curva gli si rompe la pompa d'iniezione; ferma anche quella, fanno caricare le nostre auto sulla chiatta, così almeno le nostre partono per Aswan e lasciano liberi gli autisti. Andiamo tutti a mangiare meritatamente; in albergo incontriamo uno svizzero e una francese in giro in bici, scambiamo quattro chiacchiere in italiano, raccontiamo il nostro e il loro viaggio, li mettiamo al corrente delle strade e passiamo una piacevole serata. Ci raggiunge poi anche Mazar rimasto al porto tutta la sera che ci porta la bella notizia che il camion è sulla chiatta e che questa è partita per Aswan. Con questa notizia andiamo tutti a dormire con il cuore sereno e la speranza di partire noi domano con il traghetto. A proposito, da oggi siamo clandestini in terra sudanese, il nostro visto è scaduto ieri, ma Mazar dice "Don't worry, no problem!!", speriamo bene!

 

29 FEBBRAIO 2008 - SUDAN-EGITTO

Oggi è il grande giorno. dovremmo lasciare il Sudan per raggiungere l'Egitto e il mitico campeggio di Yahya; ci alziamo tranquillamente dopo una notte ricca di concertini vari che ci hanno tenuto compagnia tutto il tempo. Ci raggiunge Mazar con altri moduli da compilare e con la sicurezza che oggi si parte; infatti, verso le undici ecco fuori dall'albergo un van che carichiamo con tutti i bagagli e le 15 persone comprese. Salutiamo Stefano e Angiolina, i due ciclisti, dandoci appuntamento al rientro a casa e montiamo sul pulmino; una breve strada ci conduce al porto dove, dove dopo aver ritirato tutti i passaporti, Mazar compie tutte le pratiche; noi aspettiamo mangiandoci un panino e chiacchierando. Alla fine ci richiama all'appello, ci consegna i passaporti e sbrighiamo le ultime formalità in non più di dieci minuti (ci timbrano il passaporto senza complicazioni, per fortuna); sicuri ormai di partire e di non essere più clandestini, saliamo sul traghetto, il solito traghetto scassone. Ci posizioniamo subito in un posto strategico dove pensiamo di passare quasi sicuramente la notte; sono le tre del

pomeriggio, quando la nave muove i primi metri, si parte!! Ciao Sudan, alla prossima avventura! Appena partiti, già si scende per la cena, scendiamo a turni così manteniamo il posto; riso, un pezzo di carne e delle zucchine riempiono di nuovo le nostre pance; torniamo sul ponte, sotto il sole si legge, si scrive, si chiacchiera, si gioca a carte in attesa della cena e della buona notte; la nave corre veloce su un Lago Nasser liscio come l'olio, ci vediamo presto Egitto.

 

1 MARZO 2008 - EGITTO

Ci svegliamo con le prime luci dell'alba dopo aver passato una meravigliosa notte sotto le stelle, si sta così bene che non vogliamo nemmeno alzarci, tentenniamo un po', ma alla fine usciamo dal sacco a pelo. Un'enorme palla infuocata fa capolino da dietro le coline desertiche e ci dà il buon giorno, un fresco venticello accompagna il nostro risveglio; scendiamo sempre a turni per la colazione a base di tè e biscotti, rimettiamo in sesto il campo e ci dedichiamo alla lettura. Questa mattina il sole è sopportabile e verso le dieci ecco, in lontananza, la fine del lago con l'enorme diga di sbarramento: siamo arrivati; prendiamo tutti i bagagli e ci riversiamo in massa al piano di sotto. Come due mesi fa ci fanno passare in mensa per timbrare il passaporto, e poi... ci obbligano ad andare di nuovo di fuori, non ci fanno sbarcare perchè prima devono controllare tutti quanti sulla nave; rassegnati, risaliamo di nuovo le scale e... aspettiamo. Ora il sole si fa sempre più forte e pesante, andiamo alla ricerca della poca ombra presente; sul ponte non c'è nessuno solo noi cinque, il gruppo di inglesi e tre egiziani che chiacchierano con Lele.

Poco dopo Lele è circondato tutti gli sono addosso parlano parlano e parlano ancora, da qualche minuto si è aggiunta una quarta persona; ma ecco all'alba dell'una di pomeriggio, le porte si aprono e si può uscire finalmente da questa trappola. Raccogliamo armi e bagagli, ma... la macchina fotografica di Lele è sparita e con lei anche passaporto, carta di credito e telefonino; urliamo facciamo capire cosa è successo, lo fanno scendere senza passaporto; lo raggiungiamo dopo il primo controllo è lì che ci aspetta e non sa cosa fare. Insieme a Damy corrono verso l'uscita, passano il controllo bagagli, raccontano l'accaduto alla polizia che dà il permesso a Lele di uscire e di andare a cercare il ladro; fortunatamente lo trova agli ultimi cancelli della dogana con un piede in salvo e uno ancora nella merda. Viene braccato dalla polizia che lo riporta dentro; nel frattempo noi tre raggiungiamo il controllo bagagli, tranquilli tranquilli passano di là i tre "chiacchieroni" ai quali controllano tutti i bagagli e fortunatamente per loro li lasciano andare. Usciamo e... ecco la borsa, Lele ci racconta la rincorsa al ladro, ora siamo tutti più tranquilli e felici per il ritrovamento; insieme alla polizia facciamo denuncia, il ladro viene portato via e resterà dentro per 5 anni, a meno che non paghi la polizia. Sono le tre e mezza e finalmente riusciamo ad uscire dal porto, insieme agli inglesi che ci hanno aspettato prendiamo due taxi, svaligiamo uno sportello automatico e raggiungiamo Adam's Home felici di trovare degli amici e una doccia. Ci sistemiamo un po' e facciamo un'ottima cena a base di pesce tutti in compagnia, qualche birra e due narghilè ravvivano la serata; con la speranza che domani arrivino le nostre auto, auguriamo buona notte a tutti.

 

2 MARZO 2008 - EGITTO

Questa mattina veniamo svegliati dall'allegro cinguettio di un passerotto che vedendosi invaso la sua casa da quattro estranei, si sta domandando cosa mai sia successo questa notte; vola avanti e indietro, dalla porta alla finestrella in alto o sopra delle ceste in vimini appese alle pareti. Verso le nove siamo tutti in piedi, prepariamo un tè e facciamo quattro chiacchiere; sono quasi le undici e le notizie delle nostre auto si fanno aspettare, ma ecco una telefonata che ci dice che la chiatta è arrivata, ma che per il forte vento non riesce ad attraccare. Decidiamo allora di aspettare domani per iniziare lo sdoganamento e passiamo la giornata in Aswan; prendiamo il traghetto, passiamo in banca per prelevare il resto dei soldi; passeggiamo tranquillamente per la via principale, consumiamo un pranzo veloce e poi io e Damy andiamo in internet per scrivere agli amici e per avere notizie dall'agenzia per la Libia, mentre il resto del gruppo si incontra con Orabi alla "Monalisa". Ci incontriamo poi tutti insieme a questo bar e beviamo una quantità quasi indescrivibile di birra; nel frattempo

chiacchieriamo e raccontiamo le nostre avventure agli amici presenti. Prendiamo la cena al take a way e sempre insieme a Orabi, saliamo su una barca a motore privata, mangiamo il nostro pasto cullati dalle piccole onde del Nilo, beviamo un'altra birra e poi tutti a casa per un caffè. Alla fine, in compagnia di Arafat, raggiungiamo il campeggio che sono ormai le dieci e mezza; due parole con gli inglesi coi quali ci mettiamo d'accordo per andare a recuperare i mezzi e... buona notte a tutti, la giornata è stata quasi devastante, bella e allegra ma piuttosto dura.

 

3 MARZO 2008 - EGITTO

Oggi è il grande giorno, per le nove siamo pronti fuori dalla porta del campeggio in attesa di Arafat; eccolo che arriva, ci carica sul suo pick-up, passiamo a prendere Orabi e raggiungiamo il Nilo; saliamo sulla barca di ieri sera che attraversa il fiume. Da ora in poi è un continuo vai e vieni dal porto alla città; aspetta delle ore, paga paga e paga ancora; raggiungiamo il porto dove sbrigano le prime pratiche e timbrano il carnet; poi prendiamo il taxi e torniamo ad Aswan alla polizia per le targhe, qui troviamo un tizie che prende le nostre carte, ci chiede dei soldi, prenota un taxi, ci ordina di salire, partiamo e raggiungiamo una specie di motorizzazione. Qui aspettiamo una buona ora, dopo di che, un po' arrabbiati, chiediamo spiegazioni, questo comincia a negare quello che ci aveva detto prima, che dobbiamo aspettare la fine degli esami e che poi saremmo andati al porto, ma che le auto non le avremmo prese oggi ma domani. Sempre più convinti di essere stati presi per il culo (passatemi il termine), andiamo al porto dove trascrivono i vari numeri di telaio e motore; riprendiamo il taxi e torniamo nuovamente alla polizia, litighiamo

per il pagamento del taxi e poi minacciamo il tizio perchè comincia ad alzare un po' troppo la voce. Sono le cinque e per oggi abbiamo finito, ci danno appuntamento per domani mattina per completare la pratica; ci sediamo per una coca e poi contrattiamo di nuovo per un taxi, scendiamo al campeggio e litighiamo di nuovo ma, come tutte le altre volte, riusciamo ad ottenere quello che vogliamo. Ora cerchiamo di rilassarci con un'abbondante cena e una fumata di narghilè; domani sveglia all'alba per, speriamo, riuscire a portare a casa le nostre auto, buona notte!

 

4 MARZO 2008 - EGITTO

Finalmente abbiamo le auto, dopo un'altra giornata passata avanti e indietro dagli uffici con pratiche anche sbagliate (la patente di Damy porta il nome e la macchina di Tiziano) e dopo averci spennato altri soldi, verso le tre ecco che gli autisti ci raggiungono felici per la conquista. Beviamo tranquillamente una bella bibita ghiacciata; ci incontriamo con Yahya che ci porta delle buone notizie per la continuazione del nostro viaggio attraverso le oasi. Un suo amico a Baharya ha la possibilità di farci avere i permessi per attraversare verso Siwa senza ripassare così per il Cairo, ci mettiamo d'accorso per inviargli un fax dei nostri passaporti in modo che quando arriviamo da lui, i permessi ci sono già e guadagnamo un giorno di viaggio. La notizia ci rallegra molto, insieme al ritrovamento delle nostre auto; facciamo la spesa di tutto un po' e torniamo al campeggio dove ci accolgono felici, una doccia gelata e poi di nuovo ad Aswan per una cena al ristorante di Mario, amico di Orabi. Cena eccellente a base di piatti tipici nubiani: antipasto con pomodori, zucchine sott'aceto, melanzane e una salsa speciale, passiamo a una zuppa di lenticchie e un secondo a base di carne e una

decina di ciotoline in cotto contenete carne, pesce e verdure in salsa di pomodoro. La serata continua poi in bar, Monalisa, poco distante dove in compagnia di una birra, suoniamo e cantiamo fino all'una di notte. Mezzi distrutti per la giornata, torniamo in campeggio e, finalmente, dormiamo nella nostra casa! Ah dimenticavo: tanti auguri Ale!!

 

5 MARZO 2008 - EGITTO

Ci svegliamo sul tardi, in tenda non si riesce a stare fa troppo caldo, questa mattina picchia di brutto; ci diamo un po' tutti da fare, il bucato prima di tutto e poi una pulizia generale alle macchine fotografiche pronte per un nuovo lavoro da National Geographic. Infatti, io e Damy andiamo a fare un giro per il villaggio in cerca di scorci particolari, di portoni, di gente; incontriamo Nura che ci mostra la sua casa in costruzione, scambiamo quattro chiacchiere e torniamo in campeggio dove ci gustiamo una splendida pasta con patate e formaggi. Il pomeriggio passa fra una conoscenza e l'altra; è arrivato un tedesco veramente pazzo con un camion dei pompieri e rimorchio annesso che gli farà da case una volta raggiunta la Tanzania dove costruirà un campeggio; poi arriva una famiglia inglese, mamma papà e due figli, che raggiungerà il Sud Africa nel mese di agosto; ce nè veramente tanta di gente pazza. Alla fine partiamo per Aswan che sono le cinque; passiamo di nuovo in internet, compriamo due libri, andiamo a salutare Orabi e Mario nel solito locale, compriamo altri due polli per la cena e i bonghi come ricordo e... torniamo in campeggio che sono ormai le nove. Ci catapultiamo in cucina per preparare un perfetto pollo alla piastra, delle verdure e l'ugali (per non dimenticare gli amici del Kenya); mettiamo le gambe sotto il tavolo tutti insieme che sono le undici, sbraniamo la cena in batti baleno; ci riscambiamo ringraziamenti, quattro foto in compagnia, ci fanno a tutti un piccolo regalo e poi tutti a nanna domani ricomincia la salita per l'Egitto.

 

6 MARZO 2008 - EGITTO

Ora che sistemiamo di nuovo le auto e i bagagli, salutiamo di nuovo tutti quanti, scattiamo due foto di gruppo, sono le nove e mezza; percorriamo la strada che costeggia il Nilo sulla sua sponda occidentale dove non serve convoglio e possiamo prenderla con comodo. La strada, se possiamo chiamarla così, è poco più larga di una macchina, ogni tanto incontriamo qualche carretto, ma poca gente; attraversiamo dei piccoli villaggi dove ti salutano allegramente e dove la vita, quasi sicuramente, scorre piano come il Nilo. Raggiungiamo verso mezzo giorno la città di Edfu dove ci fermiamo per uno spuntino a base di falafli e patatine; poi andiamo a visitare il Tempio di Horo, veramente interessante e grandioso. L'entrata è costituita da due grossi bastioni squadrati con scolpiti sulle pareti tutti gli dei venerati; all'interno, colonnati immensi da guardare con il naso all'insù con scritte le vicende dei vari faraoni. Ci perdiamo ad osservare i geroglifici, ci divertiamo a cercare i vari simboli e a confrontare i diversi cartigli; entriamo in tutte le stanze e ci meravigliamo di fronte a tanta grandezza e magnificenza. In

questo tempio, dopo gli egizi, entrarono i cristiani che rovinarono tutte le scritture eliminando, soprattutto, le facce di faraoni e dei e utilizzando lampade a petrolio che annerirono tutti i bei soffitti, un tempo sicuramente colorati. Nonostante ciò, questa visita è stata interessante, sicuramente da non perdere e da tornarci con un po' più di calma; riprendiamo il viaggio ora su una strada molto più veloce che costeggia un canale, sulla sponda opposta delle piccole rotaie dove un piccolo treno trasporta carrozze cariche di canna da zucchero, coltura prevalente in questa zona. Sul tardo pomeriggio raggiungiamo Luxor e il campeggio; incontriamo di nuovo gli inglesi, due chiacchiere, una birra, una doccia bella calda, un riso con le melanzane, una suonatina con la chitarra e... buona notte a tutti, oggi a letto presto, dopo due sere tira tardi. Dimenticavo: la Land 90 ha un nuovo problema, la pompa dell'acqua ora perde a manetta, la cambiamo e... insha allah!!

 

7 MARZO 2008 - EGITTO

Sveglia anarchica, ma non troppo, il caldo in tenda si fa presto insopportabile e ci costringe ad alzarci; la mattina passa fra lo scrivere, una partita a carte e la sistemazione del Land 90. Verso l'una, finalmente, riusciamo a tirarci insieme e nonostante il caldo ci dirigiamo verso il Tempio di Karnak, poco distante dal campeggio, prima, però, facciamo uno spuntino. Iniziamo la visita lungo il Sentiero delle Sfingi che, una volta, collegava questo tempio con quello di Luxor distante 3 km; cominciamo a perderci, ma il bello deve ancora arrivare. Entriamo nella sala più bella di tutto l'Egitto formata da 134 colonne papiriformi un tempo colorate vivacemente e sormontate da un soffitto ora inesistente; contempliamo la grandezza e la particolarità di questa speciale foresta cercando di immaginarci

la vita a quel tempo. Continuiamo la visita con due obelischi di cui uno alto quasi 30 mt (quasi non ci sta nella foto); andiamo alla ricerca dello scarabeo portafortuna, dicono che se gli fai un giro attorno questo accada, se vuoi sposarti devi farne tre, se vuoi dei figli i giri sono sette, sarà tutto vero??!! Boh, alcuni di noi fanno dei giri, ma... Torniamo in campeggio dopo un pomeriggio di visita; ceniamo e poi io e Damy usciamo per fare un giro in città e per fare quattro compere.

 

8 MARZO 2008 - EGITTO

Questa mattina partiamo per le oasi, ci alziamo presto, montiamo le auto, facciamo due chiacchiere col gruppo di italiani incontrati in campeggio e poi via; ci fermiamo al distributore per il pieno, litighiamo per il prezzo, la scampiamo noi e finalmente partiamo. Al secondo posto di blocco ci fermano, ci chiedono dove andiamo, ci fanno aspettare e ripartiamo con la scorta; questa però, dopo qualche centinaia di metri si fa sorpassare e non la vediamo più, boh sono proprio strani questi egiziani. Più contenti che mai, cominciamo la nostra corsa nel deserto, e proprio di corsa si tratta; viaggiamo con una media di 90 km/h, mai fatto in tutto il viaggio, ma oggi avevamo un amico a favore, un forte vento ci ha accompagnato fino alla fine. Incontriamo molti posti di blocco dove ci chiedono la nazionalità, quanti siamo, annotano i numeri di targa, scambiamo quattro chiacchiere e poi ti lasciano andare, e via... di nuovo di corsa su questo asfalto nel deserto. Ogni tanto qualche cartello ci fa un po' ridere, la curva pericolosa, la salita e la discesa pericolosa che quasi non si notano, l'attraversamento

del treno che passa forse una volta a settimana. Ma ecco che raggiungiamo la prima oasi, quella di El Kargha, da un paesaggio prettamente desertico ecco come apparire dal nulla, campi coltivati, palme, carretti e mucche al pascolo; entrati in paese, aiuole di fiori colorati rallegrano le vie principali; ci fermiamo per il pranzo a base di zuppa, riso, fagioli, insalata e pollo. Ripartiamo rifocillati a dovere per raggiungere la seconda oasi; il deserto da roccioso comincia ad essere sabbioso e notiamo le prime dune lavorate dal vento. Dopo poco più di due ore, ecco la nostra meta, l'oasi di El Dahkla; cerchiamo un posto tranquillo dove montare il campo e lo troviamo poco lontano dalla strada, in una specie di cava nascosti da occhi indiscreti. Due partite a carte per tirare l'ora di cena e poi a cucinare zuppa d'orzo e ciapati, una libidine.

 

9 MARZO 2008 - EGITTO

Questa sera vogliamo fare campo nel Deserto Bianco; partiamo e facciamo tappa nella cittadina di Mut nell'oasi di Dahkla; passeggiamo per le strette vie della città vecchia dove le case di mattoni di fango non vengono più utilizzate e cadono a pezzi, un vero peccato, ma comunque molto interessante. Le case venivano costruite con questi mattoni e travetti di tronchi di palma, le solette, spesse dai 40 ai 50 cm di fango e, forse, cemento lisciato, le barriere dei terrazzi erano di foglie di palma impiantate nei bassi muretti. Una spesa veloce e poi via per il deserto anche oggi fino alla prossima oasi, quella di Farafra; deserto un po' monotono fin quando un ci avviciniamo alla cittadina dove si fa un po' più movimentato e si cominciano a vedere le prime strutture formate dal lavoro del vento. Cominciamo ad animarci e a goderci un po' di più il viaggio; facciamo tappa ad

un ristorante dove, come la solito, ci fregano e poi ci inoltriamo nel deserto. Appena fuori dalle ultime case, giriamo a destra e si comincia la pista di una sabbia così fine e bianca mai vista; raggiungiamo una sorgente e facciamo la prima tappa, troviamo dei fossili di conchiglie e dei sassi così lisci... Ripartiamo alla ricerca si "funghi", "archi", "cammelli", "uccelli"; ne troviamo un gruppo poco prima che cala il sole, diventiamo pazzi, foto a non finire, al tramonto queste strutture bianche diventano rosa-arancio aumentando lo spettacolo. Domani percorreremo questo deserto in lungo e in largo alla ricerca di sculture e scorci particolari, ci perderemo ad osservare con meraviglia queste forze della natura. Buona notte a tutti.

 

10 MARZO 2008 - EGITTO

Ci svegliamo con uno spettacolo meraviglioso: il sole illumina la struttura che ci ha protetti per tutta la notte mettendo in risalto il suo accecante candido colore, un leggere venticello accompagna il nostro risveglio e ci annuncia una splendida giornata. Euforici partiamo alla scoperta del Deserto Bianco; armati di gps, buon naso e anche di pala, ci inoltriamo nel nulla più infinito dove passa poca gente e la natura la fa da padrone. Incontriamo una prima zona di piccole strutture tutte bianche contornate da un mare tutto nero di sassi lisci lavorati dal vento; cominciamo a meravigliarci e a cercare le forme più strane. Continuiamo la ricerca e finiamo in una foresta di funghi bianchi che crescono da sabbia arancio-marrone; sotto uno di questi, dalla forma veramente esagerata, facciamo la foto di gruppo. Scattiamo foto a non finire, filmati di vari minuti per cercare di portare a casa il più possibile di un posto che sicuramente non dimenticheremo mai. Ora sembra di essere sulla luna, dalla pianura sabbiosa si innalzano, come dal nulla, dei panettoni rotondi, quasi stratificati; su uno di questi notiamo una scultura

che assomiglia a due rane trombatrici (scusate). Continuiamo il viaggio e il susseguirsi di queste strutture bianche come il gesso si fa sempre più interessante: scorgiamo un'aquila, uno scimmione, tanti funghi e strane strutture a cui non riusciamo ad associare nulla di conosciuto, ma tanto particolari da meritare una foto. Attraversiamo la strada asfaltata e continuiamo la ricerca; questa volta l'ambiente è enorme, sembra di essere in Dolomiti, pinnacoli e pareti alte centinaia di metri, unica semplice differenza è che sono montagne di sabbia e gesso, modellate dal vento, che cambiano ogni anno. Il paesaggio è veramente mozzafiato, andiamo alla ricerca di un arco, molto probabilmente crollato, poi di cristalli, ma non li troviamo; nel frattempo attraversiamo un posto unico al mondo. In mezzo a questi pinnacoli, dune immacolate di sabbia dorata ci fanno sentire in paradiso; su e giù ci divertiamo e ammiriamo lo spettacolo, ma... arrivano i problemi; Tiziano si insabbia una, due ma la terza proprio in modo quasi definitivo. Proviamo con la cinghia, non funziona, poi con il verricello, ma si muove di poco ma quanto basta; alla fine io guido e gli altri spingono; finalmente, dopo un'ora di pala, tira, molla e "Dai, dai!!" il Toyota è di nuovo libero di correre nel deserto (ma non provare più a salire su una duna, ti prego!!). Un po' distrutti per il duro lavoro, ritorniamo sulla strada asfaltata e verso sera raggiungiamo l'oasi di Baharya; facciamo rifornimento per le auto e per noi e poi ci dirigiamo in campeggio, con la speranza di trovare i permessi per Siwa pronti. Ma la nostra speranza si spegne subito, dobbiamo tornare in città alla polizia per fare tutte le pratiche; passano due ore e finalmente abbiamo i permessi in mano; domani si parte per l'Oasi di Siwa.

 

11 MARZO 2008 - EGITTO

Ci incontriamo, come deciso ieri sera, con Alì fuori dalla stazione di polizia; corre un po' in tutti gli uffici, ma poi, verso le nove, partiamo con destinazione Siwa. La strada dicono che è brutta e che ci sono delle dune da superare; speriamo di incontrarne il meno possibile, visti i precedenti, e partiamo alla grande. La pista-strada percorre deserti con sabbia color bianco, rosso, giallo; montagne rocciose nascono dal piano sabbioso, ambienti extraterrestri si alternano l'uno con l'altro; incominciamo a vedere anche delle dune e ne superiamo, con successo, delle altre. Dopo sei ore di guida su questa strada a tratti nuova, in altri un po' sgarrupata e in altri ancora nascosta dalle dune, raggiungiamo felici, sani e salvi l'oasi di Siwa. Davanti a noi un lago salato alto non più di 50 cm immerso nel deserto, sulle sue sponde coltivazioni di palme da dattero con chiome così rotonde e perfette da sembrare palle; la cittadina ancora con strade strette strette che si snodano tra case addossate le une alle altre e palme, con le loro fronde, accarezzano i carretti carichi di erba medica. La città vecchia arroccata sulla collina, ormai si sta

lasciando andare, ma crea ancora quell'atmosfera magica che non si riesce a descrivere; gironzoliamo un po' per la città e poi montiamo campo in un hotel poco distante dal centro sotto un palmeto esagerato. Dopo una bella doccia calda, ci godiamo il relax di questa cittadina; buona notte!     DUE GIORNI SPETTACOLARI, SEMBRAVA DI ESSERE SULLA LUNA; LE SCULTURE DI COLORE BIANCO ACCECANTE LAVORATE DAL VENTO CHE PRENDONO FORME SURREALI, SONO LA FINE DEL MONDO; COLLINE SIMILI A VULCANI CHE PUNTEGGIANO UNA PIANURA SABBIOSA DI UN COLORE ARANCIO-MARRONE. MONTAGNE ROCCIOSE CHE APPAIONO DAL NULLA IMMERSE IN SABBIA BIANCA O ROSSA; DUNE DORATE MODELLATE DAL VENTO CON CRESTE SINUOSE O PARETI QUASI VERTICALI, DAL MISTICO ATTEGGIAMENTO, CHE SEMBRA TI RENDANO IN GIRO, UN GIORNO NON CI SONO, L'ALTRO NASCONDONO LE TRACCE. PAESAGGI VERAMENTE UNICI CHE ACCOMPAGNERANNO I NOSTRI PENSIERI FACENDOCI VIAGGIARE, DI NUOVO, CON LA FANTASIA.

 

12 MARZO 2008 - EGITTO

Oggi ci alziamo senza sveglia, nessun appuntamento questa mattina, siamo liberi di fare ciò che vogliamo; la prendiamo con calma e fra una cosa e l'altra,solo verso mezzogiorno, mettiamo il naso fuori dal campo. Ci dirigiamo in centro, andiamo a visitare la città vecchia fatta con sassi e sale mischiati a fango, circa cento anni fa tre giorni di pioggia hanno distrutto quasi tutta la cittadina; oggi rimangono in piedi e vengono utilizzate solo le case della parte più esterna, tutto il resto, piano piano, cade a pezzi. Nonostante ciò una visita la merita, girare fra queste porzioni di casa resistite alle intemperie è veramente qualcosa di magico; raggiungiamo il punto più alto e restiamo in contemplazione per qualche minuto osservando anche l'intera oasi. Tutt'attorno alla parte vecchia, palmeti immensi, in lontananza i laghi dell'oasi di Siwa e all'orizzonte dune di sabbia sbarrano lo sguardo invitandoci a immaginare cosa possa esserci oltre; riscendiamo e ci incamminiamo nelle viuzze della città nuova. La gente chiede di dive siamo e, senza insistere troppo, ti invita a entrare nel suo negozio o ti propone un giretto

sul suo taxi tipico, un piccolo carretto i legno con la scritta "WELCOME TO SIWA - TAXI" trainato da un asinello intento a mangiare della verdissima erba medica. Mangiamo dell'ottimo cous-cous e poi andiamo a spendere fino all'ultima lira in souvenir e regalini per gli amici; è ora di partire, ma la Toyota fa le bizze e non parte, cavi di qua, prova di là finalmente si decide a funzionare. Raggiungiamo il Tempio dell'Oracolo, ma siamo così a bolletta che non riusciamo nemmeno ad entrare; partiamo, allora, per il confine libico, siamo in mezzo ad un deserto che più piatto di così si muore, un vento da nord gelido che rende il tempo da lupi. Troviamo un ristorante che ci permette di accamparci lì vicino; mangiamo un panino in macchina e ora tutti a nanna; la temperatura è scesa a 10°C e il vento continua a soffiare.

 

13 MARZO 2008 - EGITTO

Giorno di trasferimento; partiamo dal ristorante verso le otto e mezza, il vento che ci ha cullato tutta notte ci dà anche il buongiorno e ci accompagnerà per tutto il viaggio. Il piatto deserto della sera prima, continua ad essere piatto e noioso fin quando non raggiungiamo la costa; qui il paesaggio cambia improvvisamente, il verde dei campi rende il sopravvento sul giallo della sabbia. Il blu intenso del mare, il quasi arancio delle case, il verde chiaro delle coltivazioni, l'azzurro del cielo senza nemmeno una nuvola e il verde scuro di qualche palma e pochi ulivi ci accompagnano in un insieme di colori contrastanti, quasi da cartolina. Nel tardo pomeriggio raggiungiamo l'ultima città prima del confine libico; cerchiamo un posto per il campo, lo troviamo in mezzo a tanti camion pronti per la dogana che poco dopo il tramonto se ne vanno e ci lasciano alla vista di tutti. Il vento si fa sempre più forte e gelido e ci costringe a cucinare in macchina e a mangiare in piedi riparati dalle auto; ora, sotto il caldo dei sacchi a pelo, leggiamo e scriviamo prima di augurarci la buona notte. Speriamo che per i prossimi giorni il vento cali e ci permetta di passare delle serate tranquilli e tutti in compagnia.

 

14 MARZO 2008 - EGITTO-LIBIA

Passiamo la dogana egiziana senza troppi problemi in poco più di un'ora e in orario incontriamo la nostra guida libica già pronta con tutti i documenti a posto; stiamo per partire quando veniamo bloccati, sembrano esserci problemi con i carnet; dopo una mezz'ora noi con il poliziotto partiamo, mentre la guida con tutte le pratiche e i nostri passaporti restano in dogana. Ci fermiamo lungo la strada per il pranzo, fin troppo abbondante, a base di cous-cous, carne, verdure e zuppa e poi riprendiamo la traversata. Il vento che qualche giorno fa ci era amico oggi è completamente contrario e la povera Land 90 arranca a fatica, non raggiunge i 70 all'ora e il mio autista si innervosisce un pochino; inoltre, il gasolio qui fa proprio un po' cilecca e il motore proprio non gira a dovere. Nonostante ciò per le nove e mezza riusciamo ad attraversare tutto il deserto e a raggiungere la costa all'altezza di Ajdabiya; finalmente, dopo 500 km e passa, spegniamo i motori e ci prepariamo un bel piatto di spaghetti. Il vento ora è calato, la temperatura è accettabile; questa notte ci terrà compagnia lo sfrigolio della linea di media, poco distante

dal nostro campo; per il momento buona notte a tutti; a proposito i nostri passaporti non sono ancora arrivati, tanto meno la guida, ci raggiungeranno domani non si sa bene dove. Insha Allah!

 

15 MARZO 2008 - LIBIA

Oggi tappona da quasi 700 km; la nostra guida con i passaporti ancora non ci ha raggiunti, ma dovrebbe farlo domani mattina, speriamo bene. Il vento è stato abbastanza clemente; per un bel pezzo abbiamo preso la scia, un po' puzzolente, di un camion che trasportava cammelli, ci siamo divertiti a osservare la buffa espressione di questi simpatici animali che sembra ti facciano gli occhioni dolci con quei loro enormi occhi neri e le lunghe ciglia. Ci accampiamo non lontano da un posto di polizia, all'entrata di un cantiere; mangiamo e sul bello di entrare in tenda, arriva il nostro mitico poliziotto che ci dice che dobbiamo spostarci e... nuovo campo all'interno della stazione di polizia. Abbiamo mobilitato tutti quanti, tanto che per farci entrare hanno rotto il lucchetto del cancello, dato che non trovavano le chiavi; offriamo il caffè, pensiamo al capo, e poi tutti a nanna.

 

16 MARZO 2008 - LIBIA

Una brutta notizia ci aspetta al nostro risveglio: la frontiera di Nalut è chiusa, bisogna ancora passare dalla frontiera sul mare; fortunatamente la guida coi passaporti ci ha raggiunto, ma ci lascia subito dopo perchè servono dei timbri. Nel frattempo noi raggiungiamo Tripoli e ci fermiamo al porto; poco dopo arriva Kaliffa e il capo dell'agenzia, scambiamo quattro chiacchiere e poi parcheggiamo le auto in piazza nel centro della città. Intanto che arriva la guida facciamo due passi; andiamo poi a mangiare tutti insieme in un ristorante tutto decorato; verso le tre e mezza partiamo in direzione delle montagne berbere e dei suoi villaggi. Sembra di viaggiare nel grande nord, colline verdi cosparse di piccoli arbusti e di tantissimi fiori gialli, ogni tanto greggi di pecore quasi impacciate nel camminare da tanta lana hanno addosso. Poco prima del tramonto raggiungiamo il villaggio di Qasr al Hajj dove visitiamo il suo qasr; architettura berbera utilizzata per stivare i prodotti ottenuti dalla terra (olio, cereali); una struttura a più piani suddivisa in tanti piccoli magazzini chiusi da piccole porte fatte con tronchi di palma. Il campo oggi lo

montiamo, grazie alla cordialità del guardiano, all'interno dell'area dello qasr visitato questa sera, posto tranquillo e carino tutto per noi.

 

17 MARZO 2008 - LIBIA-TUNISIA

Questa mattina il sole fa fatica a venir fuori da uno strato leggero di nuvole, il vento continua a tenerci compagnia; un buon caffè ci dà la carica e partiamo per la dogana. Verso mezzogiorno raggiungiamo la costa e una grossa città dove ci fermiamo per il pranzo e poi via per la Tunisia; chiediamo alla guida se possiamo fare il pieno di gasolio a tutto quanto (comprese le taniche), ma questa ci porta diretti alla dogana; scendiamo e un po' arrabbiati chiediamo spiegazioni, alla fine giriamo le auto e torniamo al distributore che viene sgomberato da tutti i tunisini apposta per noi (come fossimo il papa). Raggiungiamo di nuovo la dogana e fortunatamente la guida ha già sbrigato tutte le pratiche; salutiamo e... entriamo in Tunisia; dogana veloce, al primo paese ci fermiamo per il tè e per la spesa. Andiamo alla ricerca di chi vende polli, alla fine lo troviamo, un negozietto con le gabbie dei polli, ancora vivi, ne scegli uno e nel giro di cinque minuti lo accoppa, lo spenna e lo pulisce, fresco e pronto per essere cucinato. Usciamo dalla città e decidiamo di raggiungere il mare per un bagno; troviamo un bel posticino a tre metri dalla

riva poco prima del tramonto, che ci delizia con i suoi bellissimi colori. Il mare arancione-rosso e le nuvole nel cielo gialle e poi rosa; con questo spettacolo della natura ci dilettiamo nella cucina: pollo alla piastra e  patate quasi al forno con una buona bottiglia di vino sono la nostra cena; due chiacchiere e poi a nanna.

 

18 MARZO 2008 - TUNISIA

Stamattina siamo tutti svegli verso le otto, la temperatura è ancora fresca ma si scalda piuttosto alla svelta; nel frattempo c'è chi si rilassa, chi legge, chi si fa la barba. Verso le undici... "dai che facciamo il bagno!!??"; entrano Lele, Francy e Damy camminano per qualche centinaio di metri, l'acqua arriva ancora alle ginocchia, nuotano degli esseri simili a piccole meduse e c'è tanta di quella melma che fa tornare tutti sulla terra ferma. Un po' delusi accendiamo le auto e partiamo, direzione Matmata dove ci sono le case troglodite dei berberi; un forte vento contrario accompagna il nostro viaggio, la strada si snoda attraverso colline piene di piccoli cespugli di erba, nelle vallette terrazze con ulivi e palme vengono coltivate dalla gente locale. Raggiungiamo la cittadina e subito veniamo assaliti dalle guide, ma le cacciamo e ci arrangiamo per conto nostro; visitiamo un albergo sistemato in una di queste case scavate nel terreno. E' formato da cinque pozzi che formano un cortile tutti collegati da tunnel sotterranei, tutt'attorno a questi cortili vengono scavate delle stanze utilizzate poi come cucina, sala, bagno, camera da

letto, magazzino; in queste case e in tutto il paesaggio circostante furono girati gli episodi di Guerre Stellari; che storia siamo stati sul set di un film!! Ci beviamo il tè del pomeriggio e riprendiamo il trasferimento; alla città di Gabes tappa per la cena a base di uno spettacolare pesce con patatine e olive; troviamo poi, qualche chilometro più avanti, una stradina nei campi dove montiamo il  nostro campo, buona notte!

 

19 MARZO 2008 - TUNISIA

Questa mattina c'è tempo da lupi, cielo nuvoloso, venticello umido quasi da pioggia; ci beviamo un caffè in compagnia del guardiano dei campi, passato a controllare se tutto fosse in ordine. Partiamo, lungo la strada, a destra e a sinistra, campi di ulivi che si perdono all'orizzonte; raggiungiamo la città di Sfax dove ci fermiamo per internet e per il pranzo; comincia a gocciare, ma sembra non abbia molta voglia di piovere. Riprendiamo l'ascesa verso casa con destinazione El Jem dove ci fermiamo per una visita all'anfiteatro romano; struttura ben conservata, edificata 1800 anni fa era il terzo in ordine di grandezza e poteva ospitare 30.000 persone; pietre e acqua venivano trasportate da chilometri di distanza. Lo giriamo tutto, saliamo tutti i tre ordini di gallerie, scendiamo nei sotterranei, ci troviamo nel centro dell'arena, ci sentiamo piccoli piccoli una strana sensazione. Nell'uscire dalla città ci fermiamo anche al museo, allestito in una ricostruzione di una casa romana, ospita pavimenti a mosaico veramente spettacolari e molto ben conservati. Ci dirigiamo verso nord e facciamo campo vicino a

Sousse in mezzo a campi di ulivi; domani saremo a Tunisi per gli ultimi giorni di vacanza.

 

20 MARZO 2008 - TUNISIA

"Tanti auguri a te, tanti auguri a te, tanti auguri Daniela, tanti auguri a te!!". Ci svegliamo verso le otto, colazione con caffè e biscotti al cioccolato; il solito venticello degli ultimi giorni ci dà il buongiorno e un sole pallido dietro le nuvole ci scalda appena appena le ossa. Ci mettiamo in marcia e per le 10:30 siamo in centro a Tunisi; parcheggiamo e andiamo a fare colazione con caffè e brioches sui tavolini del viale principale, da veri europei anche se ci sentiamo più africani. Ci incamminiamo ora verso la medina; abbiamo intenzione di fare le ultime compere e di prendere le ultime inchiappettate, ci armiamo di coraggio e partiamo. Cominciamo col farci abbordare da uno che ci dice "C'è il mercato dei berberi, tappeti, gioielli, molto bello!"; lo seguiamo e ci porta in un negozio, come sospettavamo; ci fa salire in terrazza per il panorama, peccato per le nuvole e le prime gocce di pioggia. Torniamo in negozio e comincia la "fiera dei tappeti"; ci fanno accomodare e srotola srotola, riempiamo tutto il pavimento di bei tappeti berberi ma troppo costosi, al momento, per le nostre tasche; alla fine ringraziamo e usciamo senza compere. Cominciamo a girovagare per gli stretti vicoli della medina, alcuni coperti, altri liberi, le case tutte bianche con i bei portoni colorati; entriamo in libreria e poi in uno dei tanti negozi e cominciamo le contrattazioni. Ne usciamo con tante borse e abbastanza contenti degli affari; lungo l'uscita tutti ci offrono gli stessi oggetti per qualche dinaro in meno e noi soffriamo in silenzio guardandoci e ridendo. Usciamo dalla medina per uno spuntino a base di pollo e patatine e per trovare una perfetta torta al cioccolato per me; il tempo non è per niente migliorato, tira un venticello freddo che ci penetra dentro. Usciamo da Tunisi e ci dirigiamo verso Cartagine e oltre, dove troviamo una strada sterrata che si inoltra in un bosco, troviamo una radura dove montiamo campo; una fetta di torta è la nostra cena, una partita a scacchi (sono proprio una frana) e poi tutti a nanna.

 

21 MARZO 2008 - TUNISIA

Le ferie stanno proprio finendo e nessuno sembra abbia voglia di tornare a casa; siamo un po' tutti mogi, non parla nessuno e ripensiamo al bel viaggio affrontato in questi quattro mesi. Carichiamo le macchine e prepariamo gli zaini da portare sulla nave; ci dirigiamo poi a Cartagine, visitiamo due cose e poi finiamo sulla spiaggia, c'è chi vuole fare il bagno ma il vento diventa forte e freddo e ci infiliamo tutti il giubbino. Verso l'una siamo al porto, pronti per imbarcarci, sbrighiamo tutte le pratiche necessarie e... siamo sulla nave, nelle nostre cabine; una bella doccia calda e l'ultima sera da passare tutti insieme. A presto Africa, torneremo a trovarti e a dare un saluto agli amici incontrati lungo la strada.

22 MARZO 2008 - ITALIA

Eccoci di ritorno, la traversata è stata abbastanza tranquilla anche se in mare aperto, alcune enormi onde ci hanno fatto pensare al peggio. Sono le tre del pomeriggio, saliamo sul ponte, veniamo inondati da un forte vento freddo; poco lontano la costa ligure, i condomini della città di Genova, l'aria dell'Italia comincia a riempire i nostri polmoni a discapito di quella magica dell'Africa. Scendiamo dal traghetto e... fuori ci aspettano mamma e papà sono venuti a darci il bentornato; ci incamminiamo lungo l'autostrada, non parliamo, i nostri pensieri sono ancora in Africa e desideriamo tanto lo fosse anche il nostro corpo. Raggiungiamo casa che sono ormai le otto, fa freddo, la caldaia non funziona, una montagna di posta da aprire, domani siamo da Ester, lunedì da mamma... VOGLIO TORNARE IN AFRICAAAAA!!!!